Articoli primo semestre 2008

di Lauro Venturi il 1 gennaio 2008

27 Giugno 2008: “L’imperfezione manageriale”

Otto aprile 2008, ore 15: Fabrizio Badiali, formatore eclettico che mi ha segnalato il mio consulente ed amico Francesco Varanini, mi ha intervistato sul tema de “L’imperfezione manageriale”.

L’intervista rientra in un progetto di “pillole formative” che si propone, senza nessun accademia nè presunzione, di offrire spunti utilizzando la rete e You Tube in particolare.

L’intervista assume un valore personale forte, anche per i miei collaboratori: due mesi dopo, più o meno, si è ufficializzata la decisione in base alla quale in autunno non sarò più della partita per la confluenza di Siaer in CNA Informatica SpA e tornerò ad occuparmi di consulenza. Un abbraccio e un ringraziamento affettuoso a tutte le mie colleghe ed i miei colleghi di Siaer!

Per vedere l’intervista clicca qui

20 Giugno 2008: “Strepitoso Guccini!”

Due anni dopo Guccini ha suonato a Porretta Terme, pochi giorni dopo il suo compleanno e a pochi chilometri da casa. È il concerto che sancisce la fine delle prove e l’inizio del nuovo tour.

È un Guccini in forma e spiritoso quello che poco dopo le nove e mezzo si presenta alle diverse migliaia di persone, di tutte le età, che hanno riempito il campo da calcio.

Fa l’inchino e subito precisa di non avere la stoffa di Schifani, ad esempio. Racconta che fino a pochi giorni fa pioveva tantissimo e finalmente poteva dire: “Piove, governo ladro!”, oppure ricorda che prima delle elezioni si vedevano ai telegiornali solamente la spazzatura di Napoli e tanti vecchi che come zombie si aggiravano vicino ai supermercati, senza poter fare la spesa. Adesso invece è tutto cambiato, tutto risolto. Improvvisa anche una rima de “I fichi”, in do minore, che più o meno fa così: “Il fico fa bene alla mistica ed è adeguato a chi crede, cibandosene Emilio Fede si vede apparir Berluscon!”. Fa anche qualche rima su Fiorello, che lo imitava a Viva Radio2, dove se la prende con quel ragazzo: e la rima la immaginate… Quando, come al solito, qualcuno gli chiedeva una canzone, Francesco rispondeva: “Lasciatevi servire!”

Venendo alle canzoni, secondo me la scaletta scelta è sontuosa:

1) In morte di S.F.

2) Il tema, jazzato per bene

3) Noi non ci saremo

4) Canzone delle osterie di fuori porta, rifatta a metà perché a suo dire i musicisti avevano sbagliato. Comunque un’interpretazione magistrale.

5) Vedi cara, che inizia la serie delle canzoni d’amore, anche se questa Francesco la definisce pavesamente del disamore

6) Canzone quasi d’amore, con il sax di Antonio Marangolo che ricama alla grande

7) Incontro, con la struggente fisarmonica di Manuzzi

8) Farewell, cantata a squarciagola da tantissimi giovani

9) Ti ricordi quei giorni, che Francesco confessa di aver scritto nel 1964, dopo aver ascoltato “Ne me quitte pas” di Jacques Brel. Magistrale l’interpretazione di Francesco e la chitarra di Flaco.

10) Su in collina, presentata in anteprima proprio due anni fa e tratta da una poesia dialettale di un partigiano

11) Il testamento del pagliaccio, una marcia funebre che riempie l’aria con il suo ritornello e ci ricorda che volevamo un’Italia diversa da questa. Guccini la interpreta con emozione e intensità, la musica piena aiuta a creare un’atmosfera quasi epica e a me questa canzone ricorda “Nostra Signora dell’ipocrisia” scritta ai tempi della craxiana Milano da bere. Fate attenzione alle parole perchè dicono qualche cosina, non è una canzone così…” anticipa Francesco.

12) Don Chisciotte

13) Eskimo (portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà…)

14) Cirano, sempre potente

15) Un vecchio e un bambino

16) Auschwitz

17) Un altro giorno è andato, con un buon ritmo ed un’interpretazione molto coinvolgente

18) La locomotiva, ça va sans dire

So che a Francesco non piace che le sue canzoni finsicano su internet. Sono certo che non è una questione “commerciale” ma proprio che in questo modo si brucia troppo tutto in fretta. Però internet esiste e allora, chiedendo scusa al Maestrone, ecco i due artigianali video de “Il testamento del pagliaccio”  (inedito!) e “Su in collina“, che invece da tempo è in rete.

Diciotto canzoni, due ore di musica e parole, emozioni e riflessioni, ritmi e simpatia, Guccini non si è risparmiato.

All’inizio ha detto che spesso le persone gli chiedono “Come stai?” e, pur rispondendo lui “Male!”, loro commentano: “Ah, ah, bene!” “Non gliene frega niente di come sto, a loro interessa solo dire ” rifletteva con un po’ di amarezza. Chissà se si riferiva alle tante persone che armate di pass (secondo me più di un centinaio) si accavallavano davanti al suo camerino per sorbirsi un minuto con la celebrità (sono più famoso di quel tempo, quando tu mi conoscevi, non più amici e un pubblico che ascolta le canzoni in cui credevi…).

Invece il suo pubblico gli vuole molto bene, mi sono goduto tutto il concerto proprio davanti, sdraiato sull’erba che in parte ho anche inalato perché c’erano tanti lumini accesi… Bè, ragazzi e non più ragazzi, adulti e ultra adulti, hanno accompagnato Guccini con affetto: e secondo me lui lo sentiva.

Venendo a casa, per piccole strade che mi consigliava il navigatore, mi godevo la luna che apre l’estate e pensavo che è stato proprio un gran concerto. E poi, che il tour vero e proprio di Guccini inizierà nel suggestivo scenario di Taormina, mentre io sarò a Capoliveri, isola d’Elba, a presentare il mio ultimo romanzo nel quale c’è anche un piccolo pezzo su di lui.

Grande Francesco!

 

 

Ecco i suoi bravi musicisti, in ordine: Ellade Bandini, Antonio Marangolo e Vince Tempera, Roberto Manuzzi, Juan Carlos Flaco Biondini, Pierluigi Mingotti.

E il suo pubblico…

 

 

18 Giugno 2008: “Ciao, Rigoni Stern!”

A ottantasei anni se ne è andato Mario Rigoni Stern e in coerenza con il suo stile di uomo di bosco e di montagna…lo ha fatto sapere dopo.
Ricordo una commovente apparizione a “
Ma che tempo che fa” 8 nella quale la sua autenticità urlava (piano) contro la TV spazzatura che forse esprime la spazzatura che c’è in giro.
Vittorini, quando Einaudi pubblicò ”Il sergente nella neve”, scrisse che quello non era uno scrittore che avrebbe fatto molta strada: capita di sbagliarsi. Stern disse: “Il momento culminante della mia vita non è quando ho vinto premi letterari, o ho scritto libri, ma quando la notte dal 15 al 16 sono partito da qui sul Don con 70 alpini e ho camminato verso occidente per arrivare a casa, e sono riuscito a sganciarmi dal mio caposaldo senza perdere un uomo, e riuscire a partire dalla prima linea organizzando lo sganciamento, quello è stato il capolavoro della mia vita”: Al sergente (maggiore) Stern i suoi soldati si rivolgono chiedendogli: “Sergentmagiù, che riverem a baita?” e se diceva di sì, c’era da crederci!

14 Giugno 2008: “Piove, governo ladro!”

La notte tra venerdì e sabato (14, Buon compleanno Guccini!) è venuta tanta di quell’acqua…Al mattino mi sono svegliato ed aprendo la finestra ho visto i campi del vicino un pò allagati dal piccolo rio che funge da confine. Mi sono alzato, ho preso la macchina fotografica, stivali, impermeabile e via. Vedo l’orto dell’altro mio vicino allagato e la “Mora”, una cascata artificiale che si trova in prossimità del mio cancello, che sputa acqua come non avevo mai visto. Il ponticello che porta a casa mia era sommerso dall’acqua che non ce la faceva a passare tutta per di sotto. Mi affascinava la forza dell’acqua ed il suo rumore. Ripercorrendo il piccolo rio mi sono ricordato che da bambino capitava più spesso che ci fosse tanta acqua (ma in primavera o in autunno, mica in giugno!) e mi divertivo a mettere in acqua piccole barchette di legno: le seguivo fin che potevo e poi mi immaginavo quando sarebbero finite in mare, senza preoccuparmi del fatto che al mare non ci sarebbero forse mai arrivate. Girando verso il bosco ho però visto che l’acqua non era solamente romantica: un paio di alberi si sono sradicati ed hanno ostruito i canali di scolo, così che fango, sassi e terra sono finiti nel campo. Armato di badile, pala e sega ho liberato i canali e l’acqua ha ripreso a correre forte nel suo alveo. Niente da fare, se quello artificiale si ostruisce, l’acqua se ne cerca uno nuovo, e conviene assecondarlo. ho fatto poi un piccolo scolo per fare defluire l’acqua che ostruiva la strada e, fradicio come non mai, mi sono buttato sotto la doccia bollente. E’ un tempo matto. Guarda il video

 

    

 

                                                                           

 

12 Giugno 2008: “Non avrai altro Cuore all’infuori di me”

Sabato 14 giugno, alle ore 19,30 presso la biblioteca della Cineteca di Bologna in via Azzo Gardino 65, ci sarà la presentazione del libro “Non avrai altro Cuore all’infuori di me”. Con la prefazione di Michele Serra, il libro ricostruisce la storia del glorioso (prima inserto) settimanale satirico del quale sentiamo tutti la mancanza. Per leggere la scheda del libro, presentato all’interno della manifestazione “Biografilm Festival“, clicca qui 8.

 

8 Giugno 2008: “Primi bagni”

Anche quest’anno io, Beppe e Carlo siamo andati a Rapallo da Piero, per la nostra consueta “tre giorni” in barca. La novità più visibile è che tutti e quattro indossavamo cappellino e maglietta della Vist, che è la marca delle tute da sci del nostro gruppo di Castelvetro.

E’ incredibile come gli stessi rituali ogni anno sappiano di freschezza: rifornimento della cambusa (privilegiando il bere al mangiare), colazione, ristorante, viaggio a Porto Venere, sontuosa cena e pernottamento in barca, partita a carte e a chiacchiere sono straordinari e leggeri passatempi. C’è anche da dire che non c’è mai una discussione su dove andare o cosa fare, se uno di noi ha un’idea, gli altri lo seguono. Un’altra cosa bella è che sappiamo adattarci. Come si vede da questa fotografia, appena arrivati a Rapallo diluviava. Però non ci siamo persi di animo e al pomeriggio è uscito il sole permettendoci così di andare a Porto Venere. A metà “strada” primo bagno della stagione, con un’acqua perfetta. Anche la sera è stata abbastanza mite, permettendo a me e a Beppe di dormire sul ponte, con il sacco a pelo: è bello addormentarsi con le stelle ed essere svegliati dal sole.

Sabato sera appuntamento a La Brinca 8, una bella trattoria in Val di Ne che è descritta anche nel nostro “Armentarola – Falzarego e ritorno“. Con Sergio abbiamo un debito di riconoscenza: ci chiamò a presentare il libro durante una degustazione dei vini di Felluga e ne acquistò diverse decine di copie, sapendo che il ricavato sarebbe andato in beneficenza.

Domenica spuntino a Portofino e poi a casa. E’ bello avere degli amici!

4 Giugno 2008: “Temporale notturno”

Il cielo è carico
di elettricità viva
che spinge con forza
la pioggia per terra.

Dentro il vino scorre
su parole rotonde
che ricamano pensieri
trasparenti e profondi.

Fuori il fumo
di una sigaretta
incrocia quello
di un sigaro calmo.

Le chiacchiere gocciolano
e i fulmini spaccano
un silenzio pieno
che sa di luce.

C’è un brutto tempo
e un tempo che passa
per accorciare la notte
e far posto al giorno.

C’è un altro tempo
che lento consuma
lo spazio assegnato
ai giorni futuri.

Smette di piovere
e ritornano a volare
le lucciole scomparse.
Si può andare a dormire.

per altre parole (in) crociate clicca qui 8

le parole prendono forma…mai definitiva!

disegno di Francesco Oreglio

30 Maggio 2008: “Vorrei una vita come la mia”

Nella splendida cornice della biblioteca dell’Archiginnasio, in piazza Galvani a Bologna, mercoledì 28 maggio si è tenuta la presentazione del libro “Vorrei una vita come la mia” del professor Marco Santagata, petrarchista di fama internazionale. Con lui Edmondo Berselli, giornalista e scrittore, e Francesco Guccini, che non ha bisogno di presentazioni.

Prima considerazione: come faceva notare Francesco, tre modenesi nel cuore di Bologna (Berselli è di Campogalliano – pianura, Guccini è nato in città e Santagata a Zocca, montagna) introdotti da un elegante signore, l’editore della casa editrice che pubblica il romanzo.

Il pomeriggio è stato simpatico e profondo nello stesso tempo. Berselli ha scimmiottato Marco Santagata perché ha scritto che chi è nato tra il 1946 e il 1950 ha conosciuto due mondi, un’Italia pre e paleoindustriale e quella successiva di entusiasmanti rilanci e speranze sfociate nel Sessantotto: essere nati nel 1951 fa una differenza così grande?

Un’altra cordiale “presa per il culo” l’autore se l’è beccata quando ha detto che a sei o sette anni guardava Rin Tin Tin. Implacabili, Guccini e Berselli gli hanno ricordato che questo allora sarebbe avvenuto nel 1953, quando la televisione obiettivamente non c’era ancora, tanto meno in un piccolo paesino di montagna. In effetti quel pastore tedesco fu oggetto di fumetti, film e serie televisive tra il 1920 e il 1950, ma negli Stati Uniti: in Italia i fumetti arrivarono nel 1930 e la RAI mise in onda i filmati per la prima volta negli anni sessanta.

Dopo queste simpatiche e mai banali rivendicazioni su quale generazione fosse, diciamo così, meglio, i tre personaggi si sono cimentati in interessanti considerazioni sulle marcate differenze tra quelle generazioni e le attuali, dei figli (tutti e tre hanno avuto più matrimoni, segno dell’opulenza?). Tutti e tre condividevano che la mancanza di mitologie attuali e collettive dei giovani di oggi pesano e segnano una differenza forte con le loro generazioni. Francesco osservava poi che quando si fanno i manifesti pro Tibet una miglior cura della sintassi e della grammatica in generale non guasterebbe.

C’è stato anche un interessante dibattito sul significato e sul valore del Sessantotto, con punti di vista diversi: quello di Berselli fondamentalmente critico per il fatto che quel periodo abbia in verità trasformato l’uguaglianza in egualitarismo, la distruzione dell’autoritarismo in massacro dell’autorità…; quello di Francesco più distaccato e meno propenso ad assegnare a quel periodo un significato rivoluzionario in senso politico ma più legato alle evoluzioni e alle speranze delle persone, quindi con valenza – diciamo così – sociologica; quello dell’autore che ne rivendicava i meriti e attribuiva alle generazioni successive l’aver poi mandato tutto in vacca (libera interpretazione mia).

A proposito del Sessantotto: prima della presentazione ho salutato Francesco il quale, dopo i convenevoli, si sposta dal gruppo e mi dice, tra il serio e il (non del tutto) bonario: “Ah, Lauro, ti devo sgridare!”. Cado dalle nuvole e gli chiedo perché, imparando che si riferiva ai commenti, messi sul mio sito e comunicati anche a lui tramite mail alla sua produzione, sull’intervista che aveva rilasciato alla rivista “Charta minuta”, edita dalla fondazione Farefuturo di Adolfo Urso (AN). Ne avevo riportato una sensazione di distacco freddo e quasi scocciato da un mondo al quale, volente e nolente, Guccini è collegato. A questo link 8 si può leggere la mia news di inizio anno e anche quella successiva, nella quale riportavo l’intervista integrale (che in effetti rendeva non del tutto coerente i titoloni scandalistici dei principali quotidiani).

Non abbiamo poi avuto modo di approfondire, Guccini ed io, le ragioni dei miei commenti ma ho capito che non gli erano piaciuti. Alla fine della presentazione, quando ci siamo salutati, mi sono beccato un “Ciao Lauro, mi raccomando…” e quei puntini di sospensione sono troppo sospesi. Allora mi sa che gli scriverò, anche per dirgli che nel mio ultimo romanzo (L’ultima nuvola), che uscirà a settembre, c’è un cammeo su di lui proprio su questa intervista che a me, comunque, è dis – piaciuta.

Sceso le scale ho incontrato Romano Prodi e signora e poi sono venuto a casa lasciando una Bologna affogata di afa e la piacevolezza di avere incontrato e sentito Francesco, che era ed è un mio mito che mi collega ancora e fortunatamente all’adolescenza, come testimonia bene “L’educazione sentimentale del manager”.

Caro Francesco, al 20 giugno, a Porretta!

25 Maggio 2008: “Il volo interrotto”

A Vladimir Vysotskij, più noto come Volodja, il Club Tenco dedicò l’edizione del 1993. Questo grande cantautore e poeta russo, nato a fine gennaio del 1938 e morto esattamente a 42 anni e sei mesi, fu ovviamente ignorato dal regime ma anche dagli intellettuali, un po’ per il suo essere fuori dal coro o, per dirla con Bertolt Brecht, …perché si era seduto dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano già occupati! Ma sulla sua brutta tomba i fiori freschi, che sanno dei pensieri della sua gente, ci sono sempre. Francesco Guccini cantò, in quell’edizione del Premio Tenco, la bellissima “Il volo interrotto”, concedendosi diverse libertà nella traduzione, che però non fanno per niente perdere carica a questo bel pezzo. Una piccola curiosità (guarda il video 8): Francesco finisce con un’esclamazione non proprio russa: “am fàt anch questa”, che in dialetto modenese significa: “abbiamo fatto anche questa”. Grande interpretazione di Francesco e gran belle parole (qui nella traduzione più rigorosa) da sentire con calma :

Il volo interrotto (di Vladimir Vysotskij)

Qualcuno scorse un frutto acerbo ma, Scossero il tronco e il frutto cadde. Ed ecco il canto di chi non cantò, Di chi non sapeva di avere voce.

Forse non era in sintonia con il suo destino, E con il caso, brutto affare ! E la corda tesa per gli accordi Si tendeva con un difetto impercettibile.

Lui iniziò timidamente con un “do” Ma non finì di cantarlo…

Il suo accordo non risuonò E non ispirò nessuno. Un cane abbaiava e un gatto Acchiappava topi…

E’ buffo, vero? E’ buffo! E lui scherzava, ma non finì di scherzare, Non assaggiò il vino fino in fondo, E non lo portò neppure alle labbra.

Stava per attaccar briga, Ma incerto e senza alcuna fretta, Come goccioline di sudore dai pori L’anima trasudava sotto la pelle.

Aveva appena iniziato il duello sul tappeto Ebbe giusto il tempo di iniziare, Di orientarsi solo un po’ nel gioco, Ma l’arbitro non dava il via.

Lui voleva conoscere tutto dalla A alla Z Ma non ci riuscì…

Né il mistero, né il fondo, Non scavò fino alle viscere, E lei, che fu l’unica, Non la amò fino in fondo!

E’ buffo, vero? E’ buffo! Lui si affrettò, ma non abbastanza, Lasciò irrisolto Tutto quello che non aveva risolto.

Non mento nemmeno di una virgola, Lui era schiavo di uno stile puro, Le scriveva dei versi sulla neve, Ma ahimè ! Le nevi si sciolgono.

A quel tempo la neve continuava a cadere E si era liberi di scrivere sulla neve, Lui afferrava con le labbra, correndo, I grandi fiocchi di neve e la grandine.

Andando verso di lei in un landò d’argento, Non riuscì a raggiungerla…

Il fuggiasco, l’evaso non corse, Non volò, non saltò abbastanza, E il suo segno zodiacale – il Toro – Si bevve la fredda Via Lattea.

E’ buffo, vero? E’ buffo! Per una manciata di secondi, Per un anello mancante, Un volo interrotto!

E’ buffo, vero? E’ buffo! E’ buffo per voi e persino per me. Un cavallo al galoppo e il volo di un uccello, Ma…di chi è la colpa?

 

9 Maggio 2008: “Riconoscere, accettare e valorizzare le differenze: anche se non è semplice”

All’inizio di maggio si è tenuto a Sorrento l’annuale congresso di AIDP – Associazione Italiana per la Direzione del Personale.

Il tema di quest’anno è stato quello della Multiculturalità, intesa come il valore delle differenze. Con le differenze tutti dobbiamo fare i conti, anche perchè le complessità non si possono ridurre né negare, ma solamente gestire.

Sono arrivato a Sorrento in modo rocambolesco. Fino a Napoli confortante Eurostar e rilassanti letture. Da Napoli a Sorrento trasferimento via taxi insieme al gentile prof. Salvatore Rossi di Bankitalia (relatore al congresso) e consorte.
Traffico bestiale e gallerie inquietanti. Manco a farlo apposta, in una di queste un’automobile poco davanti alla nostra si incendia: fumo, urla, persone che scappano, polmoni che si irritano. Ovviamente nessuna via di fuga e nessun ventilatore. Di corsa fuori dalla galleria, lasciando lì auto, bagagli… Lì non c’è attenzione alle diversità ma ognuno pensa a sé stesso.
Vabbè, poi finalmente si può ripartire. A Sorrento ritrovo il mio amico Alberto, con il quale ho fatto la scuola triennale di
Counseling. Vado ai congressi AIDP, perché no, anche per incontrarlo. Ci facciamo una sontuosa cena a Sorrento, in un clima estivo e festivo, dopo un buon aperitivo “qui dove il mare luccica e tira forte il vento, su una vecchia terrazza davanti al golfo di Sorrento…”

Il giorno dopo intensi lavori. Devo dire che il livello generale mi è risultato inferiore rispetto alle precedenti edizioni di Cervia e di Bari, nel corso del quale presentai anche il mio libro “L’educazione sentimentale del manager”.
Come però è mia natura, invece di rammaricarmi del livello inferiore cerco comunque di portare a casa qualche spunto.
E così ho riportato questi spunti in modo disordinato in una specie di articolo che si può leggere cliccando
qui.

Mi convince molto che la diversità non significhi affatto omologazione rispetto ad un “normale” che poi è tutto da verificare: non a caso “diversity” etimologicamente deriva da eterogeneità. Le relazioni del bravo Professor Debi S. Saini (che insegna al Management development Institute di Gurgaon, India) e del professor Salvatore Rossi, già citato, mi confermano ancora una volta che anche chi si occupa di gestione delle persone (gli HR manager) deve confrontarsi con economia e business, averne confidenza.

Oltre alle diversità di razza, all’ordine del giorno per la percentuale notevole di lavoratori extracomunitari occupati in aziende italiane, è stata analizzata anche quella di “genere”. Non c’è dubbio che esistano ancora molte differenze tra uomo e donna, e che queste ultime fatichino a fare carriera. Concordo con la polemica copertina di Persone & Conoscenze dell’amico Francesco Varanini: “Le chiacchiere sulla diversità non servono a nulla. Bisogna cambiare le regole” e ancor di più con l’intelligente articolo di Luisa Pogliana, che ha lavorato molto sulla selezione dei diari da pubblicare ne “L’educazione sentimentale del manager” e che mi è molto simpatica con la sua burbera affettuosità. L’articolo parte così: “Della diversità si parla molto, moltissimo di questi tempi. Soprattutto delle diversità di genere. I convegni e i libri si moltiplicano, gli esperti e i consulenti hanno molto lavoro: la diversità è l’ultimo cavallo di battaglia del politicamente corretto e l’ultima qualificazione distintiva dei guru aziendali. Perché allora i cambiamenti di cultura e di prassi aziendale su questo terreno sono così irrilevanti?”
“The answer, my friend, is blowin’ in the wind…”
mi verrebbe da dire, aggiungendo che un inghippo che ostacola una risposta positiva alla domanda di Luisa è che per poter dare valore alla diversità dobbiamo essere certi della nostra solidità individuale, che muove dall’identità: chi non comprende e non accetta sé stesso, come fa a comprendere ed accettare gli altri?

Un’altra diversità di genere è legata all’età. Sembra che nel mondo del lavoro si sia troppo vecchi a quarant’anni e troppo giovani a trenta. D’altronde, chi ha 50 o 55 anni vive una situazione schizofrenica: da un lato in azienda gli si chiede di fare largo ai giovani, dall’altro di andare in pensione sempre più tardi per non pesare sulla previdenza.

Mentre venivo a casa pensavo che integrare le singole persone è un conto, mentre integrare diverse organizzazioni è un altro. Mica sono del tutto sicuro che l’integrazione sia sempre un valore. La percentuale di fallimenti nelle fusioni e nelle acquisizioni è rilevante e, come diceva Pierluigi Celli, “…i sistemi immunitari delle aziende si difendono e provocarli oltre modo può generare nuovi anticorpi che possono portare al fallimento”.
Okay, questa è una coda che nasce dall’esperienza professionale che sto
vivendo 8, appunto di fusione aziendale, e della paura che finisca in una “con – fusione”.

Le persone sono tutte diverse… e questo è il loro bello, poi in azienda si tratta di convogliarle verso scopi comuni sapendo che esiste un contributo unico che ciascuno può portare al raggiungimento degli obiettivi. Non ho alcun dubbio che un’organizzazione multiculturale sia molto più ricca di un’organizzazione monoculturale, ma questa convivenza produce delle conflittualità che vanno gestite e trasformate in valore, non piallate a colpi di regole e normalizzazioni.

Vado a riprendere dal mio baule tutti gli studi e le esperienze sull’ascolto perché capirsi non vuol solamente dire parlare la stessa lingua, ma anche dare lo stesso significato alle parole e alle emozioni.
Riprendo contatto con una certezza travestita da tentazione: non sarà elegante, ma la gestione attraverso il potere è molto più facile e chiara.
Mi dico subito dopo che un buon capo deve saper conoscere gli altri, avere più che buone capacità relazionali e sociali che si concretizzino in adattabilità e tolleranza. E che per questo occorre un elevata conoscenza e consapevolezza di sé, un cammino che non finisce mai. Quanto c’è da fare! Sarà solamente per l’età che mi sembra che ci siano più opportunità che vita? O è questo il bello dell’esistenza?
Bè, per due giorni di congresso mica è poco. Alla prossima!

Eccomi qui con Rossella ed Isabella.

Rossella, in rosso, è la perfetta organizzatrice di AIDP Emilia Romagna; Isabella è il Presidente e per me e per tanti altri ha proprio tutte le carte per fare la Presidente nazionale.

Sono un suo supporter senza “se” e senza “ma” ed anche con queste elezioni AIDP dimostrerà se tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare o una sana gestione convinta della diversità nel modo di essere e di agire.

 

A proposito di diversità…una bella poesia della poetessa polacca Wislawa Szimborska

Nulla due volte

Nulla due volte accade
Né accadrà. Per tal ragione
Nasciamo senza esperienza,
moriamo senza assuefazione.
Anche agli alunni più ottusi
Della scuola del pianeta
Di ripeter non è dato
Le stagioni del passato.
Non c’è giorno che ritorni,
non due notti uguali uguali,
né due baci somiglianti,
né due sguardi tali e quali.
Ieri, quando il tuo nome
Qualcuno ha pronunciato,
mi è parso che una rosa
sbocciasse sul selciato.
Oggi che stiamo insieme,
ho rivolto gli occhi altrove.
Una rosa? Ma cos’è?
Forse pietra, o forse fiore?
Perché tu, ora malvagia,
dai paura e incertezza?
Ci sei – perciò devi passare.
Passerai – e in ciò sta la bellezza.
Cercheremo un’armonia,
sorridenti, fra le braccia,
anche se siamo diversi
come due gocce d’acqua.

Per leggere intero “articolo” sull’evento clicca qui8. Buona lettura!

5 Maggio 2008: “Viaggio”

Viaggio

Vedere il mondo
andarsene
o arrivare
è solo
una questione
di posti.

Per leggere altre parole incrociate clicca qui 

30 Aprile 2008: “Al rosso saggio chiedi i tuoi perchè…”

Così canta Guccini, aggiungendo: “Vorresti alzarti in piedi a urlare ‘Chi sei tu?’, ma il tempo andato non ritorna più”. E’ per questo che, se si può, il tempo va speso bene nel “qui ed ora”. Ed un bel modo è passarlo con gli amici, non troppo pochi perchè non diventi un legame chiuso, che esclude, non troppi per non sfociare nel cameratismo fine a se stesso. Giovedì 24 aprile, a casa mia abbiamo tenuto la tradizionale degustazione con i vini offerti da Pier Paolo. Offerti, sì, anche se io, Carlo e Beppe alcuni giorni prima li andiamo a scegliere nella sua cantina e non ci lesiniamo niente.

Solito rito che è un piacere ripetere: verso le 16 apro i vini e faccio un pò di foto:

Quel “coso” in mezzo alle bottiglie è una sontuosa mortadella da favola (di nome e di fatto) che ci hanno offerto i Levoni, insieme ad un commovente aceto balsamico.

Poco dopo arriva Beppe con affettatrice, culatello, mortadella, salami, coppe. Mentre organizziamo la tavola, stappiamo un bel lambrusco di Filippo e assaggiamo i salumi. Poi arriva Carlo con le buonissime torte della Tina. Poco dopo Stefano con il pane, frittelle di baccalà e l’insalata (in verità non richiesta, ma è lo stesso): Beppe apre la mortadella con una soddisfazione che a raccontarla non rende e mi sa che parta anche una seconda bottiglia…

 

Poi ecco Francesco con i balloon e alcune tele bianche, che capiremo solo dopo a cosa servono. Ecco Junio con una torta al cioccolato che deve stare in frigo (ma ormai non ci sta più niente). Arriva Pier Paolo e poco dopo Piero con dell’altro formaggio. Altre due bottiglie di lambrusco (e siamo a quattro!) e siamo pronti per la degustazione: a tavola! Mentre i vini cominciano a scivolare nei bicchieri alterniamo risate belle piene con qualche tecnicismo sulla degustazione: “Abbiamo vini tutti troppo importanti…”, “Quest’altr’anno è meglio fare una verticale di Amaroni o di Ornellaia…”, “Perchè non facciamo una degustazione regionale?”

Ma prevale il ridere e il divertirsi. Io e Francesco andiamo in salotto a vedere come sta il quadro “Berlino 2002” che dovrebbe avviancarsi a quell’altro dei girasoli. Discutiamo se è meglio o no mettere la cornice ma poi decidiamo che ci penseremo un’altra volta. A questo punto Francesco tira fuori una tela bianca e fa un segno: “Ecco” dice passandomela, “adesso continua tu”. Ed ognuno appoggia sui segni degli altri una sua particolare traccia.

 

 

Credo che nessuno abbia a mente la potenza di questa tecnica proiettiva perchè vedo che ci si sbizzarrisce ignari di ciò che si potrebbe comunicare. E questo è un bene, siamo in una situazione protetta. Dalla matita si passa ad un pennerello più grosso e poi, inevitabilmente, partono le prime parole: mica possiamo farne a meno. Alla fine forse sono queste a prevalere, ma il risultato è comunque molto bello e significativo della nostra serata e della nostra amicizia.

Quanto agisca una funzione agevolatrice il vino, che continua a scorrere, non è importante. Parte anche un’asta per aggiudicarselo ed è bene che Junio ricordi di avere fatto battere 200 euro (fondo cassa per lo Scotoni 2009, indimenticabile tappa delle nostre settimane bianche 8).

Prima che Pier Paolo verso le due se ne vada perchè alle cinque si alza per andare a funghi, registriamo un’altra volta il nostro innno, come si vede alla fine del filmato che abbiamo messo su You tube 8. Poi continuiamo a ridere e scherzare fino alle quattro e passa, contenti della bella serata passata insieme. Piero ci dà appuntamento per la gita in barca a fine maggio, Carlo vuole organizzare una settimana in un villaggio, tutti insieme, Beppe propone di andare da Marano a Guiglia a piedi e fare festa alla festa dei borlenghi. Ognuno ha qualche cosa da dire, io mi canticchio “Gli amici” 8 di Guccini, in una bellissima notte che sta scollinando in alba.

Al mattino trovo due bottiglie firmate da tutti noi la sera prima e che qualcuno ha dimenticato e prima o poi mi chiederà. Junio se ne è andato alle sette e manco l’ho sentito, Piero si alza non presto con un’espressione da Jack Nicholson in Shine, passa Beppe per comunciarci l’orario dell’inizio passeggiata, arriva un sms di Francesco che chiede se per caso ha lasciato da me la reflex.

A proposito, non so perchè ma di Francesco, che poi è anche l’autore della copertina di “Armentarola Falzarego e ritorno” 8″, non c’è neanche una foto: e allora parlino le sue opere, a partire dello schizzo che ha fatto per ricordare la nostra bella serata (e che io ho fatto battere a 50 euro, sempre fondo cassa Scotoni 2009):

“Ridere, e far ridere, è una dello doti più alte dell’umanità, e noi abbiamo capito quanto faccia bene una risata: non una risata qualunque, ma una risata insieme, che riempie la pancia e fa stare bene perché gonfia i polmoni di aria buona.”

Guarda il video, che è anche su YouTube

Alla prossima, salute!

Vini degustazione 2008

Lambrusco Grasparossa Filippo (2)
Lambrusco di Modena Opera (2)
Cartizze Adami (4)
Recioto Valpolicella Classico 2004 Corte Aleardi
Langhe Gaia e Rey 2004 Gaja
Messorio Bolgheri 1999 Le Macchiole
Amarone della Valpolicella classico 1998 Quintarelli Giuseppe
Amarone della Valpolicella 1997 Dal Forno Romano
Masseto 2003 Tenuta dell’Ornellaia
Ardito 2003 Azienda agricola Baracchi Riccardo
Bolgheri superiore Ornellaia 2001 Tenuta dell’Ornellaia
Magnum Prosecco Mionetto (per riserva)

24 Aprile 2008: “25 Aprile: parole e musiche per (R) esistere”

Anche quest’anno ricevo con grande piacere la cartolina del Comune di Castelnuovo Rangone amministrato con competenza e cuore dal mio amico poeta Roberto, ideatore e curatore del Poesia festival.

Non mi dimentico il 25 Aprile perchè quella data è nelle mie radici e sulla Resistenza c’è un pezzo anche nel mio ultimo romanzo che uscirà entro l’estate, o al massimo a settembre. Ricordo anche il martirio di mio zio e dei suoi fratelli, per i quali ho scritto un pezzo su Wikipedia che puoi leggere a questo indirizzo 8 cercando “Moscardini”.

A proposito, a Castelnuovo il 25 aprile ore 21 grande concerto di Massimo Bubola 8, con le sue ballate di terra e d’acqua!

Quest’anno la cartolina ritrae un matrimonio partigiano celebrato l’otto marzo del 1945 a Rubbiano

A proposito: un bel “Vaffa…” a Marco Tedde, sindaco di Alghero, che non lascia suonare “Bella Ciao” alla banda municipale per il 25 aprile.

A proposito ancora, una mia amica di un tempo, raccontata anche ne “L’educazione sentimentale del manager”, leggendo la news mi ha mandato questa mail: “Ricordo un 25 aprile di qualche tempo fa, sembra ieri…. sei arrivato col treno con un garofano rosso per festeggiare la vittoria della sinistra in Portogallo… beh anche se da festeggiare ora non c’e’ niente ti mando un caloroso saluto con la speranza di ritrovare al piu’ presto tanti fiori rossissimi!!!” Mi ha fatto piacere quel ricordo, la Rivoluzione dei garofani” nata nella notte tra il 24 e il 25 aprile del 1974 con i capitani dell’esercito che si ribellarono alla dittatura di Marcelo Caetano. Da Radio Renascença trasmisero le note di “Grandola”, una canzone di José Afonso, cantautore censurato dal regime, e diedero le indicazioni per quella bellissima rivoluzione pacifica. Avevo 19 anni. quando il primo maggio del ’74 (e non il 25 aprile, ma non cambia) andai a trovare la mia amica, una settimana dopo quel evento.

18 Aprile 2008: “Dell’arte della felicità”

Un libro interessante e curioso. L’autore, uno psichiatra francese specializzato in psicologia delle emozioni (tema che mi è caro perché ho fatto un intervento formativo per diventare Coach utilizzando proprio l’intelligenza emotiva, ha selezionato 25 quadri e da ognuno di questi ha tratto spunto per fissare alcune “lezioni” utili per la felicità, alla quale tutti aspiriamo perché la felicità non è un lusso ma una necessità per il benessere. Le 25 lezioni sono: 1. comprendere l’enigma della felicità; 2. guardare verso il cielo (la natura procura armonia); 3. amare essere felici (imparare la felicità); 4. i bambini sono i nostri maestri di felicità; 5. predisporsi alla felicità; 6. la felicità può cambiare il mondo; 7. elogio delle gioie semplici; 8. darsi da fare per la propria felicità; 9. quel che rende felice una coppia Eros, Philia ed Agapè); 10. affetto e gratitudine nutrono la felicità; 11. condivisione e dono sono i doveri delle persone felici; 12. amare anche il declino della felicità; 13. non avere più paura dei sottili dolori della felicità (“chi parla di felicità ha spesso gli occhi tristi” dice il poeta francese Luis Argon); 14. resistere al richiamo della tristezza (“La malinconia è la felicità di essere tristi” V. Hugo); 15. prepararsi all’allontanamento della felicità; 16. continuare a camminare nel freddo; 17. restare in piedi di fronte alla sciagura; 18. i lampi della felicità per uscire dalle tenebre; 19. battersi per consentire alla felicità di rinascere; 20. accrescere la nostra intelligenza della felicità; 21. questo istante è un istante di felicità; 22. vivere in pace con se stessi e con gli altri; 23. nutrirsi di gioie immobili (“Felicità, ti ho riconosciuta solo dal rumore che facesti andandotene” recita il poeta Raymond Radiguet); 24. vivere felici per non aver più paura della morte; 25. giusto un po’ di felicità nel forte vento del mondo.

Il libro di Christophe Andrè non è melenso nè fintamente ottimista: D’altronde, è vero che non possiamo essere sempre felici, però possiamo lasciare il più possibile la via sgombra per il ritorno della felicità. E poi le nuvole non sono mica il cielo! “Vanno, vengono, ogni tanto si fermano e quando si fermano sono nere come il corvo, sembra che ti guardano con malocchio. Certe volte sono bianche e corrono e prendono la forma dell’airone o della pecora o di qualche altra bestia: ma questo lo vedono meglio i bambini che giocano a corrergli dietro per tanti metri. Certe volte ti avvisano con rumore prima di arrivare e la terra si trema e gli animali si stanno zitti: certe volte ti avvisano con rumore. Vanno, vengono, ritornano e magari si fermano tanti giorni che non vedi più il sole e le stelle e ti sembra di non conoscere più il posto dove stai. Vanno vengono per una vera mille sono finte e si mettono li tra noi e il cielo per lasciarci soltanto una voglia di pioggia”. (Le Nuvole – Fabrizio De Andrè, 1990). Clicca sulla copertina per sentire questa bellissima poesia:

16 Aprile 2008: “Amicizia a diversi gradienti”

Su questo sito mi sono soffermato diverse volte sulla piacevolezza della mia compagnia che intreccia relazioni che vanno da un buon cameratismo fino ad amicizie vere e proprie. Siamo persone diverse per età, mestieri e convinzioni ma ci accomuna la voglia di divertirci e di stare bene. Il clou è la nostra settimana bianca, che fa da filo conduttore al libro “Armentarola -Falzarego e ritorno“, nella quale le risate buone, quelle che riempiono i polmoni e fanno bene al cuore non mancano. Il libro è stato presentato anche alla Trattoria La Brinca del gentile e competente Sergio Circella, che ci ha invitato durante una degustazione dei vini di Livio Felluga. Va bè, di questa nostra compagnia ne ho già parlato diverse volte in questo sito e una sintesi di quest’anno è sul sito dell’Alta Badia che ha ospitato un nostro articolo. Sempre quest’anno Beppe ha avuto la bella idea di cercare un operatore che ci riprendesse, senza che ce ne accorgessimo (in verità poi a me, Carletto, Stefano e Piero l’ha detto), mentre eravamo sulle piste. Il suo compito era reso facile dal fatto che abbiamo le tute uguali e di un colore che non passa inosservato. Su quel “girato” abbiamo costruito uno storyboard con tanto di musica, filmati fatti con il telefonino, fotografie… Ne è uscito un piacevole e commovente DVD che abbiamo presentato alla nostra cena sociale di venerdì 11 aprile. I nostri amici sono rimasti davvero sorpresi, contenti e commossi! E noi eravamo alle stelle (per altro la serata per me era perfetta in quante anche mio figlio Paolo era alla cena ed è stato molto affettuoso e simpatico). 

Ci siamo poi dotati di un nostro inno che, come questo spezzone video, è presente anche su Youtube.

Alla prossima!

 

15 Aprile 2008: “L’Italia è un paese bi…pollare”

Sì, siamo un paese di polli per due ragioni. La prima è che abbiamo riconsegnato l’Italia al Silvio che dello Stato se ne frega (vedi il gesto simbolico di seguire le elezioni a casa sua e poi telefonare in tutte le trasmissioni; oppure la sortita sull’ergastolano mafioso Mangano; oppure la tirata sul Presidente della Repubblica…); la seconda è che affronteremo questa seria situazione economica mondiale con un ministro che ripropone i dazi, una coalizione che deve tenere insieme Lega e (ex) AN…

Lo so che il popolo è sovrano, ma almeno a caldo io mi sfogo sin che mi pare. C’è niente da fare, siamo polli due volte. Ancora crediamo che da domani il petrolio diminuirà, i salari saliranno, le tasse caleranno, faremo tutte le grandi opere… Anche negli anni di Craxi, Andreotti e Forlani sguazzavamo ignari nel debito pubblico, che lasceremo in eredità a figli e nipoti! E siamo polli appunto perchè ce ne freghiamo di quel minimo di etica che caratterizza uno stato moderno da uno stato…delle banane. Ma in fondo da tanti anni si respira l’aria, a tutti i livelli, del più furbo e del più immanicato, non del più bravo o di chi si impegna di più. I fatti per la metà degli italiani non contano. Nessuno pensava ad una vittoria del PD ma nemmeno un affermazione così netta della destra italiana… Almeno la tiritera dei brogli e del conteggio delle schede ci è risparmiata!

Sentivo l’aria che tirava anche da diversi miei amici che ostinatamente sono da quella parte. Da dopo domani (o tra qualche settimana) tornerò ad essere amico con loro, ma sta sera sono davvero arrabbiato di tanto qualunquismo.

Confermo tutto quanto scritto nella news del 10 aprile scorso, E…lezioni:

 

…però ci aggiungo anche questa vignetta:

Sursum corda!

14 Aprile 2008: “Tu chiamale se vuoi…emozioni”

Vivere un cambiamento importante dal di dentro, convincere i propri collaboratori che oltre ai rischi ci sono anche delle opportunità. Ricordarsi che prima di tutto i cambiamenti coinvolgono le persone. Non occuparsi solamente di piani industriali, bilanci, due diligence, organigrammi, piattaforme tecnologiche, relazioni sindacali… ma ascoltare anche i sentimenti e le emozioni. Emozioni e sentimenti non sono mai buoni o cattivi, ma efficaci o inefficaci: peccato che soprattutto a noi maschi abbiano sempre detto che le emozioni siano cose da femminucce!

Il cambiamento è complicato perchè mentre si costruisce il nuovo (un grande salto di discontinuità) occorre continuare a fare girare alla perfezione l’esistente. Chi non ricorda Tony D’Amato, head coach del Miami Sharks interpretato magistralmente da Al Pacino, che nello spogliatoio urlava ai suoi giocatori di football americano che la vittoria andava conquistata “ogni maledetta domenica” centimetro per centimetro, da tutti?

Per comprendere meglio le “pance” dei miei collaboratori ho messo nell’intranet aziendale un semplice questionario anonimo e le risultanze di questa indagine mi sono state molto utili per il mio lavoro.

Dopo averle restituite ai miei collaboratori ho sentito la voglia di scrivere qualche cosa su questa esperienza. Se ti va, leggi l’articolo 8.

Sono da sempre convinto che il lavoro possa essere vissuto con positività e ci ho scritto anche diverse cose 8. Ho sperimentato nella realtà che l’orientamento al business può convivere con un sincero interesse alle persone; anzi, le due cose si influenzano virtuosamente e ci ho scritto anche un lungo capitolo di un libro 8.

Nulla è facile o garantito, ma si può fare. Buona lettura!

10 Aprile 2008: “E…lezioni”

Altan – La Repubblica 26 marzo 2008

Mi sono divertito, sul sito www.voisietequi.it a rispondere a 25 domande che poi vengono confrontate con quelle che hanno dato i singoli partiti (per il Partito Democratico, l’UDC e La Destra sono state desunte dai programmi elettorali). Ecco il risultato:

La mia idea ovviamente non cambia, scommetto senza fuoco sacro su Veltroni, come suggerisce anche il The Economist: “Italians should vote for Walter Veltroni, his opponent from the centre-left, instead”

8->

Un’altra fonte che mi convince nella scelta (si gioca con le carte che si ha in mano, non con quelle che si vorrebbe avere) è www.lavoce.info .

Mi sa che i problemi da affrontare il 15 aprile siano gli stessi per tutti, personalmente penso che sia tutt’ora molto forte il deficit di classe dirigente in Italia, sono convinto che i politici in un certo senso rappresentino una casta (a volte il qualunquismo rischia di dimostrarsi una scienza esatta): però non abdico al mio diritto di voto e l’esperienza del Partito Democratico, aldilà degli effetti speciali, è una novità che mi va di provare (anche se il test non me lo da proprio vicino…).

Personalmente però credo che la decadenza della nostra politica sia in parte dovuta anche ai cittadini, alla gente, a tutti noi. Da un lato deleghiamo troppo, dall’altro molto spesso si abdica a quella minima tensione etica e morale che fa la differenza tra un Paese moderno ed uno in via di sviluppo.
Può essere un caso, però martedì 8 aprile, ultima settimana di campagna elettorale, Silvio Berlusconi propone, con sarcasmo – basta guardare la sua comunicazione non verbale, il test sulla salute mentale per i giudici. Il giorno dopo Marcello Dell’Utri dice pubblicamente che Vittorio Mangano (stalliere e fattore di Arcore, nella villa di Silvio Berlusconi, dal 1973 al 1975) è stato un eroe.
Dell’Utri è cofondatore di Forza Italia (1993), tre anni dopo viene eletto deputato, nel 1999 diventa parlamentare europeo e nel 2001 senatore della Repubblica italiana.
In quegli anni qualche inciampo, diciamo così: nel 1995 è arrestato per avere inquinato le prove nell’inchiesta sui fondi neri di Publitalia (sempre “giro” Mediaset); l’anno dopo è indagato a Palermo per mafia; nel 1999 è condannato definitivamente a due anni e tre mesi di reclusione con una sentenza passata in giudicato per frode fiscale; a fine 2004 è condannato a nove anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. Allora, lo so che a questo punto si tira fuori Andreotti che poi è stato prosciolto dalle accuse di mafia (in verità alcune di quelle condanne sono andate in prescrizione grazie a leggi molto puntuali), ma so anche che nel 2007 il sindaco di Milano, Moratti, promuove Dell’Utri direttore artistico del Teatro Lirico.
Comunque, torniamo a Vittorio Mangano, mafioso palermitano con diversi arresti alle spalle, portato a Villa Arcore proprio da Dell’Utri. Si conoscono bene i due, anzi i tre: nel 1986 una dimora milanese di Berlusconi è oggetto di un attentato dinamitardo e in una telefonata (intercettata) proprio Silvio, parlando con Marcello, dice che secondo lui la colpa è di Mangano.
Vittorio Mangano è poi oggetto di attente indagini da parte di Paolo Borsellino, il giudice fatto saltare in aria, insieme alla scorta, il 19 luglio del 1992, due mesi dopo avere detto in un’intervista che lo “stalliere” era uno che teneva i ponti tra la mafia del sud e del nord (e due mesi dopo che saltò per aria Falcone con la sua scorta). Può essere utile ascoltare questo breve
video 8.
Subito dopo la celebrazione di Mangano da parte di Dell’Utri, Silvio Berlusconi, in corsa per diventare Presidente del Consiglio, nello stesso giorno (9 aprile 2008) si affretta a dire che quell’uomo si è comportato eroicamente perché, in carcere malato, non inventò nessuna cosa contro di lui, pur sollecitato dai pubblici ministeri. Occorre comunque ricordare che nel 2000 Mangano venne condannalto all’ergastolo (ergastolo!).
Un giorno i fucili di Bossi, l’altro la difesa di un mafioso, prima la cordata di carta per salvare Alitalia… Aggiungi gli allarmi preventivi sui brogli e la mafiosa frase sul Presidente della Repubblica (Berlusconi ha detto: “Se avessimo il Presidente della Repubblica della nostra parte politica potremmo dare il Senato al PD”: come dire che Napolitano non è garante ma di parte) capisci che non siamo dentro un agone politico, qui siamo fuori dal buon senso.
Sarebbe proprio il caso di dire “Forza, rialzati Italia, non seguire questa deriva distruttiva…”, ma c’est la vie! E mi spiace da un lato che il centro sinistra non parli più di tanto di queste cose perché, insieme al conflitto di interessi, non fa audience elettorale; dall’altro, che quasi metà degli italiani adulti le consideri trascurabili.

Per non chiudere in cupezza, ieri sono andato a sentire il candidato al Senato Giancarlo Sangalli (che intervenne alla presentazione del mio libro da Feltrinelli, a Bologna) che come sempre ha fatto mun disocrso concreto, convincente e comprensibile.

Con lui c’era un politico locale che si è perso in un comizio che andava dai problemi del grano all’ecologia, per passare dal territorio ai rifiuti. Ad un certo punto, parlando delle nuove tendenze, stava dicendo che la carne di pollo era molto richiesta perchè considerata più salubre e perchè ammessa anche dai musulmani. Poi ha detto, serio: “E sì, il pollo vola!”. Sorrisini e battute, ma imperterrito l’oratore – invece di riderci sopra, ha voluto risottolineare l’arguzia della metafora (?). A me è venuta in mente una barzalletta di tanti anni fa. Un ragazzo torna a casa da scuola e dice al padre, fervente comunista: “Lo sai babbo, gli asini volano!”. E il babbo: “Ma cosa dici, cretino? Chi ti mette in testa queste cose?”. E il figlio: “Babbo, l’ho letto su L’Unità…”. A quel punto il padre, imbarazzato, disse: “Bè, non è che gli asini volino, diciamo che svolazzano…”. In dialetto è ancora più bella!

4 Aprile 2008: “Hardiness e Fit boxe”

Nel mio lavoro manageriale ho da tempo compreso quanto sia importante possedere robuste competenze relazionali. Un capo poco equilibrato e incompetente a livello emotivo produce un effetto negativo dilatato, che va oltre i suoi confini e coinvolge le persone che gli stanno intorno. Quindi, oltre che per un antico piacere personale, ho da molto tempo approfondito la comunicazione e la psicologia, fino a fare una scuola triennale di Counseling ed un percorso per diventare Coach utilizzando lo strumento dell’Intelligenza Emotiva.

In più partecipo sistematicamente a corsi ed eventi che trattano questi temi. Mi piace ricordare (oltre alla scuola del Centro Berne ed i corsi sull’Intelligenza Emotiva di Max e Co. di 6Sseconds) quelli sulla Self Efficay e sull’Hardiness.

In merito all’Hardiness, che un po’ grossolanamente può essere tradotta come “robustezza”, questa competenza rappresenta la capacità di essere il più possibili invulnerabili allo stress. Soprattutto d’estate proliferano dei libretti che promettono di farti vivere felice e senza stress: li trovo una gran minchiata perchè lo stress e l’ansia sono costitutivi della nostra esistenza. A noi darci da fare per riconoscerli e per contenerli senza che diventino tossici sfociando in aggressività o pessimismo.

L’Hardiness racchiude anche il concetto di resilienza (come tanti altri termini della psicologia pure questo è derivato dalla fisica), cioè la capacità di resistere ad urti improvvisi senza spezzarsi. E la vita di urti ce ne propone sia nel lavoro che a livello personale. Ecco che la resilienza diventa la capacità di far fronte (e superare) le avversità. A me fa venire in mente quei pupazzi zavorrati che li pieghi e loro si rialzano.

Attraverso l’immancabile test al corso sull’Hardiness è possibile verificare la propria vulnerabilità allo stress, che è un mix tra il livello di stress a cui si è sottoposti e la rete di sostegno. Per fare un esempio, è come un funambolo che cammina su una corda con l’apposita asta ad un’altezza molto elevata: il rischio si riduce se sotto c’è una rete di protezione adeguata. La rete di protezione (una sorta di sistema immunitario esistenziale) è più robusta se le capacità di fronteggiare lo stress (strategia di coping) è robusta. Come tutte le capacità si apprende con costanza, impegno e convinzione.

Tre macro aree caratterizzano, secondo il The Hardiness Institute, una buona strategia di fronteggiamento:

  • Strategie psicologiche: sviluppare atteggiamenti positivi verso la vita, non come la banale pubblicità di Tonino Guerra (Gianni, l’ottimismo…) o l’esilarante piece di Antonio Albanese che si può gustare in questo video 8. No, ottimismo come atteggiamento positivo verso la vita, un pensiero costruttivo che non ignora ma affronta le difficoltà, una capacità di arginare il pessimismo che tende a farci pensare che il mondo ce l’abbia sempre con noi, che l’inadeguatezza ci coinvolga permanentemente ed in modo pervasivo;
  • Acquisizione di abilità interpersonali (e manageriali): saper gestire con efficacia il tempo ed i conflitti e saper stare in mezzo alla gente con buon senso;
  • Strategie fisiologiche: attività fisica, capacità di distaccarsi dall’ambito lavorativo (hobby, frequentare persone che non lavorano con noi,…).

“Mens sana in corpore sano” ci ricorda la locuzione latina di Decimo Giunio Giovenale. Oltre a qualche sana camminata, un po’ di trekking leggero e qualche ferrata vado con abbastanza costanza (senza fanatismo) in palestra. Mi dedico prevalentemente al Just Pump e alla Fitboxe perché è un’attività che si fa in gruppo, c’è un insegnante che ti tiene carico e contrasta la mia pigrizia. In sala pesi, oltre a sentirmi un po’ ridicolo, dopo un po’ di esercizi mi stanco e sono portato a mollare. E poi mica devo fare mister muscolo, mi basta tonificarmi per contrastare la decadenza fisica.

Bè, frequentando la palestra ho potuto riflettere sul pregiudizio che spesso aleggia su questi ambienti. Invece in palestra c’è un ambiente composito come in qualsiasi altra situazione: persone diverse per età, mestiere, convinzioni, obiettivi… E frequentare persone diverse fa molto bene, come ho avuto modo di evidenziare anche nel libro che racconta la storia delle vacanze invernali mie e dei miei amici.

Come si vede dalle foto in verità ci si diverte anche e non ci si prende troppo sul serio, il chè non guasta.

 

1 Aprile 2008: “Concorso internazionale di poesia città di Vignola”

Puntuale come la fioritura dei ciliegi, anche questa primavera arrivano le premiazioni del (terzo) concorso di poesia. Alla prima edizione arrivai primo tra gli autori vignolesi ed alla seconda…secondo, sempre tra gli autori vignolesi. E’ un concorso, nessuno se ne abbia a male, per poeti minori: a me anche solo ricevere una busta con scritto “poeta” fa una certa impressione. Quest’anno sono arrivato tredicesimo nella classifica generale della sezione B a tema “Attimo fuggente” con la poesia “Pensieri di piombo”.

Sabato 12 aprile alle ore 11 presso il Teatro Cantelli di Vignola, in centro storico, ci saranno le premiazioni ed io direi proprio di andarci. Ti danno un piccolo diploma, una copia dell’antologia nella quale è pubblicata anche la tua poesia, che viene letta. Ma sì, prendersi troppo sul serio non va bene, e allora…poeti di tutto il mondo andiamoci!

Per le news sulle edizioni precedenti clicca qui 

16 marzo 2008: “Arriva il brutto tempo…”

14 marzo 2008: “Nonostante…”

Nonostante

Nonostante il Nasdaq in crisi e le borse stanche
sono tornate a fiorire le viole, e anche bianche.

 

 

 

 

 

 

Nonostante il Ferrara con le sue grida stridule
non abortiscono per niente le sontuose primule.

 

 

 

 

 

 

Nonostante le solite finte veline poco vestite
crescono tante eleganti e semplici margherite.

 

 

 

 

 

 

Nonostante Vespa con Erba, Garlasco e Gravina
il prunus biancheggia sovrano questa mattina.

 

 

 

 

 

 

Nonostante Bassolino sui rifiuti stia in posa
il piccolo pesco offre generoso i suoi fiori rosa.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante imperi la triste elettorale malizia
sorride di nuovo quest’anno la gialla forsizia.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante la vita non sia sempre liscia e piana
la pianta del rosmarino tiene botta folta e sana.

 

 

 

 

 

 

 

 

Nonostante il tempo ricordi puntuale il passato
per chi ci sarà dopo una nuova quercia ho piantato.

8 marzo 2008: “Mimosa”

Oggi è l’otto marzo, festa della donna. La retorica si spreca, ma non per questo ci si deve negare un ricordo. Per me l’otto marzo significa mia madre che, tre giorni dopo aver compito gli anni, acquistava la mimosa e “Noi donne”, fiori e rivista portate casa per casa dalle militante dell’UDI, Unione Donne Italiane. Questo mi sa di antico, non di vecchio. Nell’azienda in cui lavoro il 53% sono donne e le assenze per maternità o figli ammalati ecc.. sono ampiamente compensate da quel colore diverso che le donne sanno mettere nelle cose. E’ vero che però non c’è nessuna donna nel Comitato di direzione… Però, torniamo all’otto marzo. Per una tradizione che non fa male regaliamo da sempre la mimosa in azienda. Ciò che va ben oltre la retorica, e che a mio parere è insopportabile, è la “commercializzazione” di questa festa, che spesso nasconde un maschilismo squallido e irritante. Ero con i miei colleghi a farmi un buon aperitivo ed ho visto questa locandina, sui tavoli:

“Donne…vi facciamo la festa”. A me non fa per niente ridere e la volgarità dei tre puntini di sospensione mi è in verità più che sgradevole. Credo che non sarebbe piaciuta neanche a Tina Lagostena Bassi, “avvocato delle donne” che ha difeso molte donne alle quali avevano fatto la festa.

Va bè, non guastiamoci la Festa! A tutte le donne questa poesia del poeta brasiliano Eliomar Ribeiro de Souza:

DONNA
Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,
La vita, tua storia,
segnata dal desiderio d’essere
semplicemente donna!
Nel tuo corpo ti porti,
come nessun altro,
il segreto della vita!
Nella tua storia
la macchia dell’indifferenza,
della discriminazione, dell’oppressione…
in te l’amore più bello,
la bellezza più trasparente,
l’affetto più puro
che mi fa uomo!

3 marzo 2008: “Benigni e Guccini alle radici”

La rete ormai permette di recuperare tanti inserti che altrimenti rimarrebbero sconosciuti ai più. Su You Tube c’è un filmatino del 1976 nel quale Francesco Guccini e Roberto Benigni sono ospiti di Ondalibera – Televacca (gli studi sono davvero in una stalla) e ci regalano alcune canzonette davvero divertenti. Chissà se Benigni pensava di arrivare a Dante, o Guccini a vincere il premio Montale? Ma queste sono altre cose. Per godersi il filmato cliccare qui 8

21 febbraio 2008: “Fidel Castro e De Mita: il nuovo che avanza”

In questi ultimi giorni Fidel Alejandro Castro Ruz, nato a Mayarí il 13 agosto 1926, ha annunciato che rinuncerà alle massime carico dello stato di Cuba. Pare però che il lider maximo intenda mantenere quella di segretario del partito comunista. Per me Castro è sopratutto un legame con Ernesto Che Guevara, un mito adolescenziale che ancora mi appartiene. Ciò però non mi ha mai impedito di vedere il regime cubano: nessuna possibilità di utilizzare internet (come la comuncapitalista Cina), spionaggio di tutti e di tutto con delatori a livello di condominio, caccia grossa agli omosessuali… Mi sembra molto azzeccata questa vignetta di Sergio Staino:

Sempre in questi giorni, Luigi Ciriaco De Mita, nato a Nusco il 2 febbraio 1928, si è indignato con il Partito Democratico perchè non lo ricandida. E così se ne va sbattendo la porta e dicendo “Mi avrete contro”. Ricordo un senatore modenese, Lanfranco Turci (già Presidente della Regione Emilia Romagna, della Lega nazionale Cooperative…) che alle ultime elezioni politiche passò dai DS alla Rosa nel pugno perchè i DS, dopo quattro o cinque legislature, non lo candidarono. Ma nella Rosa nel pugno non fece solo politica, ma (ancora) anche il senatore. Non sostengo che i giovani per definizione siano sempre meglio: conosco giovani stupidi ed anziani fantastici: però…

13 febbraio 2008: “M’illumino di meno”

Anche quest’anno la simpatica trasmissione di Rai2 propone questa iniziativa di sensibilizzazione. E’ l’occasione per un piccolo gesto e per ricordarci che anche di fronte a problematiche così enormi (inquinamento, riscaldamento del pianeta…) possiamo fare qualche cosa invece di deprimerci sulla nostra impotenza o di incazzarci perchè dovrebbe pensarci chi ci governa. Pensando anche alla tragedia dei rifiuti, mi frulla sempre in testa la frase di JFK: “Non chiedere cosa l’America può fare per te, ma cosa tu puoi fare per l’America”.

Qualche cosa si può fare ed io aderisco a “M’illumino di meno” sia a livello personale che aziendale, cercando di diventare sempre più sensibile a questi temi, senza scadere nel fanatismo ma mantenendo un pò di buon senso. Per maggiori informazioni clicca qui 8 e… buon risparmio!

5 febbraio 2008: “Amicizia che non si scioglie come neve al sole”

Puntuale come l’ultimo dell’anno è arrivata anche nel 2008 la settimana bianca, la nostra settimana bianca.
Da decenni unisce persone diverse (per età, cultura e mestiere) che si catalizzano intorno all’idea di divertirsi.
Il divertimento ha tante sfaccettature che possiamo sintetizzare in sciate, bevute e mangiate, chiacchiere.
Come ogni anno la settimana bianca è iniziata con un rito propiziatorio: la colazione in un bar a pochi chilometri da Bressanone. Per essere lì alle sette occorre partire molto presto da Castelvetro e questa alzataccia ci trasforma tutti in bambini agitati prima della gita. Al bar, sincronico come un metronomo, arriva Piero da Milano, quest’anno senza il suo amico “Spalla”.
Dopo speck, pane, vino, birre…si arriva a Colfosco, si paga l’obolo alla società Dolomiti Superski e poi via. La prima sciata mattutina è nella Val Stella Alpina, o Edelweiss che dir si voglia, quel bel gruppo di montagne che sembrano proteggere Colfosco. Si sale sulla cabinovia e poi si può decidere se prendere subito la seggiovia Forcelles o scendere ancora e prendere la cabinovia Col Pradat che ti porta all’inizio di una pista corta ma bastarda, con una pendenza niente male. Oppure si ridiscende per raccattare qualche compagno un po’ in ritardo.
Dopo le immancabili diverse opinioni (andiamo di qua, no, andiamo di là, ma dai che è meglio….) si decide un itinerario di massima. Spesso Carlo e Luca assumono il ruolo di guida.
Quest’anno avevamo deciso di fare un regalo a Sandro, portandolo di brutto sulla nera della Gran Risa. Così siamo partiti per Corvara, Col Alto, qualche altro impianto e via giù per la nera non ancora rovinata da troppi passaggi. Se riesci a fare tutto d’un fiato i 1.255 metri che si insinuano in una pineta che ha una pendenza anche del 54%, allora vuol dire che non sei ancora del tutto arrugginito. Dopo la Nera, l’immancabile “Rossa” più gentile ma sempre impegnativa. Prima di andare al Santa Croce ci scappa anche una bella “Rossa” di San Cassiano. Ritorno a Piz la Ila, attraversare la strada e fare qualche centinaio di metri a piedi per arrivare agli impianti: Pier Paolo era molto contento di rodare in quel modo il suo ginocchio scricchiolante. Comunque un sole della madonna, piste non difficili e divertenti e il primo rifugio della giornata. Le nostre ordinazioni sono musica classica per le orecchie dei gestori, che si sentono chiedere di tutto e di più. Dopo il pranzo siamo un po’ più silenziosi e ci avviciniamo come pellegrini all’albergo, dove ci aspetta un ristoratore bagno in piscina, o sauna, o bagno turco o altre cose così.
Cena e poi caffè, grappe, chiacchiere e partite a carte.
Al mattino della domenica tira un vento da fare paura. Non ricordo più perché, ma decidiamo di andare verso Arabba. A Corvara la cabinovia del Boè è ovviamente chiusa, allora prendiamo la seggiovia per poi scendere all’hotel Posta e prendere l’ovovia del Col Alto, direzione Pralongià. La coda era impressionante e così via a piedi, a prendere un piccolo skilift (“l’avevo detto di andare subito lì” ci dice Romano, stranamente senza mal di testa) che mi ha ricordato tantissimi anni fa quando, durante i quattro passi, a Colfosco ce n’era una serie interminabile per arrivare al Gardena. Si mette male. Quasi tutti gli impianti sono chiusi per vento. Nessun problema, ripieghiamo di nuovo sulle sicure piste dell’Edelweiss. Solo che facciamo lo sbaglio di andare a prendere qualche cosa al rifugio e così stiamo lì per un bel po’ di ore, con la coscienza tranquilla perché mica è colpa nostra se c’è vento. Comunque ammiriamo la suggestiva Val Mezdì che alcune volte abbiamo affrontato con grande soddisfazione.
Lunedì saliamo al Passo Gardena, danziamo con la Dantercepies fino a Selva e poi sul Ciampinoi. Dopo una bella nera che ci riporta a Selva sciamo in quota divertendoci come matti sulla pista asservita dalla seggiovia. Il sole è splendente. Scendiamo fino a Santa Cristina, prendiamo il trenino e via sul Col Raiser. La neve non è un granchè, troppo esposta al sole…ma ce ne fossero di giornate così. In alcuni, accompagnati dai brontolii di Ivano che propone “varianti”, scendiamo fino ad Ortisei. In funivia ci spingono come pecore, allora io e Luca ci mettiamo a fare i versi di tutti gli animali possibili, ci piace fare gli stupidi. Qualche altre sciata e poi l’immancabile rifugio. Incontriamo un gruppo di sciatori di Castiglione dè Pepoli e tra cantate e risate arriviamo a Santa Cristina. Via sul Ciampinoi, la bella rossa ci porta a Selva, saliamo sul Gardena e giù a Colfosco, appena in tempo per prendere l’ultima cabinovia che ci porta al rifugio Edelweiss con l’immancabile Maria. Ritroviamo alcuni turisti tedeschi dello scorso anno, inizia la musica, e i balli e le grappe e le birre….
Dopo cena io, Beppe e Pier Paolo ci facciamo un bel giro a piedi fino a Corvara.
Martedì c’è il pellegrinaggio a Lo Scotoni, una meta imperdibile. Sapendo che dopo la sosta a quel rifugio sciare è impossibile, ci godiamo un bel Vallon, poi il Boè e via all’Armentarola. Solito pullman (che ha dato il via al nostro racconto “
Armentarola Falzarego e ritorno) e solita cabina a campata unica. Da lì, in uno scenario mozzafiato, arriviamo allo Scotoni. E allora non ce n’è più per nessuno. Pier Paolo vuole offrire il vino, e che vino! Magnum di Paleo e di Amarone, sei litri di nettare per santificare braciole, pancetta, formaggio sfuso, speck, fiorentine… Si aggregano altre persone, il vino fa effetto e le grappe pure. Junio si attacca ad un tavolo di inglesi (un inglese e tre inglesi) e sfodera tutte le sue tecniche seduttive. Noi finiamo a cantare e ballare con un gruppo spagnolo. E poi…immancabile partita a Pigugno, io e Beppe contro Sandro e Pier Paolo. Contorno di spettatori che sembrano (eh, Franco?) corvi malauguranti. Arrivano alcuni toscani sontuosi e straordinari, vedo Stefano con un cubano in bocca, speriamo il bene! Ad un certo punto decidiamo o siamo costretti a decidere di scendere, protetti da una premurosa guardia alpina che verifica che qualcuno non finisca in qualche burrone. Mica sa che il rischio congelamento non esiste, con tutto l’alcool in corpo! Solita meta alla Capanna Alpina, per la disperazione del gestore. Grolla, per finire in bellezza. Poi chiamiamo il pullman che ci porta a Colfosco, mica siamo incoscienti. Luca è il nostro sandrone e fa uno sproloquio al microfono: Giannetto scuote la testa. Alla sera c’è meno gente a tavola, un classico.
Mercoledì il tempo non è proprio bello ma Carlo e Daniele, ottimisti inguaribili, propongono di andare a Canazei – via Gardena, perché “sicuramente si aprirà”. Un inferno! Ciò nonostante non ci perdiamo d’animo e guardiamo stupiti spuntare una cima. Fino alla città dei Sassi non c’è neanche male ma salendo verso il Belvedere la nebbia è incredibilmente fitta. Per dirla tutta, non ci siamo neanche accorti di essere arrivati. La discesa dal Belvedere è impossibile, neve e nebbia danno il senso di galleggiare nel vuoto e la nausea si sente (non c’entra lo Scotoni).
Ad un certo punto si sente un fracasso ed un irritato commento: “Verrà ben la primavera così facciamo altri sport…e ci sarà chi ride meno!”: parole di Sandro, ingrovigliato per l’ennesima volta.
Riusciamo comunque ad arrivare al rifugio Cherz, pranzare e poi tornarcene a Colfosco. Salutiamo Sandro, Gigi, Bella e Rosa che se ne tornano a casa. Giannino, con la dipartita di Rosa si mette a bere grappa, fumare sigari e sorridere, con lo stupore di suo figlio Marcello, .
Giovedì sontuosa sciata ad Arabba, con il Porta Vescovo che si fa circondare dalla Marmolada e dal Sella e propone piste straordinarie. Una grande sciata! Di nuovo a mangiare al Rifugio Cherz dove troviamo il nostro amico Roberto ed i colleghi di mio figlio Paolo, che quest’anno mi ha fatto il regalo di venire con me. Iniziano i giri di grappa e non finiscono proprio presto. Ciò nonostante ci sta ancora una sosta all’Edelweiss.
Venerdì sciamo sulle Forcelle, registriamo il nostro inno e poi andiamo al Vallon, sempre bello e impegnativo. Scolliniamo di là e di nuovo la Gran Risa e San Cassiano, poi sosta al Moritzino. Non è a buon mercato ma si mangia e si beve bene. È l’ultima sera, bisogna godersela. Non so se per fortuna o purtroppo, ce la facciamo a prendere l’ultima cabinovia per l’Edelweiss. È la serata giusta, c’è un casino di gente, ci divertiamo da matti, compresi Massimo ed Andrea che non mollano la compagnia. Io e Beppe, quando il rifugio chiude, ci troviamo fuori che sta nevicando, uno spettacolo. Due inservienti acconsentono a portarci speck, formaggio e vino e ceniamo lì con loro, chiacchierando non ricordo più di cosa. Scendiamo al paese che sono quasi le 22.30, dopo avere ammirato per l’ultima volta, per quest’anno, le stelle, la neve e il paesaggio.
Al mattino del sabato ci svegliamo che sta nevicando forte e ancora non sappiamo che ci vorranno più di quattro ore per arrivare all’autostrada, pazienza!
Ah, all’inizio dicevo che il nostro divertimento ha tante sfaccettature. Delle sciate, delle bevute e delle mangiate ho detto. E le chiacchiere? Quelle leggere dette per perdere tempo non sono interessanti fuori dal contesto, quelle profonde che sanno di amicizia e di affetto, bè, proprio per questo non si dicono. Ma ci sono e sono una ricchezza ineguagliabile!

E fin cla dura
tri sòld in sàca
sàimpr’in bàraca
sàimpr’in bàraca…

4 febbraio 2008: “Guccini e il 68”

Il vecchio padre di un mio amico, quando vuole sostenere che una cosa è vera, afferma: “Lo hanno detto in televisione!”. I media, a diversi livelli, interpretano, modificano e filtrano: quando si può, andare alle fonti è sempre cosa buona e giusta. Ecco allora disponibile l’intervista di Guccini in forma integrale. Sempre per completezza, riporto la mia news del 9 gennaio scorso. Per leggere l’articolo di Guccini su Charta minuta, rivista che fa capo al parlamentare di Alleanza Nazionale Adolfo Urso, clicca qui

 

News LV 9 gennaio 2008

Ci ho pensato molto se fare o no questa news, e poi l’ho fatta. Francesco Guccini, da decenni un mio mito, ha rilasciato un’intervista alla rivista “Charta minuta”, edita dalla fondazione Farefuturo di Adolfo Urso, parlamentare di Alleanza Nazionale e Ministro nel precedente governo Berlusconi.

Guccini dice alla giornalista che il ’68 prima che politico è stato un fatto propriamente umano e di costume, che non ha mai letto Marx e Marcuse, che i suoi miti di quegli anni erano i libri americani, la musica americana e i film americani, che il suo ideale libertario non ha colori o etichette e va ben al di là degli schieramenti di destra e sinistra, che l’eskimo per lui non era una divisa ma un cappotto che costava poco. Per l’amor del cielo, nessun scandalo, Francesco ha sempre detto «Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta», nel 1978 cantava “Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà…” e due anni prima “…però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni…”: le etichette non sono mai state cosa sua e guai a chi gliele appiccicava addosso. Però ha anche scritto Addio: “…Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia. E dico addio…al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico…”

Tutto ciò detto, l’intervista mi ha dato la sensazione (responsabilità mia) di un distacco freddo e quasi scocciato da un mondo al quale, volente e nolente, Guccini è collegato. Cantare la storia di partigiani su in collina (non trent’anni fa, ma adesso), fare un cameo in un film panettone di Pieraccioni , farsi intervistare dalla rivista di un parlamentare di AN (Fini era nella sala operativa a Genova, durante il G8, dove “…dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia”) è sicuramente segno di grande flessibilità ma un po’ disorienta. È vero che un cantante si giudica dalle sue canzoni e un pittore dai suoi quadri, ma Francesco fa anche interviste e quindi esprime punti di vista che possono essere commentati. Sarà stata la coincidenza con l’intervista di Dalla e l’Opus Dei, ma quanto meno lo stile di quelle dichiarazioni a me vecchio fan (ripeto ancora, responsabilità mia) non risulta gradevole. Ciò nonostante, Guccini è sempre Guccini per me!

La Repubblica

Il Giornale

La Stampa

Charta Minuta

PS: cinquantotto anni fa la polizia uccise gli operai delle fonderie Riunite di Modena Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti e ne ferì altri duecento.

26 gennaio 2008: “Classe dirigente”

Ieri il Governo Prodi è caduto. Ho letto le agenzie e guardato alcune trasmissioni televisive. Sono un appassionato competente di Analisi Transazionale (ho fatto la scuola triennale di Counseling proprio con quel indirizzo) e mi ha colpito ancora una volta che nei dibattiti nessuno, ma davvero nessuno, utilizzi quello che in AT si chiama l’Adulto, cioè uno Stato dell’Io (un insieme di emozioni, comportamenti ed esperienze che si formano e si strutturano progressivamente dalla nascita) caratterizzato da un insieme autonomo di sentimenti, atteggiamenti e modelli di comportamento che risultano adattati alla realtà presente. Non ce n’è traccia nè a destra, nè a sinistra e nè al centro.

Tracima uno Stato da Genitore normativo negativo (svalorizzazione, ipercriticità. atteggiamento punitivo, malevolo, sarcastico e cattivo, giudizi fintemente morali, ancoraggio al passato che filtra tutto ciò che si vede e si dice…).

E’ molto diffuso anche lo Stato del Bambino Ribelle (comportamenti di disperazione e incattiviti, sfida, grande rabbia legata alla frustrazione, sensazione di essere incapaci a misurarsi con il mondo…).

Senza “psicanalizzare” la classe politica, però non è per niente rassicurante che i nostri rappresentanti siano in larghissima parte così. Non si va da nessuna parte se manca l’entusiasmo del Bambino naturale, il rigore del Genitore normativo, l’analisi dell’Adulto, la mediazione del Bambino adattato, l’accoglimento del Genitore affettivo. Che ignoranza emozionale che c’è in Parlamento! Che bassa competenza comunicativa… E poi ci si stupisce che i sondaggi rilevino il distacco delle persone dalla politica. E anche la solita solfa che così si soffia sul qualunquismo ecc… è stancante e inefficace. Non credo più che la classe politica e la classe dirigente in generale siano lo specchio della società. Non so se si tratta di “casta”, però la schizofrenia tra Paese reale e classe dirigente ha toccato livelli preoccupanti.

Dulcis in fondo, ecco alcuni atteggiamenti “onorevoli”:

“Non so dire se fai più rabbia, pena, schifo o malinconia….”

C. Lolli – Borghesia (Emi 1972)

24 gennaio 2008: “Di questa cosa che chiami vita”

E’ on line la presentazione del libro di due carpigiani (terra di origine della madre di Francesco), riconosciuto da Guccini come il più completo e meglio scritto tra quelli che lo riguardano. Per vedere il video all’interno del mulino di Chicon, il bisnonno di Guccini, che utilizzava le acque del Limetra per macinare, clicca qui 8

“Di questa cosa che chiami vita” sono le ultime parole di Lettera, una delle più belle canzoni di Francesco, secondo me.

Intanto proseguono le reazioni  all’intervista di Guccini sul Sessantotto.

20 gennaio 2008: “La nebbia è solo questione di altezza”

Basta salire un pò per superare basse nuvole stanche di volare e passeggiare in mezzo al sole!

Domenica 20 gennaio 2008

16 gennaio 2008: “Il Papa e la Sapienza”

In merito alla visita del Papa all’inaugurazione dell’anno accademico all’Università La Sapienza, il Vaticano ha preferito soprassedere all’evento dopo “le note vicende di questi giorni”. Ieri sera il TG1 delle 20 ha dedicato 18 minuti alla questione, cioè il sessanta per cento.

Sono poi uscito per andare ad ascoltare Marc Lazar (professore di Storia e di Sociologia politica a Sciences Po, Parigi) e Gianfranco Baldini (professore associato di Scienza politica presso la Facoltà di Scienze politiche dell’Università di Salerno) che presentavano il loro libro “La Francia di Sarkozy”. Serata piacevole ed interessante sopratutto per le comparazioni tra il modello francese e quello italiano, oltre che per la brillantezza dei relatori.

In Francia una cosa come quella successa in Italia, senza commenti, sarebbe impensabile, forse perchè sono alla quinta repubblica e dal 1905 hanno disciplinato i rapporti tra Stato e Chiesa. Camillo Benso conte di Cavour il 6 giugno del 1861 probabilmente morì mortificato dal fatto di non essere riuscito a realizzare una “Libera Chiesa in libero Stato”: si consolerà sapendo che centoquarantasette anni dopo neanche i suoi successori ce l’hanno ancora fatta.

9 gennaio 2008: “Guccini e il ’68”

Ci ho pensato molto se fare o no questa news, e poi l’ho fatta. Francesco Guccini, da decenni un mio mito, ha rilasciato un’intervista alla rivista “Charta minuta”, edita dalla fondazione Farefuturo di Adolfo Urso, parlamentare di Alleanza Nazionale e Ministro nel precedente governo Berlusconi.

Guccini dice alla giornalista che il ’68 prima che politico è stato un fatto propriamente umano e di costume, che non ha mai letto Marx e Marcuse, che i suoi miti di quegli anni erano i libri americani, la musica americana e i film americani, che il suo ideale libertario non ha colori o etichette e va ben al di là degli schieramenti di destra e sinistra, che l’eskimo per lui non era una divisa ma un cappotto che costava poco. Per l’amor del cielo, nessun scandalo, Francesco ha sempre detto «Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta», nel 1978 cantava “Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà…” e due anni prima “…però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni…”: le etichette non sono mai state cosa sua e guai a chi gliele appiccicava addosso. Però ha anche scritto Addio: “…Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia. E dico addio…al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico…”

Tutto ciò detto, l’intervista mi ha dato la sensazione (responsabilità mia) di un distacco freddo e quasi scocciato da un mondo al quale, volente e nolente, Guccini è collegato. Cantare la storia di partigiani su in collina (non trent’anni fa, ma adesso), fare un cameo in un film panettone di Pieraccioni , farsi intervistare dalla rivista di un parlamentare di AN (Fini era nella sala operativa a Genova, durante il G8, dove “…dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia”) è sicuramente segno di grande flessibilità ma un po’ disorienta. È vero che un cantante si giudica dalle sue canzoni e un pittore dai suoi quadri, ma Francesco fa anche interviste e quindi esprime punti di vista che possono essere commentati. Sarà stata la coincidenza con l’intervista di Dalla e l’Opus Dei, ma quanto meno lo stile di quelle dichiarazioni a me vecchio fan (ripeto ancora, responsabilità mia) non risulta gradevole. Ciò nonostante, Guccini è sempre Guccini per me!

La Repubblica

Il Giornale

La Stampa

Charta Minuta

PS: cinquantotto anni fa la polizia uccise gli operai delle fonderie Riunite di Modena Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti e ne ferì altri duecento.

 

4 gennaio 2008: “Neve e rose”

Un bocciolo di rosa
sotto la neve
sprigiona una forza
pari alla sua
crudele dolcezza.

Uomini e bestie

Una pace che protegge

2 gennaio 2008: “Pubblicato il DVD ”

E’ stato realizzato il DVD dell’adattamento teatrale de “L’educazione sentimentale del manager” prodotto da Judith Pinnock con la regia di Francesco Brandi ed interpretato da Ugo Dighero con canzoni e musiche dal vivo di Claudio Lolli e Paolo Capodacqua. Oltre alle riprese dello spettacolo andato in scena a Rubiera nell’ottobre 2006, il DVD contiene anche una sintesi della presentazione a La Feltrinelli ed un intervista a TRC, nonchè un finale a sorpresa. Sono soddisfatto che una traccia di quell’importante esperienza, per me di vita, rimanga.

Alcuni spezzoni del DVD sono disponibili qui:

Rubiera 2006

Feltrinelli 2006

TRC 2006

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