IMPRESE SENZA VOCE – 3

di Lauro Venturi il 30 novembre 2015

Care lettrici e cari lettori, ecco il consueto articolo mensile di Persone & Conoscenze.
Concludo con questo scritto il racconto di vite vissute, di queste medie e piccole aziende “senza voce” ma vitali per la nostra economia e il nostro Paese.
Come sempre cliccate sull’immagine per leggere o scaricare l’articolo. Buona lettura!

Lauro

pec novembre

Gli articoli precedenti li trovate qui

Ecco cosa mi ha scritto un amico, dopo aver letto quest’articolo:
Ciao Lauro  a proposito del tuo articolo ti voglio raccontare questa storia. Ieri, insieme ad Antonella,  come da molti anni sono andato in Toscana a comprare dell’olio di oliva in un paesino in provincia di Pistoia. Quel frantoio è in attività dal 1871, prima era gestito dal padre e ora dal figlio, che ha la nostra età e porta avanti la tradizionale frangitura  a freddo  delle olive con  macine a pietra.Ormai con il proprietario abbiamo instaurato un rapporto amicale e ci raccontiamo sempre le nostre esperienze.
Quest’anno mi ha raccontato la sua amarezza per quanto successo ad alcuni pensionati ottantenni della zona che, come tradizione, ogni anno andavano a raccogliere le olive rimaste nei campi dopo il raccolto con le reti.
Qualche organo di sorveglianza ha imposto loro una multa  per trasgressione alle numerose norme entrate in vigore negli ultimi anni.La multa è stata il ritiro della pensione per sei mesi  e un trattamento quasi da criminali.
Mi raccontava poi che lui abita in centro a Montecatini e quasi tutte le sere, nella sua via, succedono episodi di violenza tra bande di sudamericani e nord africani per lo spaccio di droga. Le forze dell’ordine seppur avvertite non sempre intervengono. Perché le regole  non colpiscono le cose ingiuste? Forse sono troppo generiche?
Spero che con tutti questi attentati si rifletta se non sia il momento di mettere qualche regola in … (tutti direbbero in più ) meno, ma con un buon senso superiore. Ciao.

Un’altra mail, sempre pubblicata con il consenso di chi me l’ha inviata:
Mi chiamo Franco, involontariamente ho conosciuto l’autore di articoli molto interessanti, martedì a Castelvetro ero a passeggio con mio figlio Roberto e  vi siete salutati , poi lui mi ha detto che è lei  che scrive i detti articoli che mi passa regolarmente. Volevo chiederle se le interessa conoscere particolari di una vicenda che è capitata all’altro mio figlio, che ha una azienda metalmeccanica nel Bolognese. Su grandi linee le spiego: in seguito al licenziamento di un dipendente è stato chiamato in giudizio in tribunale  con esito positivo, ma non soddisfatto il dipendente ha fatto ricorso con richieste più moderate. Mio figlio, esasperato dalla perdita di tempo e dalle spese di avvocati e varie vicissitudini, ha pagato una cifra per chiudere la faccenda.
Tutto ciò in relazione a diritti e doveri di un dipendente, che si avvale di avvocati (in prima battuta lo stesso sindacato aveva ammesso che non c’erano gli estremi per impugnare il licenziamento) e loro poverini che non hanno niente dicono che è per razzismo o differente religione , ma in 50 anni che prima io poi mio figlio gestiamo questa azienda, mai, dico mai, abbiamo licenziato nessuno.
Se le interessa per un suo articolo ci venga a trovare in azienda, sarò felice di darle tutte le informazioni del caso. Prima di fare azienda ero dipendente e sa quanti scioperi abbiamo fatto per avere i diritti attuali? Poi uno qualsiasi, senza conoscere i doveri,  si avvale di diritti guadagnati da altri. In seguito mio figlio ha deciso di non assumere più nessuno a tempo indeterminato. Morale: per colpa di qualcuno… La saluto cordialmente“.

 

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