Formula Uomo

di Lauro Venturi il 15 giugno 2015

Venerdì ho partecipato, insieme al mio Titolare, a un bel evento organizzato dal Banco Popolare di Verona, o meglio, dal suo dinamico Responsabile Direzione Territoriale SGSP di Modena, Stefano Bolis.
Dopo un pranzo misurato ma gradevole abbiamo visitato la Ferrari: la Nuova Meccanica, l’Assemblaggio Motori e le Nuove linee di Assemblaggio Vetture. Un’esplosione di tecnologia che si coniuga con condizioni di lavoro oggettivamente buone, grazie ad accorgimenti ergonometrici di ultima generazione.
Quello che colpisce è innanzitutto la pulizia estrema di tutti i reparti, anche quelli più difficili da tenere in ordine, laddove le macchine utensili asportano truciolo. Non solo pulizia, ma anche luminosità naturale perfetta, piccoli giardini con piante vere che intermezzano le postazioni, clima confortevole e rumore non eccessivo.
Pare che siano i risultati della cosiddetta “Formula Uomo”, voluta da Montezemolo forse per dare un taglio di “olivettiana” memoria agli stabilimenti. Non vorrei essermi distratto, ma non ho visto nemmeno una foto e nemmeno un’immagine video del precedente Presidente: nemesi marchionniana?
Al Museo è riprodotto l’ufficio del Commendatore e, di fianco, un pannello ricorda le parole di riconoscenza di Enzo Ferrari per il Banco San Geminiano e San Prospero, un milione di lire negli anni ’30. Si narra che Ferrari, dopo essersi mal congedato dall’Alfa Romeo, avesse davvero un disperato bisogno di soldi. Si rivolse alla banca che era in mano alla Curia e agli Agrari, sottoponendo la sua richiesta. Riferì referenze importanti ma non presentò lettere di credito, un po’ forse per orgoglio e un po’ perché voleva che gli credessero sulla parola. Il Direttore scuoteva continuamente la testa ma alla fine si convinse dei progetti di sviluppo e gli concesse il prestito, senza analisi sul Core Tier o sofisticati calcoli sulla solvibilità. Nessuno saprà mai se le credenziali che illustrava le avesse davvero o no. Ma questo non fa che irrobustire il mistero e la magia di questo incredibile personaggio.
Un’altra cosa che colpisce è che all’entrata dello stabilimento ci sono ancora, nella vecchia palazzina gialla, gli uffici con le cinque finestre del Commendatore: al piano terra e all’ingresso, per vedere chi entrava e chi usciva. Prima o poi scriverò di questa tendenza al controllo ( che spesso rasenta la mania) dei grandi imprenditori. Non per giudicarla con supponenza, né per sapere se è coerente o meno con le ultime tecniche di management. No, ci scriverò come riflessione rispettosa, perché se geni come questi avevano queste prassi, qualche cosa (se non molto) di sensato, ci doveva essere. Ho imparato dal benchmarking che si può imparare tanto dall’osservazione delle best practice, non per adottarle acriticamente ma per adattarle alla propria realtà e ai tempi che mutano. Ci penserò.
Comunque è stata una bella giornata e anche il confronto con gli altri imprenditori presenti è stato piacevole ed istruttivo.

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f212 giugno 2015

 

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