In alto a sinistra

di Lauro Venturi il 16 dicembre 2012

In alto a sinistra, quando giri la pagina del libro e gli occhi cercano il continuare del filo delle parole. Oppure il profilo dei campi, che vedi quando vai in cantiere, e spunta un  altro giorno a est, in alto a sinistra.

Erri De Luca, essenziale come sempre, ci porta in  giro per dodici piccole grandi storie.

Il ragazzino che si trova bene allo zoo, di prima mattina, da solo: “Chi ha della libertà un’idea di luogo sconfinato, sa una cosa diversa dalla mia. Libertà era stare in un giardino chiuso, o in un’isola d’estate: rasentare reclusioni”.

Rasentare esclusioni ma anche fare parte, appartenere. Come quando a  scuola si deve contrastare un’ingiustizia che sa di rappresaglia: “Passò nelle fibre di uno scucito gruppi di coetanei una di quelle scariche elettriche che su scala più grande trasformano varie genti in un popolo, molte prudenze in un coraggio”.

Il rispetto assoluto e totale per la natura, anche quando la scali a mani nude, di notte, perchè i turisti non possano vederti con i loro binocoli. O quando senti il bisogno del bosco: “Un albero è vivo come un popolo, più che come un individuo, abbatterlo dovrebbe essere compito solo del fulmine”.

L’esperienza del cantiere edile, in Italia e all’estero, quasi una espiazione per essere nato in una famiglia agiata. Il capomastro bastardo che ti fa fare i lavori più pericolosi perché alle cinque in punto te ne vai e non gli regali mezz’ora di lavoro. Con te c’è un altro povero dia volo, atterrito che la terra possa cadergli addosso. E allora ti inventi che la fossa è troppo stretta per due, e lo lasci andare, con un pensiero però: “Vorrei che nessuno più andasse con un piccone a bussare alla propria fossa sperando che non sia ancora pronta”.

E poi il pezzo finale, la fine del padre ritrovato, in una dolcezza straordinariamente incoerente con la durezza alla quale l’autore ci vuole abituare.

Ogni parola un colpo di piccone, ogni frase una scalata rischiosa, ma c’è l’uomo e c’è la sua anima nei libri di De Luca, lo scrittore che forse più di tutti oggi mi è intimo.

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