Articoli secondo semestre 2011

di Lauro Venturi il 1 luglio 2011

 

31 dicembre 2011: "I pesci non chiudono gli occhi"

De Luca è uno degli autori che davvero amo di più.
Qui ritorna a quando aveva dieci anni e diventa grande, grazie ad una ragazzina che vorrebbe che chiudesse gli occhi, quando si baciano. O a un pescatore che gli insegna i segreti del mare. O ai suoi genitori, che gli va bene che sia così come è.
Magistrale storia di dolcezze e di crudeltà, che si sviluppa intorno a chi bambino non lo è mai potuto o voluto essere.
Ogni riga è un condensato di riflessione, senza che ne perda il ritmo la lettura: geniale!


 

25 dicembre 2011: "S'ciao…"

 

20 dicembre 2011: "L'importanza del lavoro vero…"

Selezionando col tasto dx del mouse "Visualizza immagine", la lettura è più agevole

 


12 dicembre 2011: "Quarantadue anni fa…"
 
Per non dimenticare che il 12 dicembre 1969 questa bomba diede all'avvio alla cosidetta strategia della tensione.
Misero in scena la farsa degli anarchici, che costò la vita a Pinelli e diversi anni di galera a Valpreda.
Poi si scoprirono servizi segreti deviati, ecc… Un Paese democratico dovrebbe richeidere piuù trasparenza su questi fatti.
Tra poco passerò per Piazza Fontana, per andare a casa, e penso che la decadenza economica non è che la fase finale di una decadenza di valori.

28 novembre 2011: "La locanda"

Un libro molto bello ed originale.

Originale perché l’autrice si trasforma in locandiera che accoglie le persone che vanno da lei in psicoterapia. Offre loro un luogo nel quale incontrare “…le proprie persone, tutti i vari sé che abitano il nostro mondo”.La locandiera prende in custodia ciò che nel momento le persone non possono portare con sé, ma che torneranno a prendere, a tempo debito.

Oltre alla locandiera, compare nel libro anche la “cittadina”, la parte più teorica e razionale.

Un libro bello, perché funziona molto bene quest’alternanza, resa trasparente e onesta al punto che il testo della cittadina è in corsivo, così non si fa confusione tra quando si racconta e quando si spiega.

Nel libro si prende contatto con una idea di psicoterapia che sa di affiancamento, che si prenda cura di chi è affaticato della vita, non concentrandosi su un presunto ‘male’.Prendersi cura, e non curare, è il filo conduttore del libro, che (ri) propone il concetto di salute mentale, che sa dire non solo della capacità di affrontare il disagio di chi bussa alla locanda, ma anche della capacità di accoglierlo, quel disagio, senza etichettarlo come patologia.

“Qualche volta esco dalla locanda per depositare altrove la mia inquietudine. Spesso accade che andiamo poi, insieme, a cercarla” riflette la locandiera.

Questo saper esserci senza farsi travolgere permettere davvero di sperimentare anche direttamente il dolore, questa emozione evitata e negata, quindi spesso costretta a “..travestirsi con i cenci malsani della malattia”.

Il libro è utile sia a chi esercita una “professione di aiuto”, sia a chi pensa di farsi aiutare.Condivido pienamente l’approccio proposto, che mette al giusto posto la psicoterapia e mette in guarda dal rischio enorme di sentirsi responsabile di qualcun altro, al punto da cadere nel delirio di onnipotenza di poterlo guidare verso una meta. Molto meglio essere funzionalmente al fianco della persona che sosta nella locanda, meglio “mettere le mani nei loro dati” e concentrarsi sulle domande che si possono formulare, affinché l’ospite temporaneo possa chiarirsi dentro di sé le sue intenzioni.

“Si impara in fretta l’errore per il consiglio diretto” ci avverte l’autrice, a sottolineare come l’ansia da prestazione rischi di farci uscire “frasi indelicate, violente”, quindi terribilmente dannose nel loro “tentativo di respingere un’onda che sentiamo ansimare minacciosa”.O, forse ancora peggio, dire a chi sta male “Sì lo so, anche a me è successo… “, quasi ci fosse una sorta di competizione per stabilire chi ha avuto la peggio dagli sgambetti della vita.

Un altro passaggio molto bello ed interessante è quello in cui l’autrice affronta il problema del disallineamento tra psicoterapeuta e paziente: “…La capacità tecnica di entrare in rapporto, di sostenere un livello di comunicazione soddisfacente sconfina nella manipolazione ed è infida come l’ipnosi”. Scrive pertanto l’autrice: “Ma ciò che l’analista ha più del suo interlocutore è solo la conoscenza tecnica, e di questa sì che, come qualunque professionista, deve tenersi integralmente responsabile: della sua consistenza, della sua precisione, del suo aggiornamento, della cura nell’adeguarla all’esigenza del momento e della persona, della scelta degli strumenti che usa e del modo”.

Mai confondere i fini con i mezzi, in fondo “la diagnosi non è che una metafora, un modo come un altro di tratteggiare una situazione”.

 

Con una metafora calzante (un gufo sulla spalla che sindacava il nostro operare e a cui sogguardavamo per controllare se era contento di noi), l’autrice ci accompagna nell’esplorare la fatica di non essere noi stessi, di sentirci in colpa se non aderiamo al modello costruito attraverso le figure genitoriali, in base al quale dovremmo sempre essere diversi da quello che siamo.Quando, invece, “…ciascuno di noi ha piacere di essere affiancato da qualcuno che fa il tifo per noi”, che ci aiuti a lasciar alle spalle questo senso di colpa, che può facilmente diventare una dipendenza che non ci permette di sviluppare al massimo le nostre possibilità.

“Nasciamo principi e la vita ci trasforma in rospi: sta a noi tornare principi”, recita più o meno Eric Berne, padre dell’Analisi Transazionale a me tanto cara. Il libro di Maria Cristina, briganta e non donna di briganti, mi ha aiutato ad approfondire ulteriormente questa fondamentale verità, riconoscendo un po’ meglio i limiti che a volte noi per primi poniamo alla nostra vita, confondendoli con le sbarre di una gabbia che qualcun altro, malvagio, ci impone.

 

Dentro una locanda. La terapia come sosta (M. Cristina Koch Candela)

 

25 novembre 2011: "Pillole di felicità"

Ecco il secondo articolo sulla felicità, che prende spunto da una testimonianza ad un convegno sull'Intelligenza Emotiva organizzato dalle amiche e dagli amici di Six Seconds Italia.
Cliccate sull'immagine che segue e, come di consueto, buona lettura.
 
 


23 novembre 2011: "Una breve ma lusinghiera recensione di Romanzo reale"

25 novembre 2011: "Il Coaching, il Counseling e il Consulting"

ll coaching, il counseling ed il management consulting sono tre "strumenti" particolarmente preziosi in questa crisi di metamorfosi, così diversa da quelle di 'transizione' alle quali bene o male ci eravamo abituati.
I cambiamenti non si riflettono sui capannoni o sulle tecnologie; incidono sulle persone e sul loro benessere.
Ogni occasione per approfondire e divulgare questi messaggi è preziosa.
E’ con piacere che vi invito all’evento “Coaching, Consulting, Counseling:
3 “C” per la Persona al centro”
, che si terrà a Milano venerdì 25 novembre 2011.

Leggi e scarica locandina

 

15 novembre 2011: "Zorba il greco"

Uno scrittore inglese, Basil, ha ereditato, a Creta, una miniera abbandonata. Al porto del Piero, mentre aspetta di imbarcarsi, si imbatte in un eccentrico personaggio, Alexis Zorba, che gli chiede di portarlo con sé perché è un bravo cuoco. Da lì nasce un’amicizia tra il raffinato anglosassone e questo greco malandrino, dai mille mestieri e di nessuna certezza.

Alexis non è andato a scuola e per questo il suo cervello non si è guastato. Glielo dice, a Basil, quale sia la disgrazia del capire: “Ma tu hai cervello, e questa sarà la tua rovina. Il cervello è un droghiere, tiene i registri, annota le uscite, le entrate, i profitti, le perdite. E un bravo amministratore, non rischia mai tutto, tiene sempre qualcosa di riserva. Non taglia la fune, no! La stringe in mano, il furfante; se gli sfugge è perduto, perduto, poveretto! Ma se non tagli la fune, mi dici che gusto ha la vita? Di camomilla, di camomillina; non di rum, che scaravolta il mondo! Tu capisci, e questa sarà la tua rovina. Se non capissi, saresti felice”.

E di rum e di vino i due amici ne bevono molto, per ritornare alla pace, quando il corpo che aveva fame si è calmato e, con lui, si è placata anche l’anima che interrogava. Allora, solo allora si può prendere il salterio e ballare e cantare.

Il ballo è la massima espressione per Zorba: “Ho molte cose da dirti, ma la mia lingua non ci riesce…Allora te le dico ballando”. E quando a parlare è Basil, Zorba intuisce che sono cose importanti, ma si perde in quell’intellettualismo astratto. Con rammarico osserva: “Eh, padrone, se le cose che dici tu potessi ballarle per farmele capire!”.

Zorba, nella sua semplicità disarmante, è un fine pensatore. Spazia da Dio (che…nella mano destra non tiene né la spada né la bilancia, questi sono strumenti per gli assassini e i bottegai… Dio e il Diavolo sono una cosa sola) alle considerazioni sulla vita, sulle donne, sul lavoro.

Sul lavoro è una furia, soltanto Zorba riesce a trascinare gli operai. Con lui il lavoro diventava vino, canto, amore, e si ubriacavano. In mano sua il mondo riprendeva vita; le pietre, il carbone, la legna, gli operai riacquistavano il loro ritmo; dentro le gallerie scoppiava la guerra, sotto al luce bianca dell’acetilene, e Zorba andava avanti e lottava corpo a corpo. Dava un nome a ogni galleria e a ciascun filone, dava un volto alle forze che ne erano prive, così che non riuscissero più a sfuggirgli. Poiché la felicità è fare il proprio dovere, Zorba non vuole essere disturbato (“Non parlarmi quando lavoro, potrei anche scoppiare”), e non apprezza le eccessive attenzioni che Basil, il padrone, ha per gli operai. Riesce a tenere insieme la sregolatezza con la precisione, perché “…il giorno è fatto per il lavoro, il giorno è un uomo. La notte è per il divertimento; la notte è donna. Non confondiamo le cose”, ammonisce Zorba.

Anche se alla fine la messa in funzione della miniera si rivela un disastro, con l’esilarante scena dell’inaugurazione della teleferica, che si accascia impietosa davanti al pope, ai notabili del paese, Zorba e Basil riescono ancora a bere e a ballare, a sorridere.

Pian piano Basil, lo scrittore che vive di carta, impara dall’amico Zorba a non cercare il pelo nell’uovo. “Se guardi con una lente l’acqua che beviamo vedrai che l’acqua è piena di vermi, piccoli piccoli, che a occhio nudo non si vedono. Vedrai i vermi e non berrai più. Spacca la lente, padrone, spaccala, maledetta, i vermi spariranno all’improvviso e tu potrai bere e rinfrescarti”, gli insegna il greco.

E Basil, piano piano, impara a racchiudere le parole più pericolose tra virgolette, come fiere in gabbia. Impara che la vera felicità è non avere alcuna ambizione e lavorare accanitamente, come se si avessero tutte le ambizioni. La felicità è vivere lontani dagli uomini e amarli senza averne bisogno. La felicità è capire che la più alta realizzazione dello scopo è proprio la mancanza di scopo.

Per fare questo bisogna però abbandonare tutto ciò che ci lega al passato, e anche su questo la lezione di Zorba è magistrale: “La corda a cui sei legato è un po’ più lunga di quella degli altri uomini; questo è tutto. Tu, padrone, hai una fune lunga, vai e vieni, credi di essere libero ma la fune non la tagli. E se non tagli la fune…”. Ma Basil non riesce a tagliare fino in fondo la sua corda. E l’amico se ne va, troppo costretto in quello spazio e in quel tempo. L’ultima sera che passano insieme lo scrittore non vorrebbe finisse mai, stritolato dalla sua incertezza e dal troppo pensare. Ma ci pensa Zorba che sa che, proprio perché è l’ultima sera e sicuramente non si vedranno più, bisogna finirla in fretta.

Basil se ne va da Creta e, per non perdere nulla di quell’amicizia così importante, scrive e riscrive il sinassario del suo amico greco. Quando lo ha finito e se lo tiene dolcemente sulle ginocchia, arriva una lettera dalla Serbia a comunicarli che Alexis Zorba è morto per una polmonite fulminante, lasciandogli in eredità il prezioso salterio.

Nel 1964 il regista Michael Cacoyannis ne fa un bel film, affidando il ruolo di Zorba all’impareggiabile Anthony Quinn e le musiche avvolgenti a Mikis Theodorakis.

Video

 

12 novembre 2011: "Si sta come d'autunno…"

Si sta come d'autunno sugli alberi le foglie (GU)

 

6 novembre 2011: "Io chiedo: come può l'uomo?"

Un libro duro come un diamante e struggente come un tramonto d’estate.Un libro che è un atto implacabile di accusa, contro la disumana tendenza della folla, del branco, ad escludere l’altro.

In un piccolo villaggio della Lorena, subito dopo la seconda guerra mondiale, arriva un individuo “con le guance imbellettate e una redingote di altri tempi”. E' accompagnato da un cavallo ed un asino, che non sono due animali, sono due compagni di viaggio.Gli abitanti, rozzi e chiusi, lo chiamano subito l’Anderer, l’Altro.

Durante la guerra in quel villaggio, sotto l’occupazione tedesca, sono successe brutte cose. Anzi, le persone di quel villaggio hanno fatto ignobili cose. In primis, hanno consegnato agli occupanti Brodeck, la voce narrante del libro, spedendolo così al Campo (di sterminio). Hanno violentato tre ragazze passate da lì per sfuggire al nemico, hanno violentato anche la moglie di Brodeck, mentre lui moriva di stenti nel campo di sterminio.

Quando il bizzarro personaggio piombato lì non si sa perché si mette a fare ritratti delle persone del posto e dei luoghi circostanti, gli abitanti del villaggio leggono in quei ritratti, attraverso quei ritratti, la loro anima nera, le sozzure che hanno fatto per viltà e per carognaggine. E allora, prima uccidono gli animali tanto amati dall’Altro, legando loro le gambe e buttandoli nel fiume. Poi uccidono anche l’Altro, facendolo sparire con tutte le sue cose, come si facevano sparire le persone al Campo, bruciandole e facendole passare per il camino.

Il Sindaco, esempio perfetto del disumano potere, neanche vestito di umane sembianze, forse per vedere cosa sa o cosa si immagina Brodeck, gli ordina di stilare un rapporto. Ma Brodreck lascia libera la penna e, con la scusa di un rapporto striminzito e formale, in realtà scrive della sua esperienza al Campo. Scrive pagine commoventi e dure sulla disumanità dell’uomo, sulla sopraffazione gratuita, sulla cattiveria che alberga purtroppo, forse, in ognuno di noi.

Un libro sulla natura umana, che alla fine si può salvare solamente fuggendo da quel brutto e cattivo villaggio. Unici personaggi se non salvabili, almeno non completamente condannabili, un prete ed un maestro che provano a resistere all’onda del male.

 

31 ottobre 2011: "professione Counselor"

scarica la locandina

 

29 ottobre 2011: "La storia di Erto, tra Spoon River e Macondo"

A Erto scorre (va) il Vajont, ma non è Spoon River.
Non è neanche Macondo.
Però questo libro di Mauro Corona è proprio un gran bel libro, una favola lunga e avvincente, che tratta dei luoghi e delle persone con grande sincerità, come solo può fare chi scrive “da dentro”.
E le montagne non sono le pataccate di Heidi.
Corona, uomo di penna e di scalpello, di corde e di moschettoni batte, più di un secolo dopo, Johanna Spyri.
Non la batte nemmeno, non c’è gara.
Ad Erto, nomen omen, c’è la miseria e dove c’è la miseria c’è anche cattiveria e malvagità, non solo caprette e nuvolette rosa.
Anche cattiveria, ma non solo.
Oltre settecento pagine che ti prendono come una calamita, immaginandoti Corona che scrive, scrive e scrive, spesso interrotto da sbornie planetarie che però, credo io, gli fanno vedere inserti preziosi di fantasia, che ricamano il romanzo a meraviglia.
La vita di Erto scorre dalla prima guerra mondiale alla tragedia del Vajont.
Corona tratta la seconda guerra mondiale e l’invasione dei nazisti con grande maestria, così come lascia poche ma incisive righe sulla strage del Vajont, perché – direbbe lui, quella è un’altra storia.
E’ il terzo libro di Corona che leggo, continuerò.

24 ottobre 2011: "Antidoto contro l'infelicità"

Il primo di due articoli, pubblicato nella rivista Persone & Conoscenze, scritto prendendo spunto da una testimonianza ad un convegno sull'Intelligenza Emotiva organizzato dalle amiche e dagli amici di Six Seconds Italia.
Se non la felicità, come arginare l'infelicità nei luoghi di lavoro, sopratutto in momenti critici come questi?
Non mi spiacerebbe confrontarmi con voi, utilizzate la mail che c'è in home page, prima o poi vi risponderò.
Cliccate sull'immagine che segue e, come di consueto, buona lettura.
 
 
 

15 ottobre 2011: "Nel prato il cileigio si è seccato…"


Poi, nel prato il ciliegio si è seccato…sono bastati pochi mesi.
 

Ma è ancora utile

Dà legna per il camino…

E stecchi per accendere il fuoco.

Ed anche un buon panchetto per il riposo.

Però…

Siamo qualcosa che non resta!

 

6 ottobre 2011: "CNA Milano riparte da se stessa. Un’ Associazione forte e coesa per incidere sulla visione della città"

Video

Un pubblico molto numeroso, variegato e attento, è intervenuto martedì 27 settembre al convegno che CNA Milano Monza Brianza ha organizzato, dal titolo: “La cultura del lavoro e l’associazione come costruzione comune”.
Nella suggestiva cornice della
Fonderia napoleonica Eugenia, antico luogo di produzione cittadina dalla forte tradizione artigiana, ci siamo avvicendati in cinque, sul palco, per intrattenere gli astanti.
La sfida riproposta è quella di un’ Associazione che desidera essere, come ho detto all’inizio, sempre più "degli artigiani e piccoli imprenditori milanesi , e non per loro". Un’Associazione che sia capace di darsi forma e crescere al di fuori di modelli precostituiti. Che sia sempre più disponibile all’ascolto e capace di cogliere gli stimoli dell’ambiente. Milano è stata e può essere ancora la capitale del lavoro, a patto che sia adeguatamente riconosciuto, e valorizzato quel ricchissimo tessuto sociale e produttivo costituito dalla microimprenditoria locale. Un tessuto fatto di aziende e di persone, di risorse economiche e valori comportamentali. Un tessuto che a pieno titolo può e deve contribuire al rilancio della città.

Durante i lavori, il poliedrico artista Gregorio Mancino su una grande tela ha costruito un “cuore attrezzato” per Milano. Un cuore. Ancora o di nuovo la passione come motore di ogni attività e di ogni cambiamento. Un cuore con al centro la pianta di Milano, una serie di “attrezzi” vecchi e nuovi ed una Associazione che vuole essere collante di energie positive.

Un segnale forte è stato dato anche dalla presenza di alcuni assessori tra i quali Marco Granelli, Assessore alla sicurezza e coesione sociale e Pierfrancesco Maran, Assessore alla mobilità, ambiente, arredo urbano. Ha chiuso i lavori del Convegno Ivan Malavasi, Presidente nazionale di CNA e Portavoce di Rete Imprese Italia.

L’appuntamento è stato l’inizio di una sfida le cui parole d’ordine sono riassumibili nei titoli degli interventi dei relatori:
“Diventare grandi restando piccoli” (Lauro Venturi, Commissario straordinario CNA Milano Monza – Brianza) – “Milano verso Berlino, ovvero città immobile o fabbrica di multi cultura” (Gianluca Bocchi, storico delle Idee, Università di Bergamo) – “Le nuove forme di lavoro sperimentate sulla pelle dei precari e degli immigrati” (Guido Tassinari, Operatore sociale rete indi.Genti) – “Il lavoro, le conoscenze, i vantaggi dell’essere associazione” (Francesco Varanini, Direttore di Persone & Conoscenze)

La sfida di CNA Milano è diventare a tutti gli effetti un “cuore attrezzato” in grado di contenere e ridare slancio al grande motore dell’imprenditoria minore, nell’interesse della comunità.
Sono fiducioso che buona parte di questo cammino lo si possa fare insieme a tutti gli attori sociali ed economici che hanno a cuore un paese nel quale non ci siano sudditi, ma cittadini.

Come ho detto in conclusione, da buon ottimista che si preoccupa, nessuna crisi potrà mai essere più forte della voglia di futuro!

 

23 settembre 2011: "La cultura del lavoro e l'associazione come costruzione comune"

Martedì 27 settembre a Milano, ci sarà questo bel convegno dal titolo accattivante.

Milano è stata, e può essere ancora, la ‘capitale del lavoro’. Piccola impresa, microimpresa e auto imprenditoralità indicano la strada: l’orgoglio di chi vive della propria attività indipendente, di chi si fonda sulla propria capacità professionale e tecnica, di chi innova, è fonte di speranza ed esempio per tutti. Questo tessuto sociale e produttivo merita attenzione e supporto. E’ qui che può entrare in gioco una associazione. Una associazione intesa come sostegno reciproco, luogo di condivisione di esperienze e di conoscenze. Una associazione capace di darsi forma e di crescere al di fuori di modelli precostituiti, attenta alle esigenze, ai bisogni. Orientata a rendere possibile -per coloro che scelgono di associarsi- il fare insieme ciò che non è possibile fare da soli.

Nella splendida cornice della Fonderia napoleonica diversi relatori proporranno il loro punto di vista.

Vi aspetto!

Scarica il programma

 

20 settembre 2011: "Capelli ribelli"

In questo articoletto di Persone & Conoscenze rifletto sulla differenza abissale tra l'atmosfera antica di un negozio di barbiere e la frenesia della palestra. Come sempre, spunti apparentemente casuali servono per dipanare un piccolo filo di ragionamento.
 
Clicca sull'immagine, se vuoi leggere l'articolo. Buona lettura!

 

 
 

 

12 agosto 2011: "La pelle"

Kurt Erick Suckert nasce a Prato nel 1898, da madre italiana e padre tedesco.
Aver scelto come nom de plume Malaparte forse è stata una delle sue più grande genialate. Malaparte, la parte sbagliata, forse perché, come ebbe poi a dire Berthold Brecht, nato sempre nel 1898, “…Ci sedemmo dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti erano occupati”.
Nato nel segno dei gemelli, a Malaparte non vengono risparmiate critiche pesanti di essere un voltabandiera, slalomando tra ideologie diverse, finanche opposte.
In effetti, aderì al partito fascista e prese parte alla Marcia su Roma, ma ebbe poi il coraggio di abbandonare il fascismo quando si rese conto di che cosa era veramente.
E pagò di persona, con cinque anni di esilio all’isola di Lipari, l’aver scritto male sia di Mussolini che di Hitler.
Scrittore e giornalista, Malaparte è sempre stato comunque un uomo libero.
E questo libro ne è la prova ultima, non nasconde nessuna atrocità della guerra e nessuna bassezza dell’essere umano, pur non arrivando mai a condannare chi, vinto, cerca di sopravvivere abbassandosi ad ogni inenarrabile comportamento.
Quando affronta con chiarezza gli amici americani, in una lectio magistralis sul comportamento dei vincitori e dei vinti, quando descrive la povera Napoli, quando partecipa alla liberazione di Firenze ma lascia le sue armi senza munizioni perché non vuole uccidere italiani come lui… in quelle pagine c’è uno spessore enorme, una lezione imperdibile di come interpretare la coscienza politica dei popoli vinti.
Una scrittura che mescola dolore e cinismo, lucidità estrema e compassione infinita, senza giocare a carte truccate: “Oggi si soffre e si fa soffrire, si uccide e si muore, si compiono cose meravigliose e cose orrende, non già per salvare la propria anima, ma per salvare la propria pelle. Si crede di lottare e di soffrire per la propria anima, ma in realtà si lotta e si soffre per la propria pelle. Tutto il resto non conta”.
Che aggiungere alle parole di questo parlatore squisito e grande ascoltatore pieno di tatto ed educazione, come lo definì Montale?

10 agosto 2011: "Sudditi o cittadini?"

Ieri sera mi guardavo, come sovente faccio, Rai Storia – Dixit.

C’erano due monografie su Giorgio La Pira e su Enrico Mattei. Pensavo con tristezza a come il governo della cosa pubblica sia degradato in tutti questi anni.

Pensavo ad Enzo Biagi, quando diceva che anche nella prima repubblica mangiavano, però sapevano stare a tavola. Pensavo al triplo carpiato da Aldo Moro a Lele Mora, da Mattei a Bisignani. Se non si vogliono approfondire i contenuti, guardiamo almeno le facce: che differenza!

E mi chiedevo: ma quando deve ancora crescere il disgusto di essere sudditi, per trovare la voglia di diventare cittadini? Ed i giovani? È il loro futuro che si invola, ostia.

 

5 agosto 2011: "Cara Romana, continua la tua battaglia!"

Romana Blasotti è la Presidente dell’Associazione Familiari Vittime dell’Amianto.

La vidi la prima volta in televisione alcuni anni fa, al processo di Torino, contro gli eredi Schmidheiny, proprietari delle diverse fabbriche di amianto nel mondo. Tormentava la sua borsetta per il dolore di avere perso, in ordine, dal 1983: il marito Mario Pavesi, la sorella Libera, il nipote Giorgio, la cugina Anna e la figlia Maria Rosa. Il “male cattivo” che si li è portati via si chiama mesotelioma: ti ammazza anche dopo decenni e ammazza anche chi non ha lavorato all’Eternit, ma ha lavato gli abiti di un suo familiare, o respirato quell’aria avvelenata.

 

Stavo scrivendo “Romanzo reale” e decisi che quella storia doveva entrarci, in fondo un libro è anche un baule nel quale mettere un po’ di cose attuali, o anche cose da non dimenticare. Così Mario, uno dei protagonisti, si ammala proprio di mesotelioma, avendo lavorato all’Eternit di Rubiera.

A fine giugno, su Rai 3, mi imbatto in “Hotel Patria”, il programma curato da Mario Calabresi, e rivedo questa signora che parla davanti alla fabbrica di Casale Monferrato. Allora, il giorno dopo, le scrivo una lettera e le mando il libro.

E lei mi risponde, con una lettera semplice e profonda. È scritta a mano, e anche la grafia conferma che questa bella ottantenne, pur tanto provata, non è per nulla rassegnata, ma ha la gentile forza determinata di chi crede in ciò che fa.

Cara Romana, continua insieme a tante altre persone la tua giusta battaglia processuale contro il disastro ambientale doloso provocato dalla multinazionale svizzera Eternit, i cui dirigenti, pur consapevoli dei disastri dell’amianto, hanno continuato ad utilizzarlo, provocando la morte di più di 1.500 persone sino ad oggi (gli esperti prevedono che il picco di questi tumori si avrà nel 2020, perché “quel brutto cànchero lì non si dimentica e non perdona”).

Guarda il video – intervista

PS: non so dove ho letto che uno degli eredi della dinastia Schmidheiny è un grande benefattore, addirittura mi pare rappresentante Onu per lo sviluppo sostenibile, nonché uno dei fondatori del Consiglio mondiale commerciale per lo sviluppo sostenibile. Boh…che tiri fuori un bel po’ di quattrini per risarcire le vittime che lavoravano il maledetto fibrocemento che li ha arricchiti, e che contribuisca alla bonifica dei siti eternit in tutto il mondo!

3 agosto 2011: "Lusinghiero commento a Romanzo reale"

Una persona, con la quale ho condiviso una importante esperienza professionale, mi ha mandato questo bel commento:

"Sto ultimando la lettura del tuo nuovo libro. Le emozioni che riesci a trasmettere sono forti, vere, che sanno di vita vissuta, quella dolce nostalgia del ricordo del passato, quel panico infinito che ci affligge quando una persona cara e`colpita da una grave malattia,la paura di rimanere soli (Libero), il dono incommensurabile dell`amicizia• Il tutto in un contesto quanto mai attuale, sottolineato in maniera magistrale dal parallelismo tra il cinico manager Regonzi ( il male) e le persone vere, Libero,Sara,Mario e Tina (il bene), che quotidianamente lottano per far valere i diritti e i valori delle persone "giuste” • L`intreccio che cogli alla perfezione, in alcuni passaggi, tra affari e politica fa fortemente riflettere sullo stato attuale del nostro paese, e quanto i diritti sociali siano ormai ridotti a favori personali dei piu`potenti, corrotti. Chissa` quali sorprese mi riservera`l`ultima parte del libro? Un cordiale saluto"

Pensavo che Romanzo reale è davvero attuale e, anche secondo me, un bel libro. Un pò mi spiace che ormai si recensiscano solo gli autori famosi, ma va bene così…

2 agosto 2011: "Passeggeri o armatori?"

Su Il Sole 24 ore di oggi c’è un articolo in prima pagina di Giampaolo Galli, dal titolo: “Convincere i mercati? Servono solo i fatti”.

Gli argomenti del giornalista sono chiari e ben argomentati, utilizzando con misura la metafora del Titanic: può anche darsi che le correnti spingano l’iceberg lontano dalla nostra rotta di collisione, ma così com’è ce l’abbiamo proprio di fronte.

Però in seconda pagina a Galli scappa questa frase: “Le parti sociali, in qualità di passeggeri della nave, hanno anche il diritto di accertarsi che alla cabina di comando ci siano il clima giusto, la volontà e l’energia per guidarci in una fase così difficile”.

Come, le parti sociali, che sono i lavoratori dipendenti, gli artigiani, gli imprenditori, i commercianti, le partite iva,… questi soggetti sono i passeggeri?

E no, sono i proprietari, o per stare alla metafora, gli armatori della nave che sta traballando sull’oceano insidioso dei mercati finanziari.

Qua ci sta, secondo me, il succo del ragionamento. Chi contribuisce ogni mattina, senza retorica, a tenere in piedi questa Italia è ora che prenda in mano il timone, perché la delega a un sistema politico ormai accartocciato su se stesso è troppo rischiosa.

Come si fa? Ci vuole un corporativismo più organizzato e che deleghi meno?

Mi si può dire che questo è un discorso appunto corporativo, ma visto che siamo nel pieno di una decadenza buia e sconfortante, forse per un nuovo Rinascimento si dovrà passare da strumenti meno fini.

Sono riflessioni alle soglie delle ferie, che quindi sentono tutta la stanchezza di un anno molto impegnativo. Ma neanche fare finta che il problema della rappresentanza concreta di chi tiene in piedi l’Italia non esista…

1 agosto 2011: "Io non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono"

In questo ultimo numero di Persone & Conoscenze racconto di un'interessante iniziativa che mi ha permesso di conoscere più da vicino la Svizzera, Paese che conosciamo poco e sul quale, forse inevitabilmente, si scontano diversi pregiudizi. Clicca sulla bandiera, se vuoi leggere l'articolo. Buona lettura!

 

 
 

 

31 luglio 2011: "Petrolio"

Petrolio voleva essere per Pasolini l’opera definitiva, duemila pagine dove raccogliere le sue esperienze e le sue memorie. Non voleva parlarne, forse perché lo considerava la sintesi di sé.
Molti anni dopo la sua morte, viene pubblicato un libro che a me sembra un baule, nel quale qualcuno con delicatezza e attenzione ha cercato di mettere, nel modo più ordinato possibile, tutti i materiali disponibili.
Possiamo immaginare, solo immaginare, cosa volesse fare.
Però capiamo che fa stare insieme i suoi tormenti personali, a partire dalle compulsioni sessuali, con la storia di quest’Italia che inizia ad affacciarsi al boom, tra le porcherie della politica, la tristezza povera della borghesia, l’intreccio tra i grandi boiardi di stato, i servizi segreti,…
Ho colto quasi una premonizione sulla sua morte, quasi che se la fosse immaginata. Descrive una spiaggia molto simile a quella che raccoglierà gli ultimi suoi respiri, in quel due di novembre, giorno dei morti, del 1975,
Così come voleva inserire nella trama una strage, descritta come una Visione, alla stazione di Bologna, che dopo sette anni arrivò, purtroppo.
Intorno al protagonista principale, al quale Pasolini dà il nome di suo padre, l’autore ci porta dentro ai salotti romani bipartisan, nei quali con non troppa fatica si possono scorgere bene alcuni personaggio noti a chi ha vissuto quegli anni.
Ci porta nelle inumane borgate e ci traccia profili dei borgatari che sono, da soli, capolavori: “I giovani avevano i capelli lunghi di tutti i giovani consumatori, con cernecchi e codine settecentesche, barbe carbonare, zazzere liberty; calzoni stretti che fasciavano miserandi coglioni. La loro aggressività, stupida e feroce, stringeva il cuore. Quella massa di gente sciamava per quella vecchia strada senza il minimo prestigio fisico, anzi fisicamente penosa e disgustosa. Erano dei piccoli borghesi senza destino, messi ai margini della storia del mondo, nel momento stesso in cui venivano omologati a tutti gli altri”.
Bè, un libro amaro ma anche molto attuale, che forse solo Pasolini, passando dal narratore al giornalista, dal regista allo sceneggiatore, poteva scrivere dandoci, con largo anticipo, l’idea di dove saremmo finiti.
Chissà cosa scriverebbe di questi nostri tempi così miseramente decadenti?

21 luglio 2011: "Genova, dieci anni dopo"

Non fu proprio una bella pagina per l'Italia…

Video

16 luglio 2011: "Piacevole serata a Carpi, alla presentazione di Romanzo reale"

Il 13 luglio, a Carpi, ho passato proprio una bella serata.

Prima la cena piacevolissima con Davide e Libero, a parlare di questa decadenza che riveste tutta la politica di cinismo e di endemico macchiavellismo. Poi alla presentazione, con molte persone e, sopratutto, la possibilità di fare ragionamenti approfonditi. Davide è stato molto generoso, Libero molto profondo, io ho espresso senza peli sulla lingua ciò che penso.

Romanzo reale, in un certo senso, ha anticipato gli eventi di oggi, e il titolo mi sembra azzeccato. Lo iniziai a scrivere nell'autunno del 2008, in piena crisi finanziaria. Da pochi mesi avevo assunto la responsabilità delle politiche finanziarie in CNA Modena e toccavo con mano gli effetti infernali che quella crisi aveva sulle aziende, sopratutto quelle di minori dimensioni che non si avvalgono di nessuna cricca e non beneficiano di nessun atteggiamento compiacente delle grandi banche. E così, tra indignazione e sentimenti, con la solita voglia di valorizzare il "lavoro vero" e non le alchimie finanziarie, è nato "Romanzo reale". Mi ha fatto piacere questa presentazione, che si aggiunge alle altre. Grazie a tutti!

s

 

6 luglio 2011: "Romanzo reale alla Festa nazionale del PD sull'economia sostenibile"

 

 

 

 

 

 

A Carpi, il 13 luglio, Romanzo Reale, che ha avuto l'onore della prefazione di don Luigi Ciotti, sarà presentato durante l'iniziativa “Un’economia ecologica, non avvelenata dalla finanza”.

Con me ne parleranno Libero Mancuso, avvocato e già magistrato, che ha presentato tutti i miei libri, dal 2005 ad oggi, e Davide Dalle Ave, giovane e capace Segretario del PD Carpi.

Iniziai a scrivere questo libro nell'autunno del 2008, in piena crisi finanziaria. Da pochi mesi avevo assunto la responsabilità delle politiche finanziarie in CNA Modena e toccavo con mano gli effetti infernali che quella crisi aveva sulle aziende, sopratutto quelle di minori dimensioni che non si avvalgono di nessuna cricca e non beneficiano di nessun atteggiamento compiacente delle grandi banche,

E così, tra indignazione e sentimenti, con la solita voglia di valorizzare il "lavoro vero" e non le alchimie finanziarie, è nato "Romanzo reale", che è stato presentato in diverse occasioni.

Spero di vedervi il 13 luglio, al limite mangiate una buona grigliata alla Festa e poi ci venite ad ascoltare, vedrete che non vi annoierete!

 

Programma della Festa  

Articolo precedente:

Articolo successivo: