9° giorno 2 luglio 2026: Ovorkhangai – Tsenkher hot springs chilometri 141
Questa mattina siamo partiti alle 9,30, sempre in direzione nord. Il paesaggio è molto verde e maestoso, si incontrano tanti animali allo stato brado e i loro custodi, a cavallo o in motocicletta:
Siamo arrivati alle cascate dell’Orkhon, ma in verità è più bello il sentiero per arrivarci che una volta là, a parte l’arcobaleno:

Sulla strada del ritorno, abbiamo incontrato tanti cavalli liberi:

E, poco dopo, alcuni cavalieri in costumi tradizionali:


Ecco la ragione, poco più avanti abbiamo trovato una specie di accampamento – mercato: era il campo di gara di una competizione equestre. Ci siamo fermati a mangiare frittelle con carne e bere una coca cola ghiacciata. Nel mentre osservavo un po’ di persone:

Siamo ripartiti per arrivare al Ger camp di Tsenhker hot springs, su strade e paesaggi davvero di montagna. Abbiamo incontrato una quantità enormi di Yak, animali giganteschi indispensabili per queste popolazioni perchè, oltre ad aiutarli nei lavori, donano la lana, la carne e il latte.


Ci siamo poi fermati in una Ger di nomadi:

Ijilee, la nostra guida, ha voluto che assaggiassimo il Kumis, latte di cavalla fermentato e leggermente alcolico: è un pilastro dell’ospitalità di queste tribù, e non si può rifiutare. Era anche buono.

Siamo ripartiti, attraversando paesaggi simili ai duemilametri delle nostre montagne. Bella differenza con le dune del deserto:

Da questo punto siamo ridiscesi in una valle, con tanti corsi d’acqua. Guadarli in moto è molto difficile, però me la sono cavata bene. Tranne che nell’ultimo passaggio, molto profondo e con argini ripidi. La guida insisteva perchè lo guadassimo: dei tre esperti motociclisti enduristi australiani solo Mark l’esuberante ce l’ha fatta, Don è rimasto in mezzo e ha dovuto spingere a mano la moto, mentre quella di Mark l’ironico si è praticamente spenta. A quel punto ho pensato bene di chiarire la cosa: “If I don’t feel, I don’t even try“. Non so come ma Bob ha capito, mi ha chiesto di guadare con la Jeep il fiume e lui ha portato di là la mia Yamaha.
Siamo nuovamente saliti per sentieri difficoltoso e pieni di radici insidiose che spuntavano come trappole. Stanchi ma soddisfatti siamo arrivati al campo Ger e ci siamo meritati, dopo la doccia, un bel bagno termale naturale:

Ecco la vista dal terrazzino della mia Ger:

Dopo cena, chiacchiere e sigaro, in compagnia di due “khottosho-bankhaar”, cani da pastore della razza canina molossoide:

Vicino a noi, i bambini giocano con una semplicità invidiabile:
E non possono mancare i cavalli…
