Parole incrociate

Come dicevo, mi piace molto scrivere, quasi mi è naturale, nella calma e nella pace, prendere una penna ed un foglio e buttare giù delle parole.
Poi non le curo più di tanto perché mi basta il momento in cui le ho scritte.

Questa sezione contiene una prima parte di parole che esprimono temi personali: una seconda sezione contiene piccoli ‘scherzi’ sulla vita aziendale .
Alcune di queste sono diventate, diciamo così, poesie che hanno avuto riconoscimenti in un concorso.

 

PAROLE AL VENTO

Colori d’inverno
Ogni stagione ha i suoi colori.
Questi sono morbidi e attenuati
da un freddo che promette neve.
Guardarli dal caldo della casa
richiede gratitudine.

Lacrime d’autunno
Questi rami spogli
non sono secchi
ma solo più leggeri
per sopportare meglio
l’imminente inverno.
Una piccola lacrima
di nostalgia
in attesa
di una nuova primavera
data quasi per scontata

Si trebbia
Anche quest’anno
resteranno solo stoppie
arroganti
a sgonfiare pian piano
l’estate.
E il solstizio
accorcerà i giorni.

Sono uomo di collina.
Non siamo gente
di pianura.
Mio zio scese
dalle prime montagne
e annegò
in un canale di bonifica.

Notte di quasi estate
Dondolo sull’amaca
in mezzo alle lucciole
e mi faccio bastare
tutto questo tanto.

Torsolo
La mia donna con una peruviana
e sua madre anziana
in un pronto soccorso
che di pronto
nemmeno ha un morso
di una mela ormai finita.
E poi ditemi se questa
è vita.

Verde primavera
Dopo che in questi giorni la pioggia
si è affacciata con discrezione
c’è un verde che brilla
e riempie gli occhi. E da lì al cuore.
Laggiù, quasi da sempre,
la casa mi aspetta.

Infinito sfinito
Sono troppo ferito per amare
e troppo fragile per essere amato.
Tentenno tra una sponda e l’altra
e non so aspettare.
Intanto, affogo in una tristezza
nascosta e zoppa.

Attesa
Un gallo canta in ritardo
lontano laggiù.
Qui una quercia sicura
mi dà appoggio
mentre un sole rotondo
scalda almeno fuori.
Sto su un argine
come spesso succede.
Non so lasciare
perché sono nato lasciato.
Aspetto.

Anti qua e anti là
I blister
scandiscono i miei giorni
come una clessidra chimica.
Ogni confezione
finita mi dice del tempo
passato.
Ogni ricetta
nuova mi ricorda inesorabile
la mia vecchiezza.
Fluidificanti,
anti qui e anti là,
adesso anche anti dell’anti.
Una farsa.

A Fernanda
Oplà,
uno sgambetto
e tutto scompare
senza preavviso
e senza pietà.
Parole, movimenti e sorrisi
diventano neri e sordi,
immagino ci si senta
come un cantante muto
o un ballerino senza gambe.
O un fotografo cieco.
Immagino.
Spero che il buio
e il silenzio totali
possano pia piano
sciogliersi.
Spero che laggiù in fondo
rimanga una piccola
seppur fragile voglia
di ballare e cantare.
O almeno fischiare.
Auguri!

A Carlo
Giocavamo lungo i fossi
pieni di salamandre
sane.
Tu quattro e io cinque,
una passerella
univa le due case.
Adesso le salamandre
non ci sono più
e nemmeno la passerella.
Ma sappiamo ritrovarci
con affetto e con rispetto
su due sponde non uguali
ma nemmeno così
diverse.

lauro-seppia
Rughe

Le rughe sono i fossi
che non ho cercato
ma ho dovuto superare.

Le rughe sono
i segni della fatica
dei miei occhi.

Gli occhi sono
lo specchio
dell’anima.

Le rughe sono cicatrici
che mi ricordano
che in fondo ho vissuto.

Lima sorda
Non si muore
per troppi problemi
o per un dolore acuto.
Si muore
per quell’infelicità
lunga e piatta
che come una lima sorda
non ti lascia godere
ciò che davvero ami
per poi morirci dentro.

Mistero
Si sfoglia il pioppo
come gli anni
si staccano
dalla vita
per preparare
ciò che non sappiamo
se sarà arrivo
o sarà partenza.

Attesa paziente
M’incanto come un bimbo
a guardare il trattore
che zappa.
Le zolle si sfarinano
e l’erpice
pareggia la terra.
In questa perfezione
sento l’attesa
della semina.
Manca solo la neve
a ricordarmi
la pazienza.

Bellessere
S’arrossano a fine ottobre
i vigneti
accesi da un sole
generoso.
Inghiotto folgoranti colori
perché la mia anima
sopravviva
quando ci sarà la nebbia.
Si riposa la vite
che ci ha dato l’uva
perché il vino
diventa grande da solo.

Transumanza

L’estate scollina nell’autunno
in questa notte rotonda
e dolce.

Ah, saper ascoltare
i sentieri delle stagioni,
camminare leggeri
sul tempo
che ci è dato in prestito.

Assecondare il respiro
che tanto lui sa
come fare.

 

Bastarsi

Lo so che son parte
della tua insoddisfazione.
Non mi piace
ma non ho voglia di farci niente,
così è.

Per tenere uno come me
ci vuole scorza, non solo forza.
Lo so che mi vuoi bene
ma non ti vado bene.

Non posso sempre
cercare
quello che non c’è.

Adesso devo bastarmi.

 

La fatica si addolcisce
Lavorare fino a tardi
e dopo una giornata impegnativa
regalarsi un po’ di tempo
per tagliare l’erba
e sentire
la stanchezza che da acida
pian piano diventa buona

Cambi
Si trebbia
e l’estate
inizia la discesa
per incontrarsi
tra alcuni mesi
con l’autunno
e cedergli
signorilmente il passo.

Altruismo
Mi piace questo grano
che si abbronza
dopo la fatica di crescere.
Mi commuove la sua generosità
nel farsi bello
per diventare farina
e poi pane.

Papavero solitario
D’in su la collina della casa antica,
papavero solitario
alla campagna fiorendo stai
finché la mietitrebbia non ti recide.
Io solitario indugio in altro tempo
e sento che la beata gioventù vien meno
e che solinga incede la vecchiezza.
Ma con gli occhi e col cuore
non mi volgo più indietro
e mi godo un presente né  noioso o tetro.
Non so che ne sarà di quest’anni miei
o di me stesso,
né quando passerò la finale soglia.
Sento che anche l’anno venturo
ci saranno papaveri a colorare il grano.
E questo mi basta.

(Giacomo, scusa)

Arcobaleno
Passiamo sotto
colori e forme perfette.
Non ci sono solo
forche caudine
nella vita
ma anche bellezze.
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Stagioni
Verdeggia il grano
in attesa di imbiondire.
Normalmente
la sera scivola nella notte
con una voglia di pioggia.
L’aspetto senza fretta.

Il profumo del rosmarino
Fiorisce il rosmarino
in un accenno di primavera
zoppa
perché orfana
dell’inverno
vero.

1991
Venticinque croci
che piagano le spalle
e appannano
i pochi sorrisi rimasti.
Le ultime non hanno
filo spinato
nè cocci di vetro.
Rimangono quei tagli
che hanno inghiottito
la semplice gioia.

ARMONIA DI GENNAIO
Il cielo è una meraviglia
fresco e chiaro con le sue punteggiature
di stelle.
La luna irrompe con garbo
per far parte di questa bellezza
senza interromperla.

CALANCHI
Adoro i miei calanchi
sanno di antico e di mare
e di come il mare possa
asciugarsi.
Sanno di crepe
a perenne ricordo
e di fossili rimasti.
Mi ricordano l’inezia
delle nostre vite di fronte
all’eterno.

LE PANCHINE RIPOSANO

Le panchine si riposano
dalle tante chiacchiere
che hanno ascoltato.

Non dicono delle idiozie
mai risparmiate
o dei triti luoghi comuni.

Tacciono anche
sulle parole degli innamorati
o sui rimpianti dei vecchi.

Le panchine stanno in silenzio
ad aspettare la neve.

 

STAGIONI

Il melograno è ancora verde
ma il vermiglio dei fiori è sbiadito
per far nascere queste palle
dai grani succosi.

La mano ha rughe evidenti
e qualche macchia dell’età
che non lascian traccia
di quando pargoletta era.

L’orto non è più solingo,
proprio non c’è più
perché si faticava a tenerci dietro
e tutti gli ortaggi
venivano pronti insieme.

La terra è ancora tiepida
della luce e del calore di giugno
e si appresta al giusto letargo
senza alcun antico pianto.

Anche se un po’ percossa
questa vita non è del tutto inaridita
e credo nemmeno inutile.

Sono nell’autunno del cammino
che seppur non riverdirà
potrà godersi ancora
il risveglio a primavera
quando il melograno
lui sì rifiorirà.

(con infinite scuse a Giosuè)

TERRA
Calda e accogliente
terra mia
profumata e paziente
terra mia
sincera e generosa
come una buona sposa

ALL’OSTE WILLY
A un oste gioviale e assoluto
un triste ricordo e un caro saluto,
grembiule rigorosamente d’ordinanza
ciccia e vino in pantagruelica danza
fosse una seria e sontuosa cena
o uno spuntino con Cinta di Siena.

Serio e compunto nella sua cucina
a cuocere tenera carne argentina
allegro dietro al lucido bancone
soddisfatto della sua ambizione
per quel locale da sempre voluto
dal nostro oste col viso paffuto.

Guiglia è più triste di certo ora
senza il nostro oste della malora
e quel portico rimarrà più vuoto
piangeranno le bottiglie di recioto
e sconsolate quelle di nebbiolo
ognuno di noi oggi è più solo.

Quartantadue anni davvero son pochi
per partire di fretta e spegnere i fuochi
di una cucina bella e generosa
per salutare la figlia e la sposa
per tirare giù così male la serranda
e lasciare attonita tutta la banda.

Avrai di certo visto quanti amici
ti scrivono tanti messaggi infelici
però forse tu non vorresti così
e allora in alto i calici: prosit
per fare a Willy un brindisi finale
ma nella gola un nodo ci assale.

 

SUGGESTIONI D’AUTUNNO
Mi piace vagare
da solo
tra i filari di un autunno
che anche quest’anno ha mantenuto
la sua promessa.
Là in fondo
tra le foglie rosse della vite
intravedo la piccola casa gialla
dove sono sempre stato accolto,
quando il tempo fuori era proprio brutto.
Spunta il sole e io mi fermo, grato.
Mi sento un re e in parte lo sono.
Non sempre, ma adesso sì.
Verrebbe voglia di assaggiare queste zolle,
tanto sanno di buono.
Anche se è stata arata con lame di acciaio
la terra non è offesa e si prepara
ad accogliere altro seme.
Non è ‘terricidio’, come accade a noi miseri umani: è vita.
Il melograno si nutre per dare nutrimento
e con generosa pazienza aspetta di essere colto,
una rosa accenna provocante un tango seducente
adocchiando i ciclamini,
parte una danza che sa di amore e di passione,
di dolcezza ed energia.
La carreggiata sembra finire
ma là in fondo un’altra incomincia.
Basta saperci arrivare e non tornare indietro
per vedere quella meraviglia di viale alberato,
basta guardare e fare un click,
senza rubare nulla e senza nulla rovinare.
Grazie!

 

LA FINANZIERA
La Finanziera  controlla il mare
se non da sempre da molto.
Mi piace chiamarla così
questa bianca casupola
sugli scogli
dell’Enfola,
quasi sopra Sansone.
Si narra abitata nei tempi
da Finanzieri o Guardiacoste.
Ora non ha più briganti córsi
da catturare
o contrabbandieri nostrani
da affondare.
Briganti e contrabbandieri
eccome se ci sono ancora,
soprattutto briganti,
ma hanno scelto altre onde.
E adesso la Finanziera
guarda ma non controlla
il mare
e sente così nuovi afrori
e vede più limpidi colori.

GAS E RISATE
Si accosta la moto
e si appoggiano
casco, guanti
giacca e stivali.
Nelle orecchie
ancora per poco
il rombo dei cilindri
e le risate degli amici.
Un leggero stordimento
segnala il passaggio
dalla spensierata
regressione infantile
alla puntuale realtà.
Rimane morbido
il pensiero
che il giro migliore
sarà sempre
il prossimo.

 

ATTESE
Oh se lo so
cos’è l’insonnia
la paura che appena chiusi
gli occhi
parta quel gorgo
ostinato e contrario
che riporta a galla
pezzi d’esistenza
forse in fretta
accantonati
che fanno rumore
per essere ascoltati.
In entrambi i casi,
svegli o preda dei sogni
frammentati e confusi,
c’è un’immane fatica
per le membra
e per le anime
fino a un risveglio
un po’ triste e spossato.
LV tra il 30 e il 31 agosto 2015

AMBULO, ERGO SUM
La mia mente
a volte
chiede al corpo
con urgenza
di essere stancata
fino al punto
di fermarsi.
E allora
è l’ora delle gambe
e del sudore
e lentamente
si spengono i pensieri.
Cogito ergo sum?
Ma no,
ambulo ergo sum,
finché una vasca ben calda
ricompone testa e pensieri
mentre il cuore
torna a sorridere.
Meno elucubrazioni
e più carezze.

 

CESARE PAVESE
Il poeta e scrittore
triste
allasca le vele
in un banale hotel
piemontese
di fine agosto
mendicando patetico
e inutilmente
le ultime briciole
d’amore.
Ma con la bianca Leucò
non c’è più dialogo
possibile.
Allora
disoccupa la vita
e con un tubetto
si licenzia
dal mestiere di vivere
chiedendo almeno
pochi pettegolezzi
in cambio
di un forzato
generico perdono.
Chi è costretto
a mendicare amore
non è amato
e senza amore
né pietas
non si respira
e non ci sono più
compleanni
da festeggiare.

 

PAREGGIO
Non baravo
quando ti dicevo
che volevo carte facili
perché venivo da partite
troppo difficili.
Non mi credesti
o peggio
non mi ascoltasti
e adesso sudiamo
una mano scontrosa
che non credo
avrà vincitori.
A me sta bene
anche un pareggio
perché la vita piana
è per i dilettanti,
preferisco un gioco
rischioso
a qualsiasi solitario.

 

13 AGOSTO
Perchè le ore belle
scorrano leggere
e quelle brutte
passino in fretta.
Buon tempo,
Beatrice.

NUVOLE BASSE
Stanno sedute
sui monti
le nuvole flaccide,
come culi bianchi
sull’asse del water.
Pioverà?

MANCANZE TRASPARENTI
Il grasso scampanare
delle mucche
e l’isterico squittio
delle marmotte.
Un buon ricordo
velato di malinconia
che s’invola gentile
spinto da un vento leggero
e dall‘acqua corrente
del ruscello.
La montagna regala pace
da conquistare
con passi sudati
per godersi al ritorno
i fiori i colori e gli odori
in salita annebbiati
da una buona fatica.

L’INVISIBILE TELA DELL’ANIMA
I poeti non sono gli ingegneri
della parola,
costretti tra rime baciate
o incatenate.
Non ricercano ostinati
endecasillabi o novenari.
Non cesellano distici
o metriche perfette.
I poeti sono viandanti
che esplorano con pudore
l’invisibile tela dell’anima.
(grazie a Federica R. per il titolo)

SILENZIO
Spegnete le tastiere
che inquinate l’aria
di inutili parole.
La poesia è pudore.

DAL LETAME NASCONO I FIOR…
Stasera l’aria sa di letame,
s’ingrassa la terra
per prepararsi
a un altro raccolto.
Annuso l’odore di merda
che sa di viva natura
e un cielo ricamato di stelle
mi sussurra di stare tranquillo.

MERIGGIO
Un incessante cinguettio
di uccelli diversi e ostinati.
Non è twitter ma il bosco
e in questa fortuna
il libro può appoggiarsi
al petto.
Le parole si rinchiudono
tra le pagine
nell’attesa che il lettore
consumi in pace
il meritato riposo
che sospende i pensieri.

E’ ESTATE
Rotondeggia stasera
una luna allegra
accompagnata
da leggere striature
di nuvole timide
o forse educate
che non tolgon la scena
a questa luna piena.
I grilli e le rane
canticchiano una melodia
sulla quale le lucciole
danzano intermittenti.
Un leggero vento
accarezza le cime dei pioppi
e tutto questo
mi sembra più che abbastanza.

NEVE DI PIOPPO
Vola dai pioppi la neve
irriverente ma lieve,
volteggia con eleganza
una raffinata danza
senza fretta alcuna
di abbracciar la luna.
Prima o poi si posa
come nel letto la sposa
e la natura mi insegna
una pazienza serena.

VITE SFINITA
Pare strano
ma in quelle vene legnose
scorreva davvero
la magica linfa
che ingrossava grappoli
opulenti.
Poi scaturiva un lambrusco rosso
semplicemente schietto
e spumoso.
Onore delle armi,
tralci generosi,
da chi si è con abbondanza
abbeverato
alle vostre allegre vene.

BIDIREZIONALITA’
Un elegante tappeto
di foglie gialle
sullo stradello
che al mattino mi porta
e alla sera mi prende.
Si accende così
la giornata,
anche a metà novembre.
Si può.
E l’autunno
con i suoi colori
dolci e decisi
ci dice
che anche al tramonto
può fare bello.

GRATITUDINE
Si sta proprio bene
qui fuori
questa sera.
Il canto soffice
dei grilli
sorregge il fumo
leggero
del toscano,
avverto le piccole danze
delle foglie ormai
stanche
e mi riempio
di questo sontuoso silenzio
pieno di pace.

CINQUE
S’infrange quest’acqua consueta
sul tempo che sa di ricordi.
Sussurra questa brezza gentile
sul viso dal tempo segnato.
Riscalda questo sole fratello
il freddo dei tempi cattivi.
Accoglie questa terra isolana
chi naufraga un poco impacciato.
Rivive questo fuoco di vita
per chi chiede educato altro tempo.

S’ciao estate
Rose e ciclamini
qui a casa mia
con settembre che apre
le porte all’autunno.
Luce morbida
e ombre allungate
odore di terra arata
e voglia di vendemmia.
S’ciao estate.

Zolle
Mi piace
lo sferragliare ostinato
dei cingoli del trattore
che ara una terra
che vuole ingravidarsi
di nuovo per rifiorire
dopo un inverno atteso.


Le mie belle colline
Le mie belle colline
mai aspre e mai piane
vite vicine e lontane
di  fantasie bambine.
Metafora rotonda e lieve
reale o desiderata  chissà
che non cancella le asperità
di una vita non breve.
Partono timide dalla pianura
e salgano fino alle montagne
alternando filari e campagne
gustiamole … fin cla dura.

Tra primavera e estate
La magica linea
delle nostre campagne
ci accompagna
in un sontuoso  risveglio
e ci culla
un commovente odore
di fieno.

Ti assomiglia
Ti assomiglia
la bimba bionda
vivace e curiosa.
Ti piacerebbe.
Le piaceresti molto
anche tu,
nonna mancata.
E’ bella
e con i capelli lunghi
e biondi,
è sveglia e dolce.
Sa di te
e della tua infanzia,
lo so anche
se non c’ero.
Sa di nostro figlio
che e’ davvero
un bravo papa’.
Ti piacerebbe
e so che lo sapevi
che lo sarebbe stato
e che ci sarei stato.
E cosi è stato
ed ora manchi,
ma non nei pensieri.
Stai pure tranquilla,
ora.

A Tina e Giancarlo
Siamo qui anche quest’anno
da Giancarlo e dalla Tina
tanto buon gnocco ci danno
e ben piena è la cantina.

Si beve e si mangia con gli amici
si ride su parole leggere
e sono  proprio momenti felici
come tante nostre sere.

Si, c’è lo spread e la disoccupazione
la Merkel, la BCE e Berlusconi
ma non può strozzarci la preoccupazione
e non lasciamoci rompere i c……i

E allora in alto i nostri bicchieri
e fin cla dura tri sold in saca
brindiamo all’oggi e non all’ieri
sàimper in baràca, sàimper in baràca!

Orizzonti
I bambini
guardano il cielo,
i vecchi
la terra.

I calanchi
I calanchi,
aspri ma mai cattivi.
Come certi vecchi
di poche parole.

A Beatrice
Quando mi prendi la mano
mi sento il capitano
della nave più bella del mondo
ed il cuore mi diventa rotondo.

Adulte infantilità
Le bucce del mandarino
sulle braci del camino
(ri) accendono il mio sorriso
bambino

Scirocco
Assetato e bruciato
da un sole cattivo
mi lasciavo trasportare
da una malridotta barchetta,
mentre intemperie
disumane ed ingiuste
mi frustavano dentro
senza pietà.
I desideri si seccavano
e l’infelicità
marciva lo scafo.
Ma tenevo dritta
la barra
del timone ormai spezzato,
spinto dalla inconsapevole
voglia di andare ancora.
Poi uno scirocco
da sempre forse atteso
mi ha allontanato
da quelle secche infelici.
Ancora mi cullano
le onde della malinconia,
ma non sono più
frustate senza
speranza.

Bellessere
S’arrossano a fine ottobre
i vigneti
accesi da un sole
generoso.
Inghiotto folgoranti colori
perché la mia anima
sopravviva
quando ci sarà la nebbia.

La vite
Vite, ci hai dato l’uva.
Adesso riposati
che il vino
diventa grande
da solo

Le mie colline
Le mie colline
sono mammelle
piene di radici buone.
Là in fondo
sonnecchia la pianura
mentre alle spalle
la neve spolvera il Cimone.
Noi delle colline
siamo gente di mezzo
forse per sempre
indefinita.

Prima o poi
Ho sempre scavato
con piccone pala e badile
per cercare quel po’ di bene
che asciuga il passato
fa godere senza arroganza del presente
e costruisce con umiltà il futuro.
Qualcosa prima o poi
ho sempre trovato.

Acque ed ombre
Sono qui solo.
Ma non è vero.
Il frinire delle cicale
e il fiume che scorre
ci sono.
Come i pioppi che fanno
ombra
anche ai miei
cattivi pensieri.
Io ci sono
e come uomo
nato sul fiume
scorro.

Ancore e Porti
Tempi strani, questi.
Cadono le difese immunitarie
delle emozioni
e l’anima sanguina
per rimarginarsi di nuovo.

Fluisce una stanchezza
disumana e feroce
che ha comunque costruito.

Ci vuole pazienza e competenza
per attraversare
questo mare salato.
Si sente forte il bisogno
di un porto senza àncore.

Parole
Le parole servono
per essere scritte
prima ancora
che per essere lette.
Scrivere a volte
è un obbligo,
leggere spesso
una necessità.
Forse…

Succede
La solitudine essenziale
é quandi si é
asimmetricamente
su frequenze diverse.
Non ci sono colpe
nè rimorsi:
semplicemente succede.

Intermittenze
In una notte bella
anche se freschina
le lucciole
mi hanno insegnato
l’intermittenza
del vivere.

Essenze
Il profumo delle acacie
amplificato dall’aria di pioggia
è inebriante.
Sentirlo ancora
senza indifferenza
è un lusso!

Così finisce
Spirali incontrollate
di rancori non detti.
Nodi gordiani
di infelicità solitarie.

In un silenzio da serpenti
si scava una fossa
di tragiche incomprensioni
e mancati desideri
mai urlati.

Finché il grigio si espande
e una viva tristezza
inesorabile strozza la gola.
Così finisce un amore.

Futuro
Mio figlio e sua figlia.
Guardano l’ombra
del mondo.
Mi dà felicità
sapere
che quando
i miei occhi
saranno troppo
vecchi e stanchi
altre pupille
vedranno
C’est la vie.

Peccato
Quelle briciole dei cracker
non erano un’offesa
ma tracce preziose
per ritrovare
la strada.
Quei pomeriggi
piegato sul divano
non erano irrispettosi
ma il sacro segnale
che lì potevo riposarmi.
Quel sudore forse acre
non era voluto
ma l’ultimo prezzo
che dovevo pagare.
Peccato che non
sia stato così.
Peccato.
Non mi resta
che riprendermi
la bicicletta
e scambiarci
le chiavi.
Peccato.

Pausa
Mi fermo e fotografo.
Vorrei conoscere come mai
solo quel cocuzzolo
è rimasto imbiancato,
conoscere il gioco di correnti fredde
e di soli di squincio con angoli mutevoli e ignoti.
Se così è un senso deve esserci
e fors’anche una ragione.
Poi finalmente ho lasciato perdere
ed ho solo guardato.

Vigilia
A te
ragazza che mi fai ballare
senza che nemmeno
conosca il tuo nome,
in una notte
per altro sacra.
Vorrei denudarci
e sentire la mia vecchiaia
naufragare
nel tuo sesso allegro…

Angoli
Le colline rotonde
smussano gli spigoli
delle nostre vite
mai piane.

Quegli amori per prati e per boschi

Quegli amori per prati e per boschi
quanto allora ci siamo voluti
venerdì lunghi e pieni di rischi
mentre adesso ci siamo perduti.

Non avevi neanche trent’anni
ed io nemmeno quaranta
non sentivamo neanche gli affanni
in quella tregua finalmente raggiunta.

Ci lasciavamo macerie alle spalle
cercando ostinati di mettere in salvo
una scelta per gli altri un po’ folle
ma per la quale anche adesso mi assolvo.

Ne abbiam patite di cotte e di crude
e quasi niente ci fu risparmiato
in quel pantano in quella palude
dove ogni tanto ci mancava il fiato.

Ma bastava stringerci forte
e guardarci negli occhi arrossati
per capire che della nuova sorte
eravamo da tempo affamati.

Andavamo per mare e per monti
e anche i fiumi andavano bene
le domeniche come dei ponti
per lasciarci alle spalle le piene.

Quelle piene di paure e rimorsi
e di colpe anche solo accennate
ma bastava arrivare e baciarsi
per sentire le ansie placate.

Tu astemia ed io buon bevitore
quanti tavoli ci han visto seduti
a parlare senza contare le ore
in quei momenti nostri e assoluti.

Come bambini felici e curiosi
quanti cieli abbiamo solcato
per andare in Paesi avventurosi
quanti mari abbiam navigato.

Ci piaceva andar per antiquariato
cose vecchie senza pretese
quanti mobili abbiam restaurato
quante teiere son lì ancora appese.

Poi qualcosa pian piano si è rotto
e sembrava ci facesse paura
solamente pensare al cazzotto
che poteva uscire da ogni fessura.

Siamo stati davvero testardi
ma in fondo ci siam rassegnati
e anche ora che è già troppo tardi
io lo so che ci siam tanto amati.

Quel cazzotto però adesso è arrivato
con la rabbia che chi ha paura sa avere
più che arrabbiato io sono sfinito
assetato senza avere da bere.

E “per sempre ma non so come”
vale ormai solo per il ricordo
si allontanano le tue nere chiome
in un volo forse un poco d’azzardo.

Ma ti lascio con un mio sorriso
di quei pochi che ancora so fare
senza rabbia e senza buon viso
e ci guardo pian piano andare.

 

L’Alba

Senza fretta l’alba
finisce una notte
insonne e voluta
in un lusso raro
di silenzio assoluto
senza rumore.

I pensieri
che prima cercavi
senza trovare
salutano il giorno
e quelli contorti
allentano i nodi.

Le coperte sicure
ti aspettano
contente di averti
e quando
apri gli occhi
mezzo giorno è passato.

Olistico
I piccoli cimiteri di montagna
sanno di una pace infinita
e sono lì a ricordarci
che la morte fa parte della vita.

Terre

Le mie terre sanno essere
gli aridi calanchi
che da Denzano piano piano
portano a Marano.

Ma sono anche
i vigneti di lambrusco
che dolci si appoggiano
alle colline sensuali

Le mie terre si fanno bagnare
dal Guerro e del Panaro,
mai torrenti né fiumi
sempre senza pretese.

Noi siamo le nostre terre.

Tregua
Non so più
se sia la fatica
che si stanca
oppure io
che mi ci abituo.
Comunque
seppur minima
la tregua.

Frammenti
Un cane che latra
un trattore che ara.
Lontani.
Ormai come l’estate
che sussurra un tiepido caldo
da ricordare.

Neve di pioppo
Cade una neve di pioppo leggera.
Volteggia elegante e scherzosa
al volo cogliendo
quel poco di vento che c’è.
Morbida e discreta si appoggia
sull’erba ancora immatura
disegnando ai miei occhi
una metafora ambita.

Buon anno
Non ho voglie da condividere
né frenesie da soddisfare.
Mi bastano queste coperte
per tenere fuori
(il più possibile) la vita.

So che prima o poi
mi ci dovrò tuffare
ma esito come un nuotatore
inesperto quale sono
nonostante anni di goffe nuotate.

L’acqua non fa per me
eppure mi tocca immergermi
sempre più controvoglia
e sempre con la voglia appena tuffato
di risalire.

Tutto costa il doppio e forse ancor di più
lungo questa strada senza dichiarata scadenza
che dovrà pur portarmi
nel ventre di mia madre e nello sperma di mio padre
dove tutto è cominciato.

Basta…
Le chiavi
sono nella cassetta
delle lettere.
Qui,
a farmi maltrattare
come un qualsiasi ospite
indesiderato
non ci resto.
Mi porto via
i miei due stracci
e il mio sudore.

Radici
Ho bisogno del mio letto
e della mia casa,
della luna che d’inverno
si sposta piu’ in la’,
verso l’altra acacia.
Qui, da me,
mi ritrovo e mi tengo:
appartengo.

L’ultimo cappuccino
Latte e caffè,
un contrasto non dissimile
dalle strisce bianche e nere
dove hai lasciato
il tuo ultimo respiro,
spero abbastanza leggero.
Guardo una fotografia
di quasi cinquant’anni fa:
sbagliavamo solo di una vocale,
che sulle dodici lettere
del nome e cognome
sono in fondo un’inezia.
Eravamo, siamo
fratelli.
Penso al tuo cappuccino
di mattina presto,
sottile piacere
di una vita in salita.
Che la vita, allora,
ti sia finalmente
leggera.

Felicità
Un toscano Presidente
e un buon Calvados.
Il tempo sembra cambiare
ma va bene cosi.
Le lucciole viaggiano intermittenti.
Le guardo e mi basta.

Inserti d’estate prematura
Monconi di legno
aspettano i turisti
per ripararli dal sole
con ampi e troppi
ombrelloni.
Il mare arriva
con onde modeste
e un rumore che ci sta.
Bambini rincorrono
un pallone
su una sabbia non ancora
asciutta.
Il mare, il sole, la sabbia
e bambini e palloni.
Elementi semplici
in cui affondo piano.

Malinconico fatalismo
Trangugio vuoti di senso
e so che invece di scoppiare
continuerò a sprofondare
inesorabilmente,
pesante come questo avverbio
che non so trovar di meglio.
Se solo sapessi buttar via
le cose che non capisco
e lasciare andare
quelle che mi fanno male,
se potessi bucare la colma vescica
di rancide colpe.
A che serve sapere
da dove si è partiti
se non si immagina più
dove si potrà arrivare?
Mi attraverso con noia e fatica
e costruisco una solida solitudine.

L’attesa
Anche i grilli hanno caldo
questa notte
e friniscono piano,
quasi per dovere.
Mi sudo un altro giorno
e aspetto un po’ d’amore.
Come un cane elemosino
una carezza
che non arriva.
Non ho dignità.
Poi si diventa cattivi.

Tornare
Finita è la discesa.
lasciamo la baita
per la solita pianura.

Luna piena
Finalmente!
E’ venerdì sera
la sera degli amici.
Risate
piene e allegre
smussano
una fonda stanchezza
mentre una luna piena
accompagna
la fine
di un’altra notte.

Autunno
Si stacca l’amaca
dagli alberi
che l’hanno sorretta
per darci fresco riposo.
Si stacca la pompa
dell’acqua
perché non si irriga più
e d’inverno gela.
È autunno
e una leggera malinconia
sorride:
son tornati i ciclamini.

Estate
Anche i grilli
hanno caldo questa notte
e friniscono piu’ piano,
quasi per dovere.
Mi sudo un pezzo d’estate.

Aspetto
Mi sento pieno di vuoto
e so che invece di scoppiare
continuerò a sprofondare
inesorabilmente,
pesante come questo avverbio
che non so trovar di meglio.
Se solo potessi buttar via
le cose che non capisco
o che non mi fanno bene,
se solo sapessi bucare
la vescica pesante
di rancide colpe.
Non conta più da dove si è partiti
e purtroppo non conta più
nemmeno dove si arriverà.
Attraverso tra noia e fatica,
con discreta competenza,
i giorni che fanno i mesi
e i mesi che fanno gli anni.
Aspetto.

 

Stanchezza

Ho una tristezza addosso
che mi piega la schiena.

Le lacrime non possono uscire
perché sono troppo stanco.

Però non si rassegnano
e così mi fanno male.

Non vedo l’alba
anche se so che ci sarà.

Non ci sono diari da riempire
ma solo pene da attraversare.

Ciliegi in s’fiore
Sono crudeli i ciliegi in fiore
quest’anno,
perché guardano putrefarsi il tuo corpo
che ho amato.
Lo so che anche le stagioni scivolano sul tempo,
ma almeno sono eleganti e puntuali.
Qui invece vedo la disperazione senza senso
di un’inutile attesa.
Scorrono veloci le immagini gioiose
di tempi ormai passati e di cupe rabbie.
Si nutrono insaziabili sensi di colpa.
Arriverà, come il ladro in una notte buia,
il momento finale.
Non si e’ mai preparati abbastanza.
* * *
Quest’anno sfioriscono presto i ciliegi,
e’ una primavera tronca.
Ti vedo diventare grande
concimato da troppo dolore.
Sei il nostro frutto, un bel frutto.
Affronti con dignità e coraggio
l’inutile cammino verso l’evento finale
forse atteso.
Nulla ti e’ risparmiato e nulla sorvoli,
attraversando il sentiero di rovi
che ti porterà ad essere definitivamente adulto.
Vorrei dirti che il dolore matura
ma sento la farsa di queste parole.
Vorrei prendermi io le tue spine e la tua croce,
un padre cireneo.
Ridicola pretesa: nel dolore si e’ comunque soli.

Sogno di piena estate
Una tapparella sale nervosa
per fare entrare
un sollievo che non c’è.
Il collo sudato
bagna il cuscino
di sgarbata irritazione.
La notte d’estate
in città chiude in casa
il caldo eccessivo del giorno.
Sale forte la nostalgia
della fresca robinia
del bosco in collina.
Siamo ingenui:
vorremmo sempre essere
da un’altra parte.

Neve, comunque
Di notte le stelle
punteggiano
un bianco lunare.
Di giorno il sole
abbraccia
una neve abbondante
che voluttuosa
si scioglie.
Comunque neve.

Fiamme sulla neve
Scendono fiocchi incerti
che sanno di pace.

Scirocco
Rimangono
poche chiazze
sparse
di neve
sopravvissute
allo scirocco.
Non sempre
il caldo
fa bello.

Buon compleanno, Luca!
La pesante solitudine
di una strada bagnata,
quindi umida.
La piacevole leggerezza
di stare comunque in piedi,
da solo.
La pioggia scroscia
solo quando arrivo a casa.
Grazie.
In fondo gli anni
si vivono,
non si contano.

Trebbiatura
Il grano è stato trebbiato.
Restano arroganti stoppie
che sgonfiano
piano piano
l’estate.

Festina Lente
Piove l’acqua
di un cielo
generoso.
La mia fretta
impulsiva
di giorni e scadenze
si spegne
nello scorrere
di una lumaca.
(con Piero)

Pietas
Arranco
come un giunto
arrugginito
mentre la luna
mi copre
di pietà.
Ma ha un senso
questa mia fatica?

Niente
Sento forte
i giorni che pigri
mi rotolano addosso.
Non c’è l’allegria
delle capriole di un bimbo
nè la calma ovattata
di un gatto sornione.
Come un cane randagio
fradicio di disperata
rassegnazione
mi allontano svogliato
da bastonate impreviste
che da dietro l’angolo
possono comunque spuntare.

Neve
Infiniti punti nel cielo
disegnano tracce parallele
di destini incrociati.
Suoni e musiche
nel silenzio
riempiono
uno spazio infinito.
(con Francesco)

Il sabato
Siamo
i pellegrini
delle colline
mai piane.

Ciclamini d’autunno
Sono arrivati
anche quest’anno
i ciclamini quasi rosa
a portare un autunno
che non perdona
e per noi senza letargo.
Vorrei si sbrigasse
la primavera…
Ma sono stanco
di non avere più pazienza
ed ho fretta di imparare
ad aspettare.

Temporale notturno
Il cielo è carico
di elettricità viva
che spinge con forza
la pioggia per terra.

Dentro il vino scorre
su parole rotonde
che ricamano pensieri
trasparenti e profondi.

Fuori il fumo
di una sigaretta
incrocia quello
di un sigaro calmo.

Le chiacchiere gocciolano
e i fulmini spaccano
un silenzio pieno
che sa di luce.

C’è un brutto tempo
e un tempo che passa
per accorciare la notte
e far posto al giorno.

C’è un altro tempo
che lento consuma
lo spazio assegnato
ai giorni futuri.

Smette di piovere
e ritornano a volare
le lucciole scomparse.
Si può andare a dormire.

Viaggio
Vedere il mondo
andarsene
o arrivare
è solo
una questione
di posti.

Senza
Un amore senza sesso
è come un carretto
azzoppato:
va, per andare,
ma sempre in bilico.
Un amore senza sesso
è un crudele gioco
di sottrazioni
e di conti
mai regolati
Il sesso senza amore
è più onesto.

Passeggiata
Sotto le colline
la città è un mare
piatto
di indifferenza.

Pensieri di piombo
Ma adesso, perché
si è messa a piovere un’acqua
che sa di nuvole stanche
e grigie come la sabbia.
E piene di rabbia.

Non avresti neanche ottant’anni.
E un gorgo di ricordi e pensieri
mi trascina feroce
dentro appuntite nostalgie.
Ci è mancato del tempo.

Una ragnatela triste e pesante
di stretti pensieri
abbandona i sentieri
piani e leggeri.
Mi bagno di malinconia.

Però così non vale
le parole dovrebbero essere leggere
come la neve che piano cade
per paura di fare del male.
Vorrei una sera dolce e tranquilla.

Ma la pace va preparata
con classe e pazienza,
accontentandoci di dare un senso
ad una normale esistenza.
Senza essere né vili né eroi.

E invece non sempre ma spesso.
ingenui e presuntuosi
al vento ci opponiamo
costruendo robuste stanchezze.
O paludi di lunghe noie piatte.

Una leggera seppur fragile
armonia
renderebbe i giorni più giusti
e il respiro più pieno.
Ma la vita piana è per i dilettanti.

Autunno cangiante
I miei passi leggeri
sui morbidi poggi non più pianura
ma non ancora montagna
accompagnano lunghe ombre
sdraiate sui prati.
Un sole generoso asciuga
la brina,
che dopo la notte d’amore con l’erba
spagna,
sospira spossata.
Filari in ordinato riposo
esplodono sgargianti e sontuosi colori,
mentre un vento deciso
gli alberi muove
come in un silvestre maroso.
L’aristocratico e rassegnato castagno
guarda cadere le foglie stanche
di essere da tempo sospese,
senza promettere nessuna nuova stagione
di cui non sente il bisogno.
Irriverenti rose tardive, poco più in là,
offrono gioiose
rossi petali al cielo
ed agli occhi di chi fretta non ha
e il tempo non teme.

Nonostante…è primavera

Nonostante il Nasdaq in crisi e le borse stanche
sono tornate a fiorire le viole, e anche bianche.

Nonostante il Ferrara con le sue grida stridule
non abortiscono per niente le sontuose primule.

Nonostante le solite finte veline poco vestite
crescono tante eleganti e semplici margherite.

Nonostante Vespa con Erba, Garlasco e Gravina
il prunus biancheggia sovrano questa mattina.

Nonostante Bassolino sui rifiuti stia in posa
il piccolo pesco offre generoso i suoi fiori rosa.

Nonostante imperi la triste elettorale malizia
sorride di nuovo quest’anno la gialla forsizia.

Nonostante la vita non sia sempre liscia e piana
la pianta del rosmarino tiene botta folta e sana.

Nonostante il tempo ricordi puntuale il passato
per chi ci sarà dopo una nuova quercia ho piantato.

La forza della dolcezza
Un bocciolo di rosa
sotto la neve
sprigiona una forza
pari alla sua
crudele dolcezza.

Pietro
P
er quanto
incombano dolore
e fatica
tu ancora un po’
ridi con gli occhi
ornati di speranza.

Nebbia
Quando tutto
si confonde
il senso si perde
in un grigio indistinto
vago pensiero.
Cos’é la nebbia
se non una stanca
e pigra nuvola
che non ha
più voglia di volare?

Horror pleni
Non fare niente?
Ma no, io voglio fare
voglio fare il niente!
Cos’è il niente?
Il niente è tanto
è grande e buono
e fa bene.
Perchè?
Ma perchè dentro
ci sta tutto,
tutto quello che ho
lasciato indietro
per troppo tempo,
ci stanno i miei
silenzi pieni
e ci sta la leggerezza
liberata dalla fretta,
ci sta l’attesa tranquilla
e senza aspettative
di un filo d’erba.
Nel niente
posso starci io,
cosi come sono.

Amichevoli Acrostici
Andare insieme leggeri
Mentre le onde
Intorno a noi
Cullano la barca
Invitandoci alla pace.

Accompagnarci
Mentre
Il
Cielo
Incombe.

Aspettare tranquilli il
Mattino di sole
Intanto che il mare
Ci prepara tranquillo
Il gusto del giorno.

Degustazione
Passare una sera
con un amico
e ripercorrere
i solchi di dolore
arati
dal ricordo.
Sentire una vicinanza
forte e sincera
mentre i formaggi
il pane ed il vino
si susseguono armoniosi
pennellando un sorriso.

Cagnotto
E’ troppo facile
dare lezioni
quando si è in piedi
e la vita sorride.
Provaci sdraiato
e sfinito
nella feroce caldaia
di un impianto
ben fatto.
Lì non c’è posto
per un tuffo
elegante e virtuoso
perchè in fondo
l’acqua non c’è.
Non ti aspetti
consigli
nè soluzioni
a pronta presa
ma una birra fresca
che forse ci sarà.

La casa
Tutto questo
l’ho fatto io
e non con sospiri
pensieri e speranze.
Con i fatti
concreti
che senza arroganza
ho messo in fila.

Qui e ora
Nel porto si placano
le onde del vino
e i bicchieri del mare.
Cala tranquilla la pace
su burrasche violente
e marosi incoscienti.
Che bello (ap) prodare
e aspettare tranquilli
che venga mattino.

Piove
Piove.
E la terra assetata
fa balzi di gioia
e regala un profumo
di fieno bagnato
aprendosi voluttuosa
a quel dono inaspettato.

Avanzi
In questa alba avanzata
sfioro i nostri avanzi
mentre tu parti
ed io ritorno:
c’è stato di tutto.

Lucciola
Nella notte estiva
una piccola lucciola
vaga solitaria.
E’ sopravvissuta
o solamente
nata dopo?

Acrostico di settembre
Ridere con la pancia piena
oppure, dopo una lunga corsa,
bere con gusto un bicchiere
e sentire l’acqua fresca
ruscellarti dentro:
tutto questo è il mio
augurio per te.

Abbandono
Nemmeno le messi flessuose
o i vigneti generosi
o gli arbusti tenaci
riescono a coprire
le macerie
di un abbandono.

Primavera di fine autunno
L’austero castagno
lascia cadere le sue foglie
con aristocratica rassegnazione.
Gioiose rose
offrono i loro petali
con irriverente leggerezza.
Metafora banale
ma fino in fondo reale
del “già” e del “non ancora”.
2 dicembre 2006

Colori d’autunno
Giornata di sole bello
che riscalda la brina di questa notte.
Ho camminato per le mie colline,
non più pianura e non ancora montagna,
seguendo ombre lunghe che si proiettano sui prati.
I filari di vite esplodono
di colori sgargianti e sontuosi.
Qualche piccolo grappolo d’uva dimenticato
emerge e regala un fresco gusto di vino
La mia casa immersa nel verde mi piace.
Ogni stagione ha le sue bellezze,
basta fermarsi a guardare il vento leggero
che muove l’erba spagna con armonia
o chiacchierare del più o del meno con il vicino
tanto da fare passare senza fretta il tempo.

Amori perplessi
Ho visto amori perplessi
consumarsi con dolcezza
in lunghe costruzioni di assenze.
Storie piano piano scorticate
come quella rocca che si intravede
da quel tetto che richiama
le bianche onde del mare.
Amori consumati fino all’osso
che lasciano la malinconia degli avanzi
o la tristezza di un carpaccio ben cotto.
E’ ancora tardi per la ripresa
e forse già presto per abbandonare.
Meglio restare nel caldo del sonno
aspettando il prossimo vuoto.

Pace
Scende una
sera tranquilla
a finire
una buona giornata:
la pace va preparata.

Un ozio attivo
Sì, si può lasciare che il tempo
scivoli pigro sulle nostre ore
come l’acqua salata quando si nuota.
Sì, si può leggere senza studiare
e far scorrere le parole ad una ad una
con un senso che finisce nella pagina girata.
Sì, si può lasciare al sole l’incombenza
di stabilire quando abbandonare il mare
perché l’ombra proiettata ci raffredda
Sì, si può lasciare che le chiacchiere
compongano leggeri passatempi
senza un senso per forza compiuto.
Sì, si può fare tutto questo perché
in fondo lasciarsi andare è un modo
per vedere cose altrimenti nascoste.

Corpi al sole
Tra lo scill’ e cariddi
di due natiche sode,
di due seni rigogliosi
e di due anche avvolgenti
ribolle il gorgo
dolcemente infernale
del sesso.

Sansone 2006
Il golfo contiene
senza opprimere
l’inebriante larghezza
del mare aperto.
In questo settembre
che quasi è a metà
sento lenta la voglia
di un golfo d’amore.

Andrea
Il bagnino quasi sempre non si bagna
e se gli chiedono canoe e lettini non si lagna,
presidia la spiaggia con occhio attento
e sa sempre cosa ci porterà il vento.
Se qualche barca oltrepassa le boe rosse
imbraccia il megafono come se niente fosse
per lanciare poche parole forti e chiare
tanto che quella riprende in fretta il mare.
Sa curare punture di meduse dispettose
sia nelle ore fresche che in quelle più afose,
consiglia senza insistenza qualche escursione
per scoprire le meraviglie della spiaggia di Sansone.
Il bagnino ha robusti riccioli neri
che nascondono per bene i suoi pensieri
sulle donne, sulla vita e sul domani,
che volano in fretta verso altri luoghi lontani.

Piccole riflessioni fisiologiche
Le parole devono
essere leggere
come la neve
che quando cade
ha paura
di far male.

 

Esserci, comunque (acrostico di maggio)
Esserci, comunque (acrostico di maggio)
Riesco ancora a sentire,
O così mi sembra,
Suoni di uccelli festosi
E il profumo di rosse rose.

E’ primavera
Ci sono ancora al mio piccolo paese
donne anziane che, prima della festa,
girano tranquille con le gote accese
e i bigodini con veletta in testa.
E mi strappano un sorriso leggero
perché ignare del finto apparire
queste tiran dritto per il loro sentiero
robuste di storia, forza e sentire.
Piccoli segni da coltivare con cura
come i fiori gialli che nel verde dei prati
si mescolano all’erba senza paura
osservati dai ciliegi di fiori addobbati.
E’ primavera e questo è sicuro
anche quest’anno l’inverno è passato
ci aspetta il vento che come un tamburo
ci batte alle tempie un ritmo intonato.
Lasciarsi andare allo scorrer dei giorni
sapendo che questo non vuol dire scappare
ma godersi appieno tutti i contorni
di una vita che comunque ti lascia nuotare.

5 marzo
Piove un’acqua
che sa di nuvole stanche,
che la spingono fuori
quasi con rabbia.
In questa domenica
di sonno intenso
riprendo appena i pensieri:
non avresti neanche ottant’anni.
Verrà una primavera
anche questa volta
ad asciugare un inverno
che qualche segno ha lasciato.
Non siamo poi nè così grandi
nè così malvagi,
accontentiamoci di dare un senso
alla nostra normalità.
Lei fu siccome immobile…

Canoa all’alba
C’è un fiume di dolore
che tracima da parole
digitali o d’inchiostro.
Troverà il suo alveo
sempre e comunque,
altrimenti è un casino.
Il ruscello va in un fiumiciattolo
che poi se ne va in un fiume
che per forza finisce in mare.
Altrimenti è un casino,
anche se un canoa leggera
accompagna l’alba.

Riflessi
Una magica lastra di vetro
una superfice liscia
metalizzata sul retro.
Lo specchio non inventa,
rimanda!

Libero nido in libero albero
Ho distrattamente visto un nido
sull’albero di fronte alla mia casa,
che sta aspettando la primavera.
Su quello stesso albero
al quale, forse distrattamente,
avevo appeso una piccola
casetta di legno.
Ma un uccello che non conosco
ha pensato che invece delle pareti
della mia un pò finta casetta
era meglio, di certo, innalzare
un intreccio di erbe, rametti e libertà.
E ancora un pò assonnato
ho pensato che invece di appendere
casette già (pre) fabbricate
forse sia meglio offrire alberi.

Buon viaggio
A volte siamo due quasi sfere
che pur vicine si toccano poco,
nella loro pretesa perfezione.
Ieri sera, invece,
si alternavano perimetri
concavi e convessi
quasi a placare i nostri
bambini spaventati.
Poi ti ho vista partire
nella neve che imbiancava
la fine della notte.

I ragazzi della panchina
Ho ricevuto con piacere immenso
una piccola foto in bianco e nero,
con due ragazzi che chissà cosa
pensavano sarebbero diventati.
L’ho mostrata orgogliosa
ai miei famigliari e ad alcuni amici,
raccontando che ti ho rivisto
dopo tanti anni.
E che, per ragioni di lavoro,
molto raramente ti incontro.
Ora ricevo un cartoncino
dove apprendo che hai scritto un libro.
E…me lo vuoi far sapere,
sono di nuovo orgogliosa
di conoscerti e di avere apprezzato
il tuo lavoro in passato.
E di credere che i ragazzi della panchina
hanno provato a vivere
cercando di non dimenticare
da dove sono venuti.

F.P. 27 nov. 05 ore 13,21

Questa è un’affettuosa mail di una mia amica di tantissimi anni fa, alla quale avevo mandato una foto scattata in una gita scolastica, alle medie. Quando l’ho ricevuta, prima ho tolto l’audio dal pollaio di Ballarò, poi ho spento tutto, preferendo la confusione del mio silenzio.

Eppure il vento soffia ancora*
Il vento sa di aria e acqua
e spinge le vele e i pensieri.
E’ saggio ascoltarlo e seguirlo,
è stupido contrastarlo
con inutile e faticosa superbia.
*) grazie Bertoli, per il titolo

La ne può istèe
A guèrd un èlber
davanti a cà me,
c’al tàca a perder al fòi.
Al vinen zò pian
saiza prèsia,
al girèn e al prèlen.
E po’ al caschèn inl’erba mòia
cl’an né piò verda
ma gnanc zala.
E alòra a pains
e a me dmand:
“Ma Lauro, induv’ela che te divers?”

Elba d’ottobre
Elba d’ottobre e birichina,
giochi col sole e con lo scirocco.
Come un’amante calda e viziata
ti dai, ma non del tutto,
ma non troppo.
Elba d’ottobre,
non più estate, non ancora inverno.
Regali un bagno incerto e bello,
chiacchiere d’aria e di vino,
una passeggiata al Capo
dove la terra finisce
e decolla il mare.
Elba d’ottobre
e di sole e di vento e di nuvole,
Elba birichina che fai il solletico
con la malinconia
tra l’estate che è finita
e l’inverno che non c’è ancora.

Afternoon of Sansone
Nuvole e vele,
acqua e sale,
sole e sassi,
onde e vento.
Elementi conosciuti,
combinati e armonici,
nei colori e nei suoni,
nelle forme e nelle dimensioni.
Pioggia e sole,
caldo e freddo,
luci e ombre,
silenzio e rumore.
Un lusso conosciuto
e dimenticato da tempo,
una pace che ribolle
come il mare di libeccio.
Dallo scirocco al maestrale
Non c’è niente da inventare,
basta con occhi puliti guardare il mare,
quando lo scirocco lo tira piatto
e sonnecchia sornione come un gatto.
Non c’è niente da immaginare,
basta con orecchie attente ascoltare il mare
che a volte scalpita sotto il grecale
e le sue onde sono le note di un orchestrale.
Ma lo spettacolo maestoso lo accende il libeccio
che con nuvole e onde fa un magistrale intreccio,
sequenze di schiume e di rumori
e folate che portano della salsedine gli odori.
Piatto, mosso od agitato
calmo, frizzante o preoccupato.
perché anche l’animo dell’uomo ha i suoi gironi.

Rosa nuova di novembre

Rosa nuova di novembre
che buchi la piogge dei giorni scorsi.
Rosa bella di novembre
che ti fai baciare dal sole.

Un sole corto
che dipinge ombre lunghe,
un sole delicato
che ti culla e ti accarezza.

Rosa e sole,
pensieri e ipotesi,
ricordi e desideri,
pace costruita e ricercata.

Passi calmi e ben piantati
nei campi umidi e dell’infanzia,
piccoli chicchi di uva sopravvissuti
come regalo per una serenità rinnovata.

 

Invecchiare
Un grappolo rigoglioso e pieno
lasciato lì in ottobre.
Un piccolo groviglio appassito
ritrovato a gennaio.
Per invecchiare
bisogna farsi dimenticare.

Lusso elbano (all’amico del mare)
Ho sangue gitano nelle vene
per finta o per vero che sia,
ma l’andare mi da piacere
e se mi fermo è solo per un po’.
E dormo in una roulotte di fine estate
cullato da un’altalena di sole e di nubi
ed ancòro i ricordi a qualche serata
di chiacchiere pulite di fresco piacere.
Ci vuole classe, e competenza vera,
per tenere in piedi relazioni sottili,
intrecciando parole e bagni di sole
accompagnando leggeri il tempo che va.

Pazienza
Chi si allontana con fretta precoce
dai dispetti del vento
poi non gode l’esplosione del sole.

Aspettando il sole (anche se poi piove)
L’attesa non può toccare la fretta
perché si fa prendere la mano
dalla convinzione che poi passerà.
E quando davvero poi passa
l’attesa sorride senza arroganza
contenta di quello che ora c’è.
E quand’anche poi non passasse per niente
non si scoraggia l’attesa,
convinta che anche questo in fondo ci sta.
L’attesa costruisce e la fretta demolisce
in un caso spessori robusti si sommano
nell’altro soddisfazioni appannate si sottraggono.
Sapere aspettare, senza annegare di vuoto
attraversare i silenzi e le domande inquiete
convinti che alla fine una risposta poi c’è.

Le curve della vita
Ah le curve, che ironia!
Spesso accendono pensieri piccanti
di seni, di culi e di anche possenti.
E poi ci sono le curve leggere
degli anni che piegano la nostra vita
regalando alla forma un residuo di dignità.
Ma le curve che l’accidia scolpisce,
quelle che il rancore scalpella,
quelle curve sono brutte e cattive.

 

Senza titolo (I fantasmi delle nostre scelte)

Mio padre è morto troppo presto
e mia madre è morta troppo male.

Padre e figlio, è naturale, duellano di frequente
non per cattiveria, o per noia o per la gente,
ma perché c’è chi cresce in esplosione
e chi piano piano invecchia e va verso la pensione.

Tra figlio e madre, in quanti l’hanno scritto!
c’è un filo rosa che tesse un ordito colorato e fitto
che incrocia mille complicità, speranze e sprazzi di futuro
e regala una coperta nella quale ti avvolgi, al sicuro.

Ma se il padre è costretto a partire in piena notte
non ti lascia il tempo di incollare le parole rotte
e rimane una forte e malinconica nostalgia
di un bicchiere insieme, in un pomeriggio di magia.

Ma se la madre vuol partire senza preavviso
ti rimane una macchia nera e tonda che ti buca il viso,
un dolore permanente e un rimorso atroce
che rosicchia piano piano gli occhi e la tua voce.

Quarant’anni con il mondo da nuotare
con un figlio che hai lasciato in alto mare,
quarant’anni con un lavoro serio e importante
ed un passo ogni giorno più pesante.

 

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Ho anche una parte di piccoli ‘scherzi’ sulla vita aziendale, se ti va vai a
Parole aziendali