Amicizia che non si scioglie come neve al sole

Puntuale come l’ultimo dell’anno è arrivata anche nel 2008 la settimana bianca, la nostra settimana bianca.

Da decenni unisce persone diverse (per età, cultura e mestiere) che si catalizzano intorno all’idea di divertirsi.

Il divertimento ha tante sfaccettature che possiamo sintetizzare in sciate, bevute e mangiate, chiacchiere.

Come ogni anno la settimana bianca è iniziata con un rito propiziatorio: la colazione in un bar a pochi chilometri da Bressanone. Per essere lì alle sette occorre partire molto presto da Castelvetro e questa alzataccia ci trasforma tutti in bambini agitati prima della gita. Al bar, sincronico come un metronomo, arriva Piero da Milano, quest’anno senza il suo amico “Spalla”.

Dopo speck, pane, vino, birre…si arriva a Colfosco, si paga l’obolo alla società Dolomiti Superski e poi via. La prima sciata mattutina è nella Val Stella Alpina, o Edelweiss che dir si voglia, quel bel gruppo di montagne che sembrano proteggere Colfosco. Si sale sulla cabinovia e poi si può decidere se prendere subito la seggiovia Forcelles o scendere ancora e prendere la cabinovia Col Pradat che ti porta all’inizio di una pista corta ma bastarda, con una pendenza niente male. Oppure si ridiscende per raccattare qualche compagno un po’ in ritardo.

Dopo le immancabili diverse opinioni (andiamo di qua, no, andiamo di là, ma dai che è meglio….) si decide un itinerario di massima. Spesso Carlo e Luca assumono il ruolo di guida.

Quest’anno avevamo deciso di fare un regalo a Sandro, portandolo di brutto sulla nera della Gran Risa. Così siamo partiti per Corvara, Col Alto, qualche altro impianto e via giù per la nera non ancora rovinata da troppi passaggi. Se riesci a fare tutto d’un fiato i 1.255 metri che si insinuano in una pineta che ha una pendenza anche del 54%, allora vuol dire che non sei ancora del tutto arrugginito. Dopo la Nera, l’immancabile “Rossa” più gentile ma sempre impegnativa. Prima di andare al Santa Croce ci scappa anche una bella “Rossa” di San Cassiano. Ritorno a Piz la Ila, attraversare la strada e fare qualche centinaio di metri a piedi per arrivare agli impianti: Pier Paolo era molto contento di rodare in quel modo il suo ginocchio scricchiolante. Comunque un sole della madonna, piste non difficili e divertenti e il primo rifugio della giornata. Le nostre ordinazioni sono musica classica per le orecchie dei gestori, che si sentono chiedere di tutto e di più. Dopo il pranzo siamo un po’ più silenziosi e ci avviciniamo come pellegrini all’albergo, dove ci aspetta un ristoratore bagno in piscina, o sauna, o bagno turco o altre cose così.

Cena e poi caffè, grappe, chiacchiere e partite a carte.

Al mattino della domenica tira un vento da fare paura. Non ricordo più perché, ma decidiamo di andare verso Arabba. A Corvara la cabinovia del Boè è ovviamente chiusa, allora prendiamo la seggiovia per poi scendere all’hotel Posta e prendere l’ovovia del Col Alto, direzione Pralongià. La coda era impressionante e così via a piedi, a prendere un piccolo skilift (“l’avevo detto di andare subito lì” ci dice Romano, stranamente senza mal di testa) che mi ha ricordato tantissimi anni fa quando, durante i quattro passi, a Colfosco ce n’era una serie interminabile per arrivare al Gardena. Si mette male. Quasi tutti gli impianti sono chiusi per vento. Nessun problema, ripieghiamo di nuovo sulle sicure piste dell’Edelweiss. Solo che facciamo lo sbaglio di andare a prendere qualche cosa al rifugio e così stiamo lì per un bel po’ di ore, con la coscienza tranquilla perché mica è colpa nostra se c’è vento. Comunque ammiriamo la suggestiva Val Mezdì che alcune volte abbiamo affrontato con grande soddisfazione.

Lunedì saliamo al Passo Gardena, danziamo con la Dantercepies fino a Selva e poi sul Ciampinoi. Dopo una bella nera che ci riporta a Selva sciamo in quota divertendoci come matti sulla pista asservita dalla seggiovia. Il sole è splendente. Scendiamo fino a Santa Cristina, prendiamo il trenino e via sul Col Raiser. La neve non è un granchè, troppo esposta al sole…ma ce ne fossero di giornate così. In alcuni, accompagnati dai brontolii di Ivano che propone “varianti”, scendiamo fino ad Ortisei. In funivia ci spingono come pecore, allora io e Luca ci mettiamo a fare i versi di tutti gli animali possibili, ci piace fare gli stupidi. Qualche altre sciata e poi l’immancabile rifugio. Incontriamo un gruppo di sciatori di Castiglione dè Pepoli e tra cantate e risate arriviamo a Santa Cristina. Via sul Ciampinoi, la bella rossa ci porta a Selva, saliamo sul Gardena e giù a Colfosco, appena in tempo per prendere l’ultima cabinovia che ci porta al rifugio Edelweiss con l’immancabile Maria. Ritroviamo alcuni turisti tedeschi dello scorso anno, inizia la musica, e i balli e le grappe e le birre….

Dopo cena io, Beppe e Pier Paolo ci facciamo un bel giro a piedi fino a Corvara.

Martedì c’è il pellegrinaggio a Lo Scotoni, una meta imperdibile. Sapendo che dopo la sosta a quel rifugio sciare è impossibile, ci godiamo un bel Vallon, poi il Boè e via all’Armentarola. Solito pullman (che ha dato il via al nostro racconto “Armentarola Falzarego e ritorno) e solita cabina a campata unica. Da lì, in uno scenario mozzafiato, arriviamo allo Scotoni. E allora non ce n’è più per nessuno. Pier Paolo vuole offrire il vino, e che vino! Magnum di Paleo e di Amarone, sei litri di nettare per santificare braciole, pancetta, formaggio sfuso, speck, fiorentine… Si aggregano altre persone, il vino fa effetto e le grappe pure. Junio si attacca ad un tavolo di inglesi (un inglese e tre inglesi) e sfodera tutte le sue tecniche seduttive. Noi finiamo a cantare e ballare con un gruppo spagnolo. E poi…immancabile partita a Pigugno, io e Beppe contro Sandro e Pier Paolo. Contorno di spettatori che sembrano (eh, Franco?) corvi malauguranti. Arrivano alcuni toscani sontuosi e straordinari, vedo Stefano con un cubano in bocca, speriamo il bene! Ad un certo punto decidiamo o siamo costretti a decidere di scendere, protetti da una premurosa guardia alpina che verifica che qualcuno non finisca in qualche burrone. Mica sa che il rischio congelamento non esiste, con tutto l’alcool in corpo! Solita meta alla Capanna Alpina, per la disperazione del gestore. Grolla, per finire in bellezza. Poi chiamiamo il pullman che ci porta a Colfosco, mica siamo incoscienti. Luca è il nostro sandrone e fa uno sproloquio al microfono: Giannetto scuote la testa. Alla sera c’è meno gente a tavola, un classico.

Mercoledì il tempo non è proprio bello ma Carlo e Daniele, ottimisti inguaribili, propongono di andare a Canazei – via Gardena, perché “sicuramente si aprirà”. Un inferno! Ciò nonostante non ci perdiamo d’animo e guardiamo stupiti spuntare una cima. Fino alla città dei Sassi non c’è neanche male ma salendo verso il Belvedere la nebbia è incredibilmente fitta. Per dirla tutta, non ci siamo neanche accorti di essere arrivati. La discesa dal Belvedere è impossibile, neve e nebbia danno il senso di galleggiare nel vuoto e la nausea si sente (non c’entra lo Scotoni).

Ad un certo punto si sente un fracasso ed un irritato commento: “Verrà ben la primavera così facciamo altri sport…e ci sarà chi ride meno!”: parole di Sandro, ingrovigliato per l’ennesima volta.

Riusciamo comunque ad arrivare al rifugio Cherz, pranzare e poi tornarcene a Colfosco. Salutiamo Sandro, Gigi, Bella e Rosa che se ne tornano a casa. Giannino, con la dipartita di Rosa si mette a bere grappa, fumare sigari e sorridere, con lo stupore di suo figlio Marcello, .

Giovedì sontuosa sciata ad Arabba, con il Porta Vescovo che si fa circondare dalla Marmolada e dal Sella e propone piste straordinarie. Una grande sciata! Di nuovo a mangiare al Rifugio Cherz dove troviamo il nostro amico Roberto ed i colleghi di mio figlio Paolo, che quest’anno mi ha fatto il regalo di venire con me. Iniziano i giri di grappa e non finiscono proprio presto. Ciò nonostante ci sta ancora una sosta all’Edelweiss.

Venerdì sciamo sulle Forcelle, registriamo il nostro inno e poi andiamo al Vallon, sempre bello e impegnativo. Scolliniamo di là e di nuovo la Gran Risa e San Cassiano, poi sosta al Moritzino. Non è a buon mercato ma si mangia e si beve bene. È l’ultima sera, bisogna godersela. Non so se per fortuna o purtroppo, ce la facciamo a prendere l’ultima cabinovia per l’Edelweiss. È la serata giusta, c’è un casino di gente, ci divertiamo da matti, compresi Massimo ed Andrea che non mollano la compagnia. Io e Beppe, quando il rifugio chiude, ci troviamo fuori che sta nevicando, uno spettacolo. Due inservienti acconsentono a portarci speck, formaggio e vino e ceniamo lì con loro, chiacchierando non ricordo più di cosa. Scendiamo al paese che sono quasi le 22.30, dopo avere ammirato per l’ultima volta, per quest’anno, le stelle, la neve e il paesaggio.

Al mattino del sabato ci svegliamo che sta nevicando forte e ancora non sappiamo che ci vorranno più di quattro ore per arrivare all’autostrada, pazienza!

Ah, all’inizio dicevo che il nostro divertimento ha tante sfaccettature. Delle sciate, delle bevute e delle mangiate ho detto. E le chiacchiere? Quelle leggere dette per perdere tempo non sono interessanti fuori dal contesto, quelle profonde che sanno di amicizia e di affetto, bè, proprio per questo non si dicono. Ma ci sono e sono una ricchezza ineguagliabile!





E fin cla dura

tri sòld in sàca

sàimpr’in bàraca

sàimpr’in bàraca…

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