Cos’è la competenza?

di Lauro Venturi il 18 Febbraio 2019

Sono iscritto alla newsletter di Stefano Balassone, produttore e autore televisivo a mio parere molto competente di “media”. Lo conobbi sette o otto anni fa perchè eravamo entrambi relatori a una tavola rotonda promossa da Sico, società italiana di counseling.
Questa settimana ci regala una pillola intelligente sul tema della competenza, che condivido volentieri con i miei naviganti:


per Italia che verrà, 18 febbraio 2019

Nel Corsera di domenica 17 febbraio) Aldo Grasso cita in prima pagina Pellegrino Capaldo, super docente –anche nostro in anni lontanissimi- e banchiere di lungo corso, che la mette sul tragico (“l’Italia è priva di una classe dirigente. Occorre ricostituirla al più presto …. Oggi assistiamo all’ostentazione dell’ignoranza …. ”) e Giacomo Papi -autore televisivo nato in anni assai più recenti- che la butta sulla comica rassegnazione (“l’élite deve abbassarsi, non il popolo elevarsi. I capaci vanno eliminati”). Diamo per scontato che lo stesso Aldo Grasso la pensi suppergiù allo stesso modo.

Questa contrapposizione fra élites e popolo, fra capaci e incapaci ovvero fra competenti e incompetenti ci appare a dire il vero alquanto generica perché le competenze sono molte. Papi sa scrivere le battute a Fabio Fazio, ma siamo pronti a giurare che non saprebbe risuolargli le scarpe. Di conseguenza non esiste un mondo di competenti contrapposto ai non competenti. A meno che non si specifichi di quale competenza si sta trattando.

Può darsi che Pellegrino, Papi e Grasso intendano riferirsi alle competenze più scientifiche, quelle dove la pratica non vale affatto quanto la grammatica. E qui la contrapposizione fra competenti e incompetenti è incontestabile e non avremmo dubbi a scansare il migliore degli antivax a favore del peggiore dei virologhi. E aggiungeremmo anche la preferenza per il burocrate rispetto all’improvvisato maneggione.

Ma se invece, anche sotto il peso di tanti costernati articoli di Della Loggia, Battista etc., ci si riferisce alla specifica competenza “politica”, allora, a esser sinceri, il campo dei competenti, altro che contrapporsi alla stoltezza massificata, ci sembra alquanto deserto.

Certo non ci pare competenza politica né il fenomeno più recente (la sostanza trastulla dei Cinque Stelle) né quello più cronico (la beceraggine anti politica e maneggiona della Destra “sociale”). Ma del tutto incompetenti ci paiono –e ci riferiamo anche a noi stessi- quelli che dai suddetti se la sono fatta fare sotto il naso. O forse dovremmo più precisamente parlare di ex competenti, di orfani delle culture che organizzavano il rapporto con i sogni e bisogni d’un tempo e formavano le corrispondenti competenze politiche: il messianesimo secolarizzato delle utopie comuniste e socialcristiane – anche nella blairiana versione della “terza via” – oppure il doroteismo clientelare; comunque legati a una non più praticabile situazione di sovranità statuale.

Insomma, volendocisi impegnare, sarebbe meglio lambiccarsi il cervello in cerca di quel che manca in termini di dati, analisi e confronti (pensiamo all’ultimo libro-intervista di Luciano Gallino o al recentissimo contributo di Carlo Calenda) per piazzare qualche idea da seminare nel campo della competenza, sperando che ne nascano creature ingegnose. Che certo può sembrare un compito temerario e avaro di soddisfazioni. Ma sarebbe comunque meno inutile del tifare attorno a un ring dove tutto da solo s’aggira il bruto col gilet, mentre il campione della competenza se ne sta tra il pubblico a beffare tanta rozzezza.

 

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