La fatica è il fine o il mezzo?

Ho da poco consegnato al noleggiatore una moderna mountain bike “asservita” e, qui in Valle Aurina, ho fatto dei percorsi che mi sarebbero risultati impossibili con una bicicletta cosiddetta normale.

Non ho nessun complesso di inferiorità a salire a cavalcioni di una e-bike e, regolando livello della batteria e rapporti, divertirmi per le discese ardite e le risalite…

So bene che esiste un filone di duri e puri del pedale, che guardano con disprezzo chi cavalca una bici asservita. Nulla da obiettare, ognuno fa quello che gli pare finché non lede lo spazio degli altri.

Però ai duri e puri del pedale lancio una provocazione: perché farsi aiutare da biciclette sempre più leggere, costruite con gli ultimi materiali spaziali? Perché montare gomme e cerchioni che riducono l’attrito? Perché utilizzare i cambi sempre più sofisticati? Tutte queste diavolerie (telai ultraleggeri, cambi spaziali e gomme futuriste) non rendono anch’esse meno romantico (e meno faticoso) il pedalare? Se volete tirarvela, salite in sella a una vecchia Legnano di cinquanta o sessant’anni fa e sgugnate come si deve!

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