israele, palestina, onu…

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Come tutti, penso, provo sentimenti ambivalenti di fronte all’ennesima guerra (?) in quella piccolissima striscia di terra nella quale sicuramente il buon senso non ha mai radicato.

Da un lato provo una pena profonda per i bambini morti (e mi chiedo sempre perché quelli mi fanno più pena delle migliaia che ogni giorno muoiono per fame o per la mancanza di banali medicinali); da un altro rabbia e stanchezza per i dibattiti nei quali persone molto eleganti e curate parlano di quella situazione di polvere, di rumore accecante, di odio e di morte.

Non so davvero quale sia la soluzione possibile, dove stia il torto e la ragione, è una cosa troppo grande per me, ho i capelli troppo bianchi e non voglio più superficialmente dividere il bene e il male in base, spesso, a pregiudizi e emozioni a volte intense come fuochi di paglia.

Ma non ho neanche voglia di documentarmi, ho cose più banali e vicine che mi prendono, non mi vergogno a dirlo.

Ricevo da una collega una delle innumerevoli mail che contengono messaggi da inviare ad altre persone, e via dicendo. Da tempo non partecipo più a queste cose, però questa volta si tratta di una ragazza di 23 anni che nel 2003 venne schiacciata da un bulldozer israeliano, mentre si opponeva, come pacifista, alla distruzione di alcune catapecchie.

E allora un piccolo ricordo, perché ha ragione Gaber: la libertà non è star sopra un albero…libertà è partecipazione!

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