Mimosa



Oggi è l’otto marzo, festa della donna. La retorica si spreca, ma non per questo ci si deve negare un ricordo. Per me l’otto marzo significa mia madre che, tre giorni dopo aver compito gli anni, acquistava la mimosa e “Noi donne”, fiori e rivista portate casa per casa dalle militante dell’UDI, Unione Donne Italiane. Questo mi sa di antico, non di vecchio. Nell’azienda in cui lavoro il 53% sono donne e le assenze per maternità o figli ammalati ecc.. sono ampiamente compensate da quel colore diverso che le donne sanno mettere nelle cose. E’ vero che però non c’è nessuna donna nel Comitato di direzione… Però, torniamo all’otto marzo. Per una tradizione che non fa male regaliamo da sempre la mimosa in azienda. Ciò che va ben oltre la retorica, e che a mio parere è insopportabile, è la “commercializzazione” di questa festa, che spesso nasconde un maschilismo squallido e irritante. Ero con i miei colleghi a farmi un buon aperitivo ed ho visto questa locandina, sui tavoli:



“Donne…vi facciamo la festa”. A me non fa per niente ridere e la volgarità dei tre puntini di sospensione mi è in verità più che sgradevole. Credo che non sarebbe piaciuta neanche a Tina Lagostena Bassi, “avvocato delle donne” che ha difeso molte donne alle quali avevano fatto la festa.

Va bè, non guastiamoci la Festa! A tutte le donne questa poesia del poeta brasiliano Eliomar Ribeiro de Souza:

DONNA

Nel tuo esserci l’incanto dell’essere,

La vita, tua storia,

segnata dal desiderio d’essere

semplicemente donna!

Nel tuo corpo ti porti,

come nessun altro,

il segreto della vita!

Nella tua storia

la macchia dell’indifferenza,

della discriminazione, dell’oppressione…

in te l’amore più bello,

la bellezza più trasparente,

l’affetto più puro

che mi fa uomo!

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