Qua sono le cinque del pomeriggio e ha iniziato a piovere. Le moto sono definitivamente parcheggiate, perchè domani un volo interno ci porterà alla capitale, nella quale resteremo due giorni. All’aeroporto di Môrôn andremo in Jeep, per non rifare la noiosa strada asfaltata di ieri.
Questo incredibile tour non poteva finire meglio. Io, Dan e Ijilee siamo saliti sul punto più alto della catena che circonda il lago di Khuvsgul, a 2.300 metri. Sterrato impegnativo sia a salire che a scendere, che però merita tutto lo sforzo:

Abbiamo raggiunto i nostri compagni di viaggio, Mark 1 e Mark 2, che erano venuti in Jeep con Bob, fermandosi poco prima della sbarra che impedisce ai veicoli (non alle moto da trial) di passare oltre, essendo il parco una zona protetta:
Appena arrivati, via ai preparativi per il lunch:


Alcune seggiole ce le ha prestate una persona che faceva camping da solo, con questo furgone:

Era appena uscito da una nuotata nel lago e ci spronava a fare altrettanto: l’acqua era gelida e abbiamo declinato. Nel frattempo, si è unito a noi una guardia forestale, che passava di lì con la sua moto:

Dopo un bel relax, siamo rientrati, divertendoci a saltare sulle gobbe che lo sterrato qui non risparmia. Ad un certo punti ci siamo fermati perchè un gruppo di motociclisti tipo Harley, di un Chapter della Mongolia, avevano un problema a un mezzo.

Bob e Ijilee non sono riusciti a risolvere il problema, quindi ecco il carro attrezzi!

Arrivati al Campo, dopo 37 chilometri, ecco chi c’era ad attenderci:

L’ultimo giorno di moto, inevitabilmente, porta con sé quella malinconia che non è ancora tristezza e il sapore di un viaggio, che è stato più di una vacanza. Si parte per ritornare, si dice. Ma forse ogni ritorno è un’impercettibile sconfitta. Fino alla prossima partenza. Questa immagine credo dica molto:

E poi, serata stupenda perché abbiamo festeggiato tre compleanni: 8 luglio Ijilee, 9 luglio: io, 11 luglio Mark E. Addirittura i fuochi d’artificio, torta, champagne e tanta vodka:

