La rete ci imbriglia?

di Lauro Venturi il 11 luglio 2016

Care e Cari Naviganti, l’articolo di fondo dell’ultimo numero dell’Internazionale ci ricorda che nel 1956 per disporre di 3,75 MB occorreva un macchinone di una tonnellata che costava, allora, 3.200 USD al mese.
Adesso con 500 euro abbiamo uno smartphone di poco più di cento grammi e con una memoria di 17.000 (!!!) volte superiore.
Se a questo assommiamo la diffusione incredibile che questi aggeggi hanno avuto, la quantità di parole, immagini e suoni che ci si scambia in rete è inimmaginabile.
La considerazione finale: “I dati però non ci raccontano com’è cambiata la qualità di quello che ci diciamo. Il sospetto è che non sia migliorata in modo altrettanto spettacolare” è retorica perchè sappiamo e sentiamo che la comunicazione via rete è oggettivamente degradata e anche molto inefficace.
Sto leggendo un bel libro che parla anche di “Digifrenia” e mi ha anche un po’ spaventato.
Davvero siamo intossicati da questo digitale, che spesso diventa il fine e non il mezzo.
Mi rendo conto che disintossicarsi non è facile, però mi piacerebbe iniziare a provarci.

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