Ho sessantasei anni, “…quel tempo in cui la gioventù è passata e la vecchiaia non è ancora arrivata”, come scrive Ivan Sergeevi Turgenev.
Amo molto imparare e so che la conoscenza evapora, per questo l’ho sempre alimentata con corsi formativi, che si sono aggiunti al mio  percorso di istruzione  iniziato in una piccola scuola di campagna, dove spesso un’unica insegnante insegnava a due classi perché gli allievi erano pochi.


Mi piace scrivere, un’abitudine antica che risale a quand’ero adolescente e placava il vulcano delle cose che avevo da dire.

Nello scrivere ritrovo anche tracce delle mie radici: il mio babbo teneva un quaderno nel quale raccontava (anche) la sua terribile esperienza del campo di concentramento.
Ho iniziato scrivendo le classiche poesie adolescenziali, poi tante lettere, qualche racconto  e diversi libri. Dal 1972 tengo con buona costanza un diario nel quale riporto le mie riflessioni.

Sono, però, soprattutto un lettore curioso di scoprire tanti mondi diversi, con la certezza che per scrivere una riga occorre averne lette diecimila e più. Sono uomo di parole, dette – scritte ma soprattutto lette.

Nel lavoro ho fatto il formatore, il consulente e il manager: sono soddisfatto delle mie esperienze professionali e  condivido appieno l’affermazione di Primo Levi, ne “La chiave a stella: “amare il proprio lavoro è la migliore approssimazione alla felicità sulla terra.
Però amo tanto Cesare Pavese e il suo “Lavorare stanca”. Il rapporto tra uomo e lavoro è molto complesso e non va banalizzato: ho provato a scrivere qualcosa già nel 2005: “Lavoro felice: ossimoro o binomio realistico?“.

Ciò detto, a fine 2020 il manager Lauro Venturi è andato definitivamente in soffitta. Sono soddisfatto per i risultati concretamente ottenuti dal Gruppo industriale che ho amministrato e per la squadra di giovani manager che ho formato e seguito, tanto che adesso occupano tutti primari posti di responsabilità.

E’ iniziata una nuova vita, con molto più tempo per me. Mi piace molto stare con i miei nipoti, andare a cavallo con mio figlio Paolo, camminare in montagna, sciare e andare in moto: e conto di farlo ancora per un bel po’ di anni!
Ma, per non far seccare i neuroni, mi dedico con molta parsimonia alla consulenza aziendale, al counseling e al coaching e faccio il volontario alla Pubblica Assistenza, un’attività utile, gratificante e nutriente.