Articoli primo semestre 2010

di Lauro Venturi il 1 gennaio 2010

30 giugno 2010: "La Piazza Grande di Modena abbraccia Francesco Guccini

Oh, ciao!” “Ciao, allora?” “La và mèl e po’ la crass”. Ecco il mio primo dialogo con Francesco, nella saletta antistante la sala consiliare del Comune di Modena, in uno spazio allestito da camerino: solite bottiglie di vino, salumi, formaggi, pane…e anche frutta.

Saranno più o meno le 18,30 di mercoledì 30 giugn0 2010, fa un caldo boione. La piazza è ancora vuota, lasceranno entrare le persone tra un’ora. Il palco è già allestito e nel back stage Antonio Marangolo e Vince Tempera chiacchierano accaldati.

Ritorno in camerino e poco dopo arriva Ligabue. Probabilmente avrebbe fatto volentieri qualche pezzo, sul palco, ma Francesco è stato irremovibile: “E’ un concerto come tutti gli altri”.

Lo ripete da tempo, anche durante le interviste a reti nazionali e regionali, con una coerenza che a volte sa di ostinazione.Eppure la città gli ha fatto davvero un’accoglienza memorabile: la Gazzetta di Modena, della quale Francesco è stato precario giornalista intorno ai vent’anni, gli ha dedicato un inserto di quattro pagine. Curiosità, c’è una foto di alcuni anni fa in cui ci sono anche io.

I musicisti vanno a fare il check sound, mentre Francesco rimane nel suo ritiro, circondato da tantissima gente. La piazza comincia a riempirsi ed il sole si nasconde pian piano dietro i tetti.

Iniziano le interviste televisive:

Arrivano anche Vinicio Capossela, Iacchetti e Petrini, dello Slow Food. Antonio Marangolo scalda il suo sax.

Alle nove e cinque Guccini scende lo scalone municipale ed entra nel back stage. Al suo accompagnatore indica un grande masso di marmo rosso e gli dice: “E’ la préda ringàdora, potrei farlo lì il concerto”. E non ha torto, quella pietrona rettangolare è la pietra delle arringhe, che in passato fungeva da palco per i banditori, che gridavano al popolo i decreti. Anche gli oratori vi tenevano comizi ed arringavano la folla. Francesco saprà sicuramente che sulla pietra venivano messi alla gogna i falliti, i truffatori e i ladri, si eseguivano sentenze capitali e si esponevano i cadaveri di annegati, per l’identificazione. Uno sguardo alla luna e poi, accompagnato dalla figlia Teresa e dal figlio di Renzo, Francesco sale sul palco accolto da un boato di oltre sei mila persone: molte sono rimaste fuori.

Sarà pure un concerto come gli altri, però Guccini quando guarda il Duomo e la Ghirlandina per me un po’ si commuove. E la mette in ridere: “Non l’ho fatto io, però avrei potuto, siamo coetanei con Wiligelmo…Vi hanno detto una balla, questo è un concerto come gli altri, io sono il solito cialtronazzo, sono vecchio, come i miei musicisti che devono stare seduti…Ah, la Ghirlandina, l’hanno ricoperta perché come simbolo fallico dava scandalo…Non è una festa di compleanno, li ho compiuti il 14 giugno, come Che Guevara…Oddio, anche Bonolis se è per questo è nato il 14 giugno…”
Si volta verso l’angolo sinistro della piazza: “Là, sotto i portici, c’erano i contrabbandieri di sigarette…”. Mentre racconta le prime feste da ballo, dalla sala consigliare si srotola uno striscione “Perché non la sopporto la gente che non sogna – Modena ringrazia Francesco”. Sbotta: “Che vergogna…”, poi sta per raccontare com’è nata “Canzone per un’amica” ma il pubblico rumoreggia perché le persone davanti non si siedono, e quelle dietro protestano. Allora attacca: la fa#m…

Prossima canzone, “Il tema”.

“Andammo da un amico, che aveva un registratore Geloso, a nastro, e ci fece sentire Jacques Brel, Georges Brassens… Victor Sogliani mi fa: – Conosco uno che ha un disco di Dylan. Io pensavo al poeta e scrittore gallese Dylan (Marlais) Thomas, invece era Bob Dylan. Quei testi, quegli accordi mi colpirono, e scrissi questa canzone…”. Victor Soliani e Augusto Daolio si prendono un grande applauso. E via con “Noi non ci saremo”, che la gente accompagna con il battito delle mani. “Fra case e palazzi che lento il tempo sgretolerà…”, io penso che per fortuna il Duomo e la Ghirlandina sono ancora lì. Finita la canzone, presentazione dei musicisti, accolti da un boato.Guccini parla delle osterie, incontrate a Bologna (si vede che Tondelli a Modena non aveva ancora aperto) con un oste che aveva sempre e solo lo spezzatino e lo proponeva come una prelibatezza. Il vino era solo bianco o rosso e costava 25 lire al bicchiere, uova soda comprese. “Si discuteva del mondo, in quel periodo che annunciava il passaggio violento dall’hippismo agli anni di piombo. Allora ho scritto questa canzone, sotto forma di lettera ad un amica…”. “Sono ancora aperte come un tempo…”.

Fatta la quarta canzone, Francesco riattacca il dialogo: “Sono venuto a Modena con una persona che lanciava anatemi contro il telefonino, ma mandava continuamente messaggi… Una volta le persone andavano affrontate viso a vivo, adesso per lasciarsi si mandano un SMS, mah…La nostra capacità di affabulazione sta scemando sempre di più… Per dire ad una persona che la nostra storia era finita, scrissi una canzone…”: la quinta è “Vedi Cara”.Francesco racconta la storia del film in cui un gruppo di musicisti vinse un premio ed andò a cantare in un campeggio con oltre tremila ragazze, da lì nacque l’idea di fare un complesso. “Victor scelse il sassofono (mai suonato!), io la chitarra, un altro affittava un contrabbasso ma non lo suonava mai…”. Parte “Canzone quasi d’amore”, una delle mie preferite, ascoltata in religioso silenzio dalle migliaia di persone assiepate in Piazza Grande. Guccini ritorna ai suoi anni modenesi, senza un soldo in tasca, si potevano solo guardare dischi, guardare libri,…tristezze immense rievocate per dare il via ad “Incontro”, con un arpeggio dolcissimo e delicato.La sezione degli amori continua con l’ottava canzone, “Farewell”.Guccini racconta di quando sentì “Ne me quitte pas”: “Sono rimasto schienato, pensavo che quel ragazzo (Brel) andava forte davvero. E ho scritto “Ti ricordi quei giorni…”. Finita l’ottava canzone, Francesco si volta a destra: “Contro quel muro sono stati ammazzati dei partigiani. La Resistenza… è passato tanto di quel tempo, ma parlarne ancora fa sempre bene”.Quale migliore incipit per “Su in collina”? Immagino che Emilio Po’ (Otello) fucilato a ventotto anni il nove novembre del quarantaquattro, dopo torture incredibili, sia riconoscente, così come i due giovani, Alfonso Piazza e Giacomo Ulivi, che morirono con lui. Penso che questa canzone epica, con campane, scariche di fucile, Cassio, il Brutto… portino un po’ di sollievo a quei morti. Francesco, per stemperare l’emozione di una piazza che ha ascoltato in assoluto silenzio la canzone, scherza con un ragazzo che fa una foto: “Non sono micca la D’Addario, e poi potresti anche finire in galera per intercettazione…io sono a favore di questa legge libertaria che difende la privacy …”. L’undicesima canzone è “Il testamento del pagliaccio”: “ha un finale patriottico, ma non è micca Và pensiero!”. Finita la canzone, guardando il Duomo, Francesco scherza sul fatto, vero, che ci sia una vertebra di balena, osso fossile relativamente frequente nelle argille plio-pleistoceniche delle nostre zone. “Modena, si sa, era una Repubblica marinara, dopo Venezia, Genova, Amalfi. Quelli di Pisa erano così invidiosi…”.Ellade parte a dare il tempo e Guccini gli fa, scherzando: “Bandini, come mai parti sempre te?”. Parte la dodicesima canzone, “Don Chisciotte”. Flaco è accolto con un applauso immenso, Guccini alla fine, urla: “Flaco Pancho Biondini” e lui, di rimando: “Francesco Chisciotte Guccini”: un’apoteosi. Francesco si riprende con un sorso di chiaretto: “E’ l’ultimo concerto di questa estate, lasciamo che il maestro Tempera…”. E Vince parte con Ufo Robot, seguito dai musicisti e dagli applausi del pubblico.“Uno che ha scritto Dio è morto, Auschwitz,..e vede la folla in delirio per Ufo robot…Ditemi dove ho sbagliato, dov’è l’errore…” scherza Francesco, per poi attaccare “Eskimo”, un cappotto che non era un cappotto, ben prima del sessantotto.Cyrano, Un vecchio ed un bambino, Auschwitz e Dio è morto sono quattro canzoni fatte quasi d’un fiato, per non interrompere il filo emotivo che ogni volta le poesie – canzoni di Francesco sanno trasmettere, interpretate sempre con tanto cuore.

La diciottesima canzone è un fuori programma. Francesco non ha voluto cantare con il Liga, con Capossela o con Zucchero, ma una modenesità se la concede: “Non avevamo neanche vent’anni e uno mi fa: Sai, c’è un tizio del Corni che sa fare l’assolo di Be bop a Lula. Allora lo incontrammo nel parco, per noi era un mito, Cantarella portò la batteria su un carrettino a tre ruote…”.Sul palco sale Franco Fini Storchi, che una settimana fa, inutilmente, aveva provato a convincere Guccini ad incontrare gli studenti, il giorno dopo il concerto.“Mi ha fatto il primo amplificatore da un watt e mezzo…, …oh, non farla in Mi, è troppo alta… Nell’originale il cantante aveva l’effetto eco nell’amplificatore, noi lo facevamo con bestiali contorsioni del diaframma…”. Iniziano il pezzo fuori programma e a me sembrano tornati ragazzi, come in questa foto del 1962, quando suonavano ne “I gatti”. Franco è tra Guccini e Victor, ammirate le casacche con i lustrini.Be bop a lula, la popolare canzone rock ‘n’roll registrata per la prima volta nel 1956 (avevo un anno!) da Gene Vincent e dai Blue Caps lo ha molto impegnato, per cui salta “Un altro giorno andato” e passa ad annunciare “La locomotiva”.Il pubblico si lamenta ma Francesco non molla: “Volete la qualità o la quantità?”.L’ultima canzone come sempre è un’apoteosi, si condensano in quelle note le emozioni di una serata piene ed intensa. A Francesco i modenesi perdonano pure di aver sottolineato che la locomotiva parla di un anarchico bolognese: tra Modena e Bologna c’è una ruggine forte, dal 1935,quando in questa piazza arrivarono uomini in arme trionfanti e festanti perché si erano ripresi la Secchia rapita.

A Francesco Modena ha voluto bene e lo ha festeggiato da cittadino illustre, non da “modenese volgare”.

Francesco è di montagna e di pianura, di balere e di poesie, di canzoni e di racconti.

E poi non è un divo, forse anche per questo entra nel cuore e nella testa di tante gente.

Me lo ricordo quando, nel 1975, una ragazza gli si avvicinò e gli disse: “Dai Francesco, sganciami una fumogena”. Lui la guardò e solo dopo capì che voleva una sigaretta.

Bè. Il Maestrone è nell’anima e dentro all’anima per sempre resterà.

 

 

 

27 giugno 2010: "C'era una volta l'intercettazione"

Ho acquistato questo libro a Carpi, due settimane fa, quando andai a sentire Antonio Ingroia: una bella lectio magistralis sulla giustizia e le bufale della politica. In Anobii, il social network che tratta di libri, ho dato cinque stelle per l’utilità e la chiarezza del libro, non tanto per il suo spessore, diciamo così, artistico. Ingroia espone “fatti che si affermano con la loro ostinatezza” e smonta meticolosamente tutte le bufale che sono diventate verità grazie alla potenza di fuoco dei media e alla mollezza dell’opposizione: non è vero che siamo tutti intercettati, non è vero che le intercettazioni costano molto, non è vero che i reati di mafia non subiranno impedimenti con la nuova legge sulle intercettazioni. I luoghi comuni cadono come pere ormai marcite dal sedere troppo tondo e le menzogne ricucite da verità mostrano i loro vermi al mondo.Un Paese normale garantirebbe a queste tesi una pubblicità adeguata, quanto meno perché le persone possano farsi un’idea. Ma un Paese normale non sarebbe sull’orlo di un medioevo prossimo venturo.

 

 

24 giugno 2010: "Un Guccini in grande forma"

Un Guccini in grandissima forma parla per un’ora e mezza nella bella cornice della rocca di Spilamberto.
L’occasione è la presentazione del libro “Non so che viso avesse”, con l’ormai simbiotico Alberto Bertoni, anche lui in grande forma.
C’era anche una bella luna, non piena del tutto, come faceva notare il Maestro un po’ commuovendosi e un po’ ricordando “Guarda che luna, guarda che mare…” per sottolineare l’importanza, nella sua formazione, delle balere, nelle quali ha suonato all’inizio. Geniale poi il passaggio dalle balere a canzoni come Auschwitz.
Un Guccini con voglia di parlare, che si commuove, sempre con il riserbo che contraddistingue quelli come lui, si intende, pensando a sua madre (ha letto alla fine le due pagine proprio a lei dedicate) e a Renzo Fantini, consigliere ed amico.
Un bel inserto su come vengono scelte le scalette per i concerti, su come sarà quella del prossimo autunno, con il sicuro rientro di “Canzone dei 12 mesi” e forse de “Il pensionato” e “Il frate”: “Cosa volete mai, La locomotiva e Canzone per un’amica ci vogliono, così come Il vecchio e il bambino, Auschwitz e Dio è morto, poi non ne restano mica tante”.
Esilaranti i ricordi dell’esame alla Siae, la cui domanda era stata fatta da un suo amico (Guido De Maria, scommetterei): iscritto come melodista non trascrittore, perché non scriveva musica.
Si è parlato dei dialetti, dell’infanzia a Pàvana con il babbo ritornato dal campo di concentramento quando Guccini aveva circa cinque anni: “Quando sono nato lui non c’era, ma mia mamma per fortuna sì”. Rispunta anche la pigrizia nello scrivere canzoni: "Ne ho tre, l'ultima però non la faccio perchè poi finisce subito su You Tube": se sapesse che "
Il Pagliaccio" e "Su in collina" le ho messe io per primo, appena venuto a casa dal concerto di Porretta…
Tutte le cose dette questa sera le avevo già sentite e lette diverse volte, ma c’era un timbro particolare che ha reso tutto gradevole ed emozionante.
E adesso il concerto del 30, a Modena, voluto dal mio amico Assessore Roberto Alperoli, sul quale Guccini ha ironizzato definendolo un concerto come gli altri. Ha fatto battute sul back stage che sarà di oltre cento persone, ha ironizzato sulle condizioni poste dalle grandi star agli organizzatori, mentre lui si fa preparare il catering da un genovese (Michele), quasi un ossimoro.
A Modena, ci saranno grandi sorprese!

15 giugno 2010: "Se poteste scegliere, quanti collaboratori confermereste nel vostro team?"

Ecco il sesto articolo della rubrica che tengo su Persone & Conoscenze, qualificata e originale rivista per chi investe su se stesso.

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Articoli precedenti:

Conta il contenuto o chi lo scrive?

Motivare le persone in tempo di crisi

La persona e le sue conoscenze al centro della crisi

La crisi come stimolo di cambiamento

Una crisi vigliacca e sporca

 

14 giugno 2010: "Buon compleanno, giovane settantenne"

Guardate questo bel tributo di Vincenzo Mollica 8

Di Francesco ho tanti ricordi ed incontri, da quando avevo diciott'anni ad oggi. Quando, nel 2005, pubblicai "L'educazione sentimentale del manager", nel quale sono contenuti dal vivo tutti questi inserti, scelsi queste poche righe per la nota a piè di pagina: Francesco Guccini, cantautore e scrittore, dalla fine degli anni ’50 ad oggi ha pubblicato 19 album, ai suoi concerti accorre un vasto pubblico, per numero e ‘range’ di età. Viene studiato nelle scuole come poeta contemporaneo, ha vinto il premio Librex – Guggeneim e gli è stato conferito il premio Montale, sezione “Versi in musica”. Ancora oggi ascolto un nuovo suo lavoro con religiosa attenzione, e mi emoziona. Alla presentazione di “Parnassius Guccini”, nel 1994, arrivai a Longiano, nel pomeriggio. Tutti i biglietti erano esauriti. Mi salutò, mi fece assistere alle prove, mi portò a cena con sé ed i musicisti e seguii il concerto sul palco.
 

9 giugno 2010: "Motivazione e Leadership"

Guardate le facce di fianco al presunto arringatore e ditemi voi…


 

 

1 giugno 2010: "Orgoglio artigiano"

 

CNA e Confartigianato hanno organizzato, per sabato 5 giugno, la manifestazione “Lavoro Io, lavora Modena”, al fine di richiamare l’attenzione dell’opinione pubblica e delle istituzioni sul ruolo fondamentale dell’artigianato e della PMI.
Quando chiude, o rischia di chiudere, un’azienda di 100 operai, i giornali e le tv ne parlano per ore. La notizia della vertenza alla Ferrari (che interessava 250 persone) ha visto dichiarazioni del Sindaco, del Presidente della Provincia…
Se invece chiudono cento aziende artigiane con due o tre operai ciascuna, nessuno dice niente.
Nelle nostre terre, è impensabile un modello economico – sociale che prescinda dalle realtà imprenditoriali di piccole e medie dimensioni: eppure, la disattenzione verso la grave crisi in cui versano queste aziende è molto elevata. Il rischio quindi è alto, perché se va in crisi questo modello non sono solo gli artigiani a chiudere l’azienda, ma restano senza lavoro anche i loro dipendenti e tutti quelli (banche, amministrazioni comunali,…) che offrono loro servizi.

In provincia di Modena, dove una persona su nove ha una partita IVA, il lavoro delle imprese, prima che un fatto economico, è un fatto sociale: ecco perché è indispensabile che il tessuto dell’artigianato e delle PMI tenga e venga adeguatamente supportato.

Vi invito a questa manifestazione , che non sarà di protesta, bensì di orgoglio per il lavoro vero, perché le sorti delle aziende artigiane e delle PMI ci riguardano direttamente, anche come cittadini. Siamo abituati a dare per scontato il connubio benessere economico – coesione sociale, ma non è gratis, va conquistato centimetro per centimetro e giorno per giorno.

Sito ufficiale 8

31 maggio 2010: "Fragilità"

Anche le cose fragili possono essere molto belle!

 

24 maggio 2010: "Poesie della fine del mondo?"

Il mio amico Roberto, già eccellente Sindaco del Comune di Castelnuovo Rangone, ed ora Assessore alla Cultura del Comune di Modena, ha organizzato questo interessante e piacevole evento. Sabato 29 e domenica 30 maggio i più grandi poeti italiani leggeranno le loro oepre in piazza XX Settembre, adesso molto più bella senza le bancarelle.

Interessante, da seguire, anche gli interventi musicali proposti da diversi artisti, tra i quali il bravo Ivan Valentini che con me e Roberto condivise, da ragazzi, l'importante esperienza di educatore nei soggiorni per adolescenti.

Particolarmente importante, per me, è la presenza di Claudio Lolli, che ha scritto una bella prefazione sugli anni settanta al mio libro "L'educazione sentimenatle del manager", il cui adattamento teatrale è andato in scena con la presenza proprio di Claudio Lolli e Paolo Capodacqua 8.

Poesie della fine del mondo: due giornate di respiro per il cervello e il cuore, da non perdere.

 

23 maggio 2010: "Ciao Falco!"

20 maggio 2010: "Conta il contenuto o chi lo scrive?"

Ecco il quinto articolo della rubrica che tengo su Persone & Conoscenze, qualificata e originale rivista per chi investe su se stesso.

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Articoli precedenti:

Motivare le persone in tempo di crisi

La persona e le sue conoscenze al centro della crisi

La crisi come stimolo di cambiamento

 

16 maggio 2010: "Marcia della Pace 2010"

Perugia – Assisi 16 maggio 2010

 

12 maggio 2010: "Economia o roulette?"

Senza pretese di fare analisi approfondite, però la prima pagina de Il Sole 24ore di oggi, 12 maggio, e quella di ieri danno proprio l'idea di com'è fatta questa crisi.

 

Anche per questo, un paio di anni fa, ho iniziato a scrivere un romanzo che tratta dell'impatto che gli eventi così imprevedibili e irrazionali hanno sulle eprsone comuni, dipendenti o piccoli imprenditori, che chiederebbero solo di poter lavorare in pace.

Sursum corda!

Una crisi finanziaria vigliacca e sporca

La crisi come stimolo di cambiamento

La persona e le sue conoscenze al centro della crisi

Crisi finanziaria e PMI

 

8 maggio 2010: "Fortuna o casualità?"

Che meraviglia poter parlare per ore ed ore, aiutati da un ottimo rum e da un Toscano Presidente, del fatto se esista e quanto pesi la fortuna, della differenza tra fortuna e coincidenza!

Qualche amico liquido si chiede “E la casualità?”.

Interessante contributo. Però il nostro narcisismo avrebbe una ferita troppo forte al pensiero che siamo piccoli fuscelli sballottati dal caso.

Penso di avere un buon locus of control interno perché il proverbio "Aiutati che il ciel ti aiuta" mi è familiare.

Poi coincidenze, fortuna e casualità danno sicuramente una mano.

 

 

 

 

28 aprile 2010: "Motivare le persone in tempo di crisi"

Quarto articolo della rubrica "L'educazione sentimentale del manager" ospitata nella bella rivista Persone & Conoscenze che, per altro, organizza l'interessante Convegno "Risorse Umane e non Umane – L'azienda come costruzione comune" a Bologna, giovedì 6 maggio prossimo. Per iscriversi gratuitamente all'evento si può inviare una mail con i propri dati a
martina.galbiati@este.it.

Clicca sull'immagine sottostante per leggere o scaricare il file .pdf: buona lettura!

 

15 aprile 2010: "5° Concorso Internazionale di poesia Città di Vignola"

Sabato 10 aprile, ma io ero a Cuba, hanno premiato come prima opera di autore vignolese la mia poesia:

Ciliegi in sfiore

Sono crudeli i ciliegi in fiore
quest’anno,
perché guardano putrefarsi il tuo corpo
che ho amato.

Lo so che anche le stagioni scivolano sul tempo,
ma almeno sono eleganti e puntuali.
Qui invece vedo la disperazione senza senso
di un'inutile attesa.

Scorrono veloci le immagini gioiose
di tempi ormai passati e di cupe rabbie.

Si nutrono insaziabili sensi di colpa.

Arriverà, come il ladro in una notte buia,
il momento finale.
Non si e' mai preparati abbastanza.

* * *

Quest'anno sfioriscono presto i ciliegi,
e' una primavera tronca.
Ti vedo diventare grande
concimato da troppo dolore.

Sei il nostro frutto, un bel frutto.

Affronti con dignità e coraggio
l'inutile cammino verso l'evento finale
forse atteso.

Nulla ti e' risparmiato e nulla sorvoli,
attraversando il sentiero di rovi
che ti porterà ad essere definitivamente adulto.

Vorrei dirti che il dolore matura
ma sento la farsa di queste parole.
Vorrei prendermi io le tue spine e la tua croce,
un padre cireneo.

Ridicola pretesa: nel dolore si e' comunque soli.

E quest'anno mica hanno scherzato: oltre all'attestato anche una bella targa!

Guarda tutte le edizioni del Premio 8

 

15 aprile 2010: "Pubblicità de L'ultima nuvola anche sui siti Sole 24 Ore ed Ansa"

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

14 aprile 2010: "Edmondo Berselli: maestro con leggerezza"

Per ricordare Edmondo Berselli mi piace pubblicare questa fotografia, che scattai il 28 maggio 2008 nella splendida cornice della biblioteca dell’Archiginnasio, in piazza Galvani a Bologna. Era la presentazione del libro “Vorrei una vita come la mia” del professor Marco Santagata, petrarchista di fama internazionale. Con l'autore, Francesco Guccini e appunto Edmondo Berselli, giornalista e scrittore.

Un altro bel ricordo è quello di Repubblica.it: guarda il video

 

13 aprile 2010: "Parlare di economia e finanza con i Giovani Imprenditori"

Mi fa sempre piacere quando i Giovani Imprenditori mi chiamano a dialogare con loro, sia che si tratti della presentazione del libro o di questioni salienti come l'attuale crisi finanziaria.

E' un bel modo per confrontarsi e sentire dal vivo gli umori di chi ogni mattina fa impresa, nonostante difficoltà, vincoli, burocrazie.

 

31 marzo 2010: "L'ultima nuvola tra Isabel Allende ed Erri De Luca"

E' solo una promo di un sito di libri, però che emozione…


 

28 marzo 2010: "I calanchi ci ricordano ferite preistoriche"

27 marzo 2010: "Prima uscita in moto"

Ne avevo proprio una gran voglia di cavalcare l'appennino con la moto, io e lei e il paesaggio (ovviamente con due occhi alla strada).

Poi ho messo via l'attrezzatura invernale e tirato fuori quella per tagliare l'erba, le piante secche… Gran relax, la campagna è sontuosa!

25 marzo 2010: "E' primavera, nonostante…"

 

22 Marzo 2010: "La persona e le sue conoscenze al centro della crisi"
 

Terzo ed ultimo articolo sulla crisi, ospitato nella rubrica "L'educazione sentimentale del manager" della rivista Persone & Conoscenze.

Cliccando sull'immagine puoi leggere e salvare il file in formato .pdf:

Gli altri due articoli li puoi trovare cliccando qui 8

 

20 marzo 2010: "Guccini incanta il pubblico modenese!"

Francesco Guccini incanta Modena, piccola città bastardo posto: Forum Monzani strapieno ad ascoltare il grande poeta cantautore.

Il libro, “Non so che viso avesse”, è davvero un pre – testo, quello che conta è sentire raccontare dal maestro storie che praticamente si sanno già a memoria ma che, come le favole di quando eravamo piccoli, ci piace ascoltare fino allo sfinimento.

 

Innanzitutto grande sorpresa: sul palco arriva Luciano Ligabue, che regala a Guccini ed al pubblico commenti affettuosi ed autentici sul Maestrone.

Albero Bertoni, coautore di “Non so che viso avesse” (perché nasconderne il nome in copertina?) è puntuale e misurato nel sollecitare Francesco. De Maria è divertente a (ri) fare lo sketch del Pirata Pacioccone, con Guccini che sostiene di avere scritto solamente alcune frasi finali di quelle canzoncine, rammentando però bene che quei volponi di De Maria e soci in realtà erano interessati alla sua bella morosa. Beppe Cottafavi fa l’editor contento che il libro sia al primo posto nelle classifiche e racconta di aver preso Guccini per sfinimento, salendo ogni due settimane a Pàvana.

Spunta anche Valerio Massimo Manfredi a sottolineare qualche dolce ricordo di Bonvi e delle sue improbabili disintossicazioni alcoliche. Nonostante la tristezza per la morte di Renzo Fantini (Francesco arrivava proprio dal funerale), Guccini è stato brillante nella sua complessa semplicità e nella sua modestia mai recitata. Francesco continua ad incantare giovani, meno giovani ed anziani perché la sua autenticità e la sua coerenza in fondo sono una speranza contro la bruttezza e la violenza di questi tempi finti, di furbizia e malaffare. Non che lui voglia ricoprire questo ruolo, è il suo essere naturale che attira le simpatie e l’affetto di tanta gente. Sarebbe stato interessante registrare i commenti che le persone, all’uscita, esprimevano, contente di avere partecipato a quell’evento.

Pur essendo un gucciniano della prima ora, due cose nuove ho imparato: Alfio Cantarella (presente con i vecchi amici di Francesco) all’inizio aveva solamente le bacchette e non la batteria, ma poi misteriosamente si trovò tra le mani un tamburo che avevano regalato a Piero, il fratello minore di Francesco. Poi, il mio amico Assessore, Roberto Alperoli, ha ricordato il primo concerto nel quale vedemmo Francesco, nel 1972, a Modena. Si presentò con la testa fasciata, giurando che non era dovuto alla sbornia. Sta sera ha riconfermato che era astemio, pur ammettendo di trovarsi dietro al bancone de L’osteria delle Dame quando, improvvisamente, scivolò e picchiò la testa. Il pubblico in parte ha fatto finta di crederci, pur rilevando che l’indizio non era proprio da poco.

Non ci resta che aspettare il concerto in Piazza Grande del 30 giugno prossimo!

PS: per ricordare Renzo Fantini, ecco questa foto del 1975, quando organizzai un recital (allora si chiamavano così) di Guccini a Castelvetro, come racconto ne “L’educazione sentimentale del manager”.

Se guardate bene nel manifesto c’è una scritta cancellata con un pennarello nero. C’era scritto “Teatro Parrocchiale”, che il prete ci aveva prima concesso ma, dopo aver letto i testi delle canzoni di Guccini, ritirò la sua disponibilità. Un’ora prima dell’inizio dello spettacolo, migrammo nella palestra comunale. Renzo è quello a sinistra, vicino alla cassa, con abito grigio, ed io gli sono a fianco, dietro a Francesco.

 

16 marzo 2010: "Mille!"

Stasera sono arrivato a 1.000 libri su Anobii, un social network dedicato a chi si scambia pareri sui libri.

Italo Calvino, in “Se una notte d’inverno un viaggiatore…., scrive: “Leggere…i libri che da tanto tempo hai in programma di leggere, i libri che da anni cercavi senza trovarli, i libri che riguardano qualcosa di cui ti occupi in questo momento, i libri che vuoi avere per tenerli a portata di mano in ogni evenienza, i libri che potresti mettere da parte per leggerli magari quest'estate, i libri che ti mancano per affiancarli ad altri libri nel tuo scaffale, i libri che ti ispirano una curiosità improvvisa, frenetica e non chiaramente giustificabile…” È già detto tutto, allora…buona lettura!

PS: mi piace anche scrivere, però penso che per fare una riga occorre averne letto diecimila.

13 marzo 2010: "Neve, comunque"

Di notte le stelle
punteggiano
un bianco lunare.
 
Di giorno il sole
abbraccia
una neve abbondante
che voluttuosa
si scioglie.
 
Comunque neve.
 
 
I caprioli saltano…come caprioli, vanno a bere al rio e poi tornano nel bosco.
 
 
 
 
Probabilmente uscì, chiudendo dietro a sè la porta verde…
 
 

3 marzo 2010: "Un'altra recensione per L'Ultima nuvola"

Comunica, periodico di Unindustria Servizi, ha dedicato una recensione al mio ultimo romanzo, grazie!


25 febbraio 2010: "La crisi come stimolo di cambiamento"

Ecco il secondo articolo della rubrica "L'educazione sentimentale del manager" che l'amico Francesco Varanini mi ha proposto sulla rivista "Persone & Conoscenze". Piccoli squarci di vita professionale (e non solo)

scarica il file .pdf dell'articolo 8

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22 febbraio 2010: "La bellezza salverà il mondo"

"La bellezza salverà il mondo" afferma il principe Miškin nell'Idiota, il secondo dei grandi romanzi (dopo Delitto e castigo e prima dei Demoni e dei Fratelli Karamazov) che lo scrittore russo Dostoevskij scrisse tra l'autunno del 1867 e l'inverno del 1868.

In questi tempi di decadenza ha un senso esplorare insieme se questa frase possa rappresentare una vana speranza o una seppur remota possibilità?
L'estetica (intesa nel suo senso più etimologico: aesthetica origina dal greca
α?σθησις – “sensazione” e da α?σθ?νομαι – percezione mediata dal senso) potrà salvarci laddove l’etica, che sempre più sembra una parola svuotata di senso concreto, sembra avere fallito?
La voglia del “bello naturale” ci aiuterà a (ri) trovare la strada per migliorare la qualità della vita ed un miglior benessere nella casa, nella scuola, nel lavoro e nella società?
La
Fondazione Enzo Spaltro organizza a Cervia, il 19 e 20 marzo prossimi, un “convegno – scommessa” dal titolo intrigante: “Il bellessere”.

Vari testimoni risponderanno alla domanda “Bellezza è…”, in un convegno – maratona originale e interessante.
Prendete in considerazione la possibilità di passare un paio di giorni interessanti e divertenti: why not?

Scarica la locandina 8

 

11 febbraio 2010: "Nelson Mandela"

L'11 febbraio del 1990 Nelson Mandela viene liberato. dopo 27 anni, dal carcere di Robben Island. Nel 2004, durante unan vacanza in Sudafrica, visitai l'isola e la prigione, un 'emozione forte. In questi periodi di escort e massaggiatrici, e trans e tangenti, ricordare persone come Nelson Mandela è un minimo d'ossigeno che dovrebbe farci vergognare per mandare giù tutto quello che ci propinano.

 

8 febbraio 2010: "Ciliegi in (s) fiore"

 

28 gennaio 2010: "Vale la pena ritornare in Italia? Un altro punto di vista"

Sul tema se sia meglio o no, per un giovane, andare all'estero, ecco il puntuale contributo di Francesco Varanini in un editoriale di Persone & Conoscenze, rivista che posso dire di aver visto nascere e sulla quale ho scritto diversi articoli. Sull'ultimo numero c'è il mio primo articolo della rubrica "L'educazione sentimentale del manager" che generosamente Francesco mi ha offerto.

 

23 gennaio 2010: "Vale la pena ritornare in Italia"

Una mia amica, che ha studiato e lavora negli States, dove si è anche sposata, mi chiede: "Vorremmo tornare in Italia, che ne dici?". Le domande brevi sono le più intelligenti, ma anche quelle che richiedono risposte più lunghe. Aldilà di considerazioni più personali, che non si socializzano, le ho proposto due link, sperando che ragione e sentimento facciano un buon cocktail.

Figlio mio, lascia questo paese 8

 

14 gennaio 2010: "Donne senza guscio"
 

 

Le donne e il lavoro è un tema intrigante e rischioso.

Il libro di Luisa Pogliana, che ho il piacere di conoscere e che ha fatto un robusto lavoro di editing de “L’educazione sentimentale del manager”, ha il pregio di proporre testimonianze dirette, senza la pretesa di definire modelli rigidi.

Troviamo donne che interpretano il lavoro non solamente in chiave strumentale, ma di crescita personale e professionale, senza la compulsione di fare carriera ad ogni costo.

Ciò non toglie che incontrino tante difficoltà in azienda perché “affermarsi come donne vuol dire essere brave, ma competere con gli uomini vuol dire essere alla loro altezza, vissuta come superiore”.

Attraverso la sapiente lanterna dell’autrice, che connette ed espande con rispetto le testimonianze delle donne intervistate, si ha la forte impressione che l’occhio femminile permetta di cogliere più elementi creativi nel lavoro manageriale, rispetto alla fredda lettura di schemi e matrici che spesso lo caratterizzano.

Il libro non nasconde le incoerenze e le debolezze delle donne in azienda, perché è “inevitabile nutrirsi delle bacche tossiche che la giungla offre ogni giorno”.

Quello che mi ha colpito è che nei racconti delle donne non si trova tracce di lamentazioni o recriminazioni, quasi che proprio non ci tengano a configurarsi come vittime.

“Perché un gruppo omogeneo (di uomini) che si è composto per cooptazione dovrebbe introdurre al suo interno il gene della diversità?”, si chiede verso la fine Luisa.

Perché se proviamo ad uscire dalle regole, lasciando briglia sciolta alla diversità, anche noi manager maschi potremo avvicinarci a nuovi punti di vista che ci renderebbero meno rigidi e meno obbligati a recitare copioni preconfezionati e limitanti.

E’ una sfida che, da uno a mille, dobbiamo accettare assumendoci la responsabilità individuale di muoverci anche in contesti avversi, senza scuse, perché è vero: “il destino non è che l’ultimo nome che diamo al nostro inconscio”.

Visita il Blog di Luisa

Leggi la recensione 8 che ho scritto

 

11 gennaio 2010: "Ciao Fabrizio!"

L'undici gennaio di undici anni fa moriva "l'amico fragile". Visto che è gennaio ed è morto in gennaio, mi piace ricordarlo con questa canzone, che per altro mi è particolarmente cara:

 

9 gennaio 2010: "L'eccidio alle Fonderie di Modena"

Sessant'anni fa la polizia fascista (perchè ci devono essere timori ad usare questo aggettivo?) di Scelba uccise con un tiro al piccione sei operai che rivendicavano il diritto al lavoro. Nel libro che sto finendo di scrivere (titolo provvisorio "Romanzo reale") c'è un cameo su questi fatti. Mi piace inserire in ogni libro, anche se un romanzo, episodi della nostra storia, diciamo per un servizio alla memoria. Ne L'ultima nuvola ci sono il capitano Ultimo, Falcone e Borsellino, i fatti del G8 di Genova 2001, la Resistenza. Ne L'educazione sentimentale del manager ci sono le stragi di stato degli anni settanta e gli omicidi settimanali di giudici, giornalisti, lavoratori… degli anni di piombo. In Romanzo reale ci sono i fatti delle ex Fonderie (con un discorso di Togliatti, ai funerali, drammaticamente attuale) e un omaggio a don Ciotti ed a Libera.

Tornando all'eccidio delle ex Fonderie su Facebook ho trovato questo bellissimo post di Arturo Ghinelli, che riporto interamente, foto compresa. Leggetelo.

Modena, 9 gennaio 1950 : una città fondata sul lavoro. Io non c’ero per il semplice motivo che ero ancora nella pancia di mia madre.
Infatti sono nato sei mesi dopo, l’undici luglio.
Ma quello che successe quella mattina di gennaio influenzò non poco la mia vita.
Il mio stesso nome viene da lì. Io mi chiamo Arturo perché tra i sei operai uccisi dalla polizia davanti alle Fonderie c’era mio zio Arturo Malagoli,fratello di mia madre. Arturo aveva 21 anni,mia madre 23. Per molti anni della mia vita io non sono stato altro che “il figlio della Malagoli”.Anche perché la cosa non si è fermata lì,in conseguenza di quella tragedia famigliare,Togliatti e la Iotti decisero di adottare mia zia Marisa. Così fino a quando abitammo nella vecchia casa popolare di Via Como,sul mio letto non c’era la Madonna ma il quadro con il ritratto di mio zio,a cui aggiunsi la foto di Togliatti quando morì nel ’64.
Un evento della storia dei grandi che influenzò la mia vita di bambino. Infatti,avendo mio padre conservato i giornali dell’epoca,io ho avuto la possibilità di leggere le cronache del fatto e di scoprire che vi erano coinvolti,a diverso titolo, dei bambini. Una bimba di nove anni,ad esempio,sembra essere stata l’unica testimone oculare della morte di mio zio:”afferma di aver visto un milite che ha fatto lo sgambetto ad un operaio che scappava e,dopo averlo fatto cadere a terra,gli sparava un colpo di fucile dopo averlo gettato nel fosso. L’operaio aveva i capelli castani ricci.”Ma il bambino con cui mi identificavo di più era uno scolaro di terza elementare Ermanno Appiani,figlio di Angelo,uno dei caduti, fotografato mentre con la cartella a tracolla porta fiori sul luogo dove suo padre è stato ucciso dalla polizia.
Quando poi sono cresciuto ho scoperto che tra i giornalisti inviati a Modena dall’Unità non ci fu soltanto Renata Viganò, ma anche Gianni Rodari. La Viganò fece una intervista alla mia “nonna dei bobò”.
Rodari andò oltre la cronaca e scrisse la poesia “Il bambino di Modena”. Del resto quella modenese fu un’esperienza importante per il poeta,di cui nel 2010 ricorderemo il 30°della morte,perché sposò una modenese e in una casa di contadini non molto lontana da quella di mia nonna scrisse poi “Le avventure di Cipollino”.
Riflettendo penso di aver capito perché mi è sempre piaciuto studiare e poi insegnare storia. Tuttavia non ho mai insegnato ai miei ragazzi gli avvenimenti del 9 gennaio 1950, perché mi sento troppo coinvolto emotivamente. Una sola volta mi é scappato detto: ”Un mio zio è stato ucciso dalla polizia”.”Perché era un ladro?” mi hanno chiesto.”No mio zio non era un ladro.” Mio zio era un lavoratore che lottava per ottenere il diritto al lavoro per tutti come dice l’articolo 1 della Costituzione
Per questo sono stato molto felice di apprendere che quest’anno il Comune ha pensato un percorso con un seminario di formazione per gli insegnanti e un bando di concorso rivolto alle superiori per “Raccontare le Fonderie sessant’anni dopo” .
La presentazione dei Progetti delle classi e la consegna dei premi sarà fatta sabato 9 presso la sede dell’Istituto Storico in via C.Menotti 137, la stessa strada in cui si svolsero gli avvenimenti quella tragica mattina di sessant’anni fa.
Buon lavoro a tutti, perché,come perfino i bambini sanno, l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro. Arturo Ghinelli

1 gennaio 2010: "Ciao Giorgio!"

Sette anni fa moriva l'indimenticabile Giorgio Gaber, interprete in anticipo, come pochi, dei sentimenti di questa benedetta e maledetta umanità italiana. Ricordarlo non è solo doveroso, ma anche utile, almeno per me.

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