I GIOCHI

I Giochi
I Giochi sono Transazioni ripetitive che nascondono il bisogno inconsapevole di forti riconoscimenti e che portano a situazioni frustranti come liti, tensioni, ostilità. Quante volte ci siamo imbattuti in situazioni in cui due persone fanno di tutto per mettersi d’accordo, però non ci riescono e finisce con un conflitto, un finale a sorpresa in cui ognuno dei due ha un sentimento negativo (rabbia, tristezza, …)? Molto probabilmente sono caduti in un Gioco.

Berne definisce i Giochi “una serie di Transazioni con un Gancio, un Anello, uno Scambio ed un Incrocio, che porta ad un tornaconto”.

La rappresentazione della formula G (1970) è la seguente: G + A = R -> S -> X -> Tc

Significa che uno dei due giocatori tira un G = gancio, spesso a livello non verbale, proprio nel punto debole del Copione dell’altro, che si fa Agganciare.

Con diverse Transazioni, più o meno lunghe, chi si è fatto agganciare Risponde e ad un certo punto chi ha iniziato “esce” dal gioco: c’è quindi uno Scambio ed un incrocio (X) dei ruoli, che genera confusione e incertezza. Alla fine per entrambi c’è un tornaconto (Tc) che rinforza il proprio Copione attraverso emozioni parassite, inadatte – da adulti – per risolvere un problema, ma che compaiono subito in situazioni di stress in quanto molto antiche e radicate nell’infanzia.

Un’altra rappresentazione del Gioco è quella del Triangolo drammatico, un potente e semplice mezzo di analisi ideato da Stephen Karpmann. Ogni volta che due persone in senso psicologico “giocano”, si muovono su un triangolo in cui sono posizionati tre ruoli: Vittima, Persecutore e Salvatore

La Vittima si sente sempre perseguitata dalla sorte, ma incontrerà sicuramente un Salvatore che agisce al posto suo. “Non riesco mai a fare questa cosa, accidenti”. “Non preoccuparti, ci penso io!”

Dopo un po’ però il Salvatore o si arrabbia e diventa Persecutore (“Hai finito di farmi fare sempre tutto, arrangiati, adesso!”), oppure Vittima (“Mi tocca sempre fare tutto a me”).

Anche la Vittima cambia posizione, ad esempio diventando Persecutore: “Lo sapevo che mi avresti mollato, e poi non credere che il tuo aiuto mi sia servito un granchè!”

Ognuno dei ruoli comporta una svalutazione [1], e tutti e tre non sono autentici, ma ancorati nel passato del Copione e non nel qui ed ora.

Possiamo sintetizzare questo argomento nel seguente modo:

  • i Giochi sono ripetitivi;
  • si espandono in posizione di stress;
  • sono inconsapevoli, cioè si svolgono senza la consapevolezza dell’Adulto utilizzando solamente gli Stati dell’Io Genitore e Bambino;
  • terminano sempre con un’emozione negativa, anche quando la prima sensazione è di un trionfo è comunque amaro, non positivo;
  • comportano scambio di Transazioni ulteriori, cioè si dice una cosa e se ne pensa un’altra, e generano momenti di sorpresa e di confusione;
  • vengono attivati per confermare le nostre opinioni di Copione e scambiano Carezze, anche se negative: una carezza negativa è meglio dell’indifferenza;
  • non possiamo obbligare nessuno a smettere di giocare ad un Gioco, né possiamo evitare che qualcuno cerchi di adescarci in un Gioco: però possiamo non farci agganciare o uscire al più presto dal triangolo.

Si può uscire dal Gioco entrando in intimità e dichiarando all’altro che ci si è accorti che stiamo giocando, che non vogliamo giocare più e comunicargli la nostra emozione vera, non quella parassita che avevamo avviato con il Gioco.

[1] La Vittima svaluta sé stessa, il Persecutore ed il Salvatore gli altri (il primo perché li ritiene esseri inferiori, da svalutare nella dignità; il secondo perché non li ritiene in grado di farcela da soli).

Per approfondire l’ANALISI TRANSAZIONALE

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