Cos’è il counseling aziendale

A differenza del settore privato, in azienda gli attori del percorso di counseling sono tre: l’impresa committente, il cliente, e il counselor. Perché il lavoro dia un buon esito, occorre rispettare 3 valori chiave:


VOLONTARIETA’
L’adesione deve essere del tutto volontaria. L’azienda propone un incontro non impegnativo tra counselor e propri dipendenti, che hanno piena libertà di decidere se avvalersi del supporto offerto, senza conseguenze penalizzanti in caso di rifiuto.

RISERVATEZZA
Trattando di aspetti personali, per sua natura il lavoro di counseling è riservato. La riservatezza è necessaria per lasciare al cliente completa libertà nell’analizzare il problema o la situazione su cui ha scelto di lavorare. Al termine del percorso, counselor e cliente si accordano su cosa riportare all’azienda del lavoro svolto; il resto resta riservato.

RESPONSABILITA’
Il counselor è un facilitatore, è responsabile del metodo di lavoro e della conduzione del percorso. Il cliente è, ovviamente, responsabile della propria vita professionale e delle soluzioni al problema presentato. Entrambi sono corresponsabili del buon andamento del lavoro e della qualità del risultato finale. L’azienda è responsabile del clima interno e della massima coerenza possibile tra l’orientamento al business e lo sviluppo delle persone.

Allora, il servizio di counseling viene messo a disposizione dall'azienda come uno degli strumenti utili per il miglioramento individuale, all'interno di un modello di sostegno per lo sviluppo ed il miglioramento professionale complessivo. Partendo da una problematica precisa o da una difficoltà relazionale e per aumentare la performance professionale, le tre parti definiscono il contratto iniziale.

E perché dopo formazione, consulenza, coaching … alle aziende può servire anche il counseling?