La straordinaria differenza tra chi abita profondamente un territorio e chi vi alloggia con superficiale distrazione

di Lauro Venturi il 10 luglio 2014

E’ un libro che mi è molto piaciuto e che consiglio a tutti gli imprenditori, di qualsiasi taglia e settore; a tutti coloro che lavorano per e con le imprese, ai giovani che intendono prendere in considerazione l’ipotesi di non cercare, ma di costruirsi una propria attività.

Mi è piaciuto il personaggio Enrico Loccioni, che ho avuto la fortuna di conoscere e di stimare, nella sua robusta semplicità, nei sui occhi che mi ricordano i versi di  una bella canzone di Paolo Conte: “…ma il suo sguardo è una veranda, tempo al tempo e lo vedrai”.
E lo si è visto, questo elettricista che nel 1968 si occupava  del sistema nervoso degli edifici dei clienti, quanta strada ha fatto!

Il suo gruppo fattura (dati 2012) oltre sessanta milioni di euro ed occupa 355 collaboratori, il 95,2% dei quali laureati e diplomati.
La Loccioni è leader mondiale nei sistemi di misurazione. I clienti non sono solamente grandi case automobilistiche, ma anche aziende del settore energia, mobilità, sanità e ambiente.
“Noi andiamo oltre la misura, trasformiamo i dati in valori. La misura genera consapevolezza ed orienta i comportamenti e le scelte, oltre ad azzerare gli sprechi. Misurare è comunque non solo la nostra missione, ma anche la nostra passione” .

La Loccioni non è un’industria e non ha dipendenti. E’ un’impresa nella quale ogni progetto è un’avventura originale e tutti devono avere almeno un progetto da sviluppare, sia esso tecnico, commerciale, di marketing, di comunicazione, di ricerca, di accoglienza.
“Altro che dipendenti, noi abbiamo e vogliamo intraprenditori” afferma Enrico a Maria Ludovica e Riccardo Varvelli, che con affetto e competenza lo intervistano per produrre questo libro.
Non ama nemmeno la parola “capo” perché l’unico che esiste e che tutti hanno è il cliente,  che orienta le scelte e le decisioni. “Il cliente va cercato, scelto, conquistato, estasiato”.
In Loccioni i capi si chiamano responsabili e sono dei veri e propri leader, allenatori e maestri. Tant’è che il progetto  Silverzone è nato per valorizzare e continuare ad utilizzare come maestri, anche dopo il pensionamento, le persone belle che da lì sono passate.
Tradizione e innovazione convivono nella visione e nelle pratiche di questo  imprenditore che si è ispirato ad Olivetti ed a Merloni, vincendo diversi premi prestigiosi grazie all’aver sempre  considerato inscindibili lo sviluppo aziendale e l’attenzione alle persone ed al territorio.
“Esiste un parallelo tra il manager – intraprenditore e il mezzadro, tra l’imprenditore industriale e quello agricolo. Dalla civiltà contadina abbiamo imparato l’importanza dei valori della tradizione, la trasmissione della fiducia con una stretta di mano, l’abitudine a lavorare nell’incertezza delle stagioni, la forza di ricominciare comunque, l’apprendere dal lavoro per imitazione, la diversificazione delle colture per ridurre il rischio”.
E anche diversificazione delle culture e delle generazioni, mi viene da dire. Il progetto Bluzone è dedicato al rapporto con le scuole di ogni ordine e grado ed ospita ogni anno più di mille studenti.
Eh sì, perchè i talenti vanno coltivati. E per Loccioni la persona di talento ha quella capacità in più di vedere ciò che non esiste ancora, con la certezza e la determinazione di poterlo realizzare.
Alleva intraprenditori che alla logica della dipendenza contrappongono quella della competenza, del fare, del far fare e del far sapere, premiando la capacità e voglia di ciascuno di valorizzare il proprio lavoro, di scambiare la propria esperienza e conoscenza con gli altri.
Per vincere le sfide globali servono persone entusiaste, che traducono il proprio potenziale in potenza erogata, che si auto sviluppano senza bisogno di aspettare motivazione dall’esterno.
Gli autori evidenziano che purtroppo il termine “entusiasmo” non ha mai fatto parte del lessico organizzativo, essendo le aziende troppo piene di maggiordomi, per i quali la fantasia è un difetto imperdonabile.

Fantasia e creatività sono invece ingredienti fondamentali del successo della Loccioni, uniti a una grande competenza. “Tutti i lavori quando sono fatti bene richiedono sempre l’uso dell’intelligenza e per ben operare è necessario coinvolgere mano e testa, pratica e teoria, tecnica e sapienza…Se incastriamo il collaboratore appena arrivato in un sistema gerarchico, come può liberare il suo sapere e la sua intelligenza?” si domanda Enrico.
L’impresa ha un’organizzazione orizzontale in cui si può crescere per merito e per passione, si può lavorare ed esprimere le proprie potenzialità, realizzando il proprio sé personale e professionale.
Un modello organizzativo fluido nel quale ci si deve anche poter divertire, come nei giochi dei bambini fatti di curiosità, imprevisti e sorprese. Una vera e propria “Play Factory” per trasferire anche al lavoro le caratteristiche delle attività ludiche. Infatti il gioco è coinvolgente, è legato al piacere (voglio, e non devo), sviluppa la creatività e libera dagli stereotipi, è concretezza e salute.
L’intraprenditore, che accomuna  interesse, responsabilità ed impegno, si trova a suo agio in Loccioni e nella sua organizzazione  adhocratica, che investe prima ancora che sulla delega sulla fiducia. E così si tocca con mano come nessun svago diverta quanto il lavoro vissuto con l’emozione di sentirsi vitali, la responsabilità di sentirsi utili, la consapevolezza di sentirsi produttivi.
L’intraprenditore, se ne ha voglia, può diventare un vero e proprio imprenditore. La Loccioni ha pubblicato l’opuscolo “Avvia l’impresa”, rivolto ai collaboratori che sono diventati neo imprenditori e continuano a stare nel “sistema Loccioni”: negli ultimi anni si sono registrati ottanta spin off che hanno coinvolto oltre quattrocento giovani.
Persone che hanno riscoperto la dimensione del lavoro artigiano e dell’artista, “…in cui sono coinvolti tutti gli elementi, dalla curiosità alla creatività, all’impegno, all’immaginazione, all’energia, alle mani, al cervello” ci dice Enrico.
Tutte queste molle che sprizzano energia sono tenute insieme dall’importante colla dei valori, che in Loccioni sono vissuti come annunci di futuro, ma anche insegnamenti del passato.
Esiste una vera e propria carta valoriale che all’aumentare dei collaboratori si è via via semplificata per renderla facilmente interiorizzabile. Lì ci troviamo il valore dell’iniziativa associata all’intelligenza, dell’energia abbinata alla volontà, della flessibilità e dell’adattabilità, della trasparenza e dell’ascolto.

Un tema molto caro a Loccioni è il rapporto tra impresa e comunità, un circolo virtuoso  aperto, di contaminazione intellettuale indispensabile per costruire e diffondere l’esperienza e il senso profondo dell’essere imprenditori, portatori di una cultura del fare e del saper fare che non sia fine a se stessa, ma volano di sviluppo energetico, territoriale e culturale.
“L’azienda eco-centrica” commentano gli autori, “ è un’entità che si pone al centro del suo ambiente specifico (di mercato e territoriale); emana segnali della sua presenza e delle sue attività creando onde etero – centriche che si dilatano e si allargano nello spazio utilizzando modalità quali: attenzione agli spazi ambientali, consumi energetici eco compatibili, organizzazione di convegni locali, supporto ad artisti del territorio, pubblicazioni afferenti alla storia locale, iniziative sportive destinate ai giovani del territorio, forte collegamento con le scuole e le università limitrofe, con forme di stage per gli studenti, apertura del’azienda alla popolazione locale e creazione di aziende satellitari”.

Nel 1990 il fiume Esino, che lambisce la sede del gruppo Loccioni ad Angeli di Rosora, esodò riempiendo di fango lo stabilimento. Enrico racconta che fu forse la prima volta che dubitò di potercela fare. Invece i suoi collaboratori, insieme alle loro famiglie, si presentarono con pale e badili e in una settimana fecero ripartire le attività.
Chissà se è per questo che Loccioni, anni fa, ha adottato dal demanio i sedici ettari di terreno lambiti dai due chilometri del fiume che passa vicino alla sua impresa.
Ha ridato al fiume il suo vecchio alveo, sistemato gli argini, recuperato cinque mila tonnellate di legna che alimentano una centrale a biomassa, estratto trenta mila metri cubi di ghiaia e recuperato i selcini, pietre con le quali in passato si facevano le pavimentazioni e che oggi sono servite a restaurare il ponte che collega l’area al paese.
Un sofisticato sistema di rilevazione e misurazione, collegato alla Protezione Civile, monitora i rischi di piene ed esondazione. Le acque alimentano turbine che producono fino a un giga di energie rinnovabili.
L’area è diventata una vera Leaf Community, con scuola, case carbon free ed un ospedale nel quale si sperimentano le tecnologie della recente divisione “humancare”. Il tutto progettato insieme a docenti universitari, architetti. designer.
L’acronimo LEAF, Life Energy And Future, ci ricorda che la foglia è la parte più importante della pianta: il fusto, i rami e le radici sono le strutture di sostegno alla foglia, affinchè possa stare il più possibile esposta all’aria e così riprodurre continuamente l’energia solare della vita.
“Per essere in salute e andare avanti bene abbiamo bisogno di avere più ordini di quanti possiamo farne e di più collaboratori – lavoratori della conoscenza di quelli che ci servono” afferma Loccioni, evidenziando l’importanza della ridondanza per investire sul futuro, alla faccia del cost cutting a tutti i costi!
Perché è il futuro che influenza il presente, e non viceversa!
Quindi non va previsto ma costruito, con la buona gestione giornaliera e la voglia continua di avventura.
Enrico Loccioni è un visionista, non un visionario. Ha i piedi per terra e lo sguardo al cielo per creare ciò che succederà, alla continua scoperta dell’inatteso.
Un’importantissima chiave del successo di questa persona e del suo gruppo sta sicuramente nella moglie Graziella, da sempre attenta amministratrice e prezioso contrappeso alla creatività del marito. La loro storia è una bellissima conferma che non c’è una grande donna dietro ad un grande uomo, ma questa grande donna marcia al suo fianco.
A metà giugno del 2014 Enrico Loccioni ed il vulcanico CEO Renzo Libenzi hanno tenuto una bellissima lezione all’Università delle Persone ideata da Enzo Spaltro.
Leggendo il libro ho beneficiato di tutta la comunicazione non verbale di questa bella persona, che non ha mai voluto dipendere da chi gli ordinava qualcosa, che non è mai stato, per sua stessa ammissione, un grande ubbidiente, che ci dimostra come si possa creare un’impresa senza farsi abbindolare dalla politica o strozzare dalle banche.
Ma soprattutto questo racconto di un elettricista (che ha diversificato l’attività fornendo alla Merloni i primi sistemi di controllo qualità per gli elettrodomestici, creando con lungimiranza una sartoria tecnologica) ci dice che occorre aprire l’impresa, togliendo e non creando barriere.
Ci insegna la straordinaria differenza tra chi abita profondamente un territorio e chi vi alloggia con superficiale distrazione.

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