Sognando la California

“Ti sogno California…e un giorno io verrò” cantavano i Dick Dick nl 1966, ispirandosi a “California dreaming” dei Mamas & Papas.

Due anni dopo Otis Redding cantava “Sittin’ on the dock of the bay per raccontare di avere lasciato la sua casa in Georgia diretto verso la baia di Frisco. E nel 2008 ci sono andato io, meglio tardi che mai.

Da San Francisco a Monterey, per uno straordinario viaggio ad incontrare le balene. Poi a Yosemite Park, caratterizzato da enormi rocce di granito, compresa El Capitan che i Nativi consideravano sacra e che oggi è ambita dagli alpinisti più esperti. Noi ci siamo accontentati di un trekking tra boschi e ruscelli che ci ha portato fino alle cascate più alte.

Tappa successiva il Sequoia National Park per camminare in mezzo a incredibili sequoie secolari, compreso il General Sherman Tree, ritenuto l’albero, quindi l’organismo vivente, più grande della Terra.

Dopo avere dormito in un sontuoso lodge all’interno del parco, il navigatore (never lost) ci ha portato per strade improbabili alla Death Valley, un nome e un programma. Più di 120 gradi F., un secco da non immaginare e un vento che era così caldo da risultare fastidioso invece che ristoratore. Dall’alto quel enorme deserto sembra acqua e chissà quanti coloni ci sono cascati. Quando poi trovavano un po’ d’acqua, bè, era mortale: che sfiga!

california-1E finalmente il Grand Canyon: nessuna fotografia può esprimere lo stupore che si prova a vedere quella immensa gola che il fiume Colorado ha scavato creando una profondità di oltre 1.500 metri, una lunghezza di quasi 500 chilometri e una larghezza che arriva a quasi 30 chilometri, in alcuni punti. Le dimensioni, i contorni, i colori fanno restare senza fiato: chissà cosa provò Garcia Lòpez de Càrdenas, il primo europeo che, seguendo i racconti di un misterioso fiume che facevano gli indiani Hopi, nel 1540 lo scoprì.

california-2

Ci siamo goduti un altro bel trekking senza ovviamente avere la pretesa di arrivare fino in fondo, ma accontentandoci (?) di camminare tra quel paesaggio fantastico che presenta tanti strati di roccia diversi, come per ricordarci che nulla siamo con i nostro ottanta (a metterla bene!) anni rispetto alla natura. Pur senza rischiare il rafting vero e proprio (le statistiche sugli incidenti spesso mortali non incoraggiano), ci siamo permessi una bella navigazione “smooth” partendo dalla diga di Glen con un gommone che ci ha portato sino al punto in cui il Colorado non è più navigabile e cominciano le rapide.

monument-valleyNon potevamo saltare la Monument Valley, vista in tanti film di indiani e cowboy che sembra di esserci già stati in quel pezzo di terra tra l’Utah e l’Arizona, raggiungibile dalla Highway 163.

Si può girare in macchina tra quelle sculture naturali e quelle guglie, dette butte o mesas, che sanno di roccia e di sabbia dai colori mozzafiato generati dall’ossido di ferro. Nella Monument Valley vivono i Navajo, a me hanno fatto tristezza con i loro improbabili banchetti di souvenir: da bravo turista comunque ho comperato un DreamCatcher, non si sa mai…

autogrill“E in un attimo, ma come accade spesso, cambiò il volto d’ ogni cosa, cancellarono di colpo ogni riflesso le tendine in nylon rosa…” così canta Guccini in Autogrill. ? b 113 E in questo diner davvero c’erano le tendine in nylon rosa e anche i bicchieri per la soda-fountain, peccato che mancasse una ragazza che dietro al banco mescolava birra chiara e seven-up con un sorriso da fossette e denti da pubblicità: c’era solo una signora tozza e sgarbata, che sembrava gli facessimo un dispiacere a chiedere un panino, per altro senza poterlo accompagnare con una fresca birra!

Terminata la parte per così dire naturalistica ci siamo messi in cammino per Los Angeles, in groppa alla fidatissima Pontiac G6.

Dopo le deludenti Malibù e Santa Monica (escluso un sontuoso ristorante nel quale Simo mi ha invitato per il mio compleanno e un dopo cena nel corso centrale, vivo e piacevole), siamo approdati a Los Angeles. La cosa che mi è piaciuta di più è stato il Financial District con i suoi grattacieli, del resto Dowtown è un improbabile insieme di quartieri sgarruppati.

Ci siamo però goduti una bella partita di baseball come sostenitori dei Dodgers: se non ci sbagliamo (capivamo forse il 10% delle regole) però dovrebbero aver perso dai Marlyn di Miami. Lo spettacolo comunque è stato garantito!

La scritta Holliwood sulla collina esiste davvero, ma questa città è per nulla graziosa: sporca e disordinata, anche nella centralissima Walk of Fame sulla quale dal 1958 sono incastonate più di due mila piastrelle color carbone con una stella rosa bordata di bronzo e il nome dell’artista ritenuto meritevole, a qualsiasi razza appartenga:

los-angeles

Non credo proprio che sia stata la mia news, però pochi giorni dopo sull’ANSA Ana Martinez Holler, rappresentante della Chamber of Commerce di Los Angeles, ha rilasciato un’intervista dicendo che le celebrità omaggiate dalle stelle della Walk of Fame (o i loro familiari) chiamano inviperiti perché il famoso marciapiede non splende più ed è un vero disastro.

Di Beverly Hills posso solo dire che è la zona centrale della moda milanese riprodotta in mezzo a quella landa a nord di Los Angeles e mi sono chiesto perché tanti turisti vanno a farsi una foto in Rodeo Drive invece che in via della Spiga.

Viaggiando su quelle lunghe autostrade popolate da camion enormi, non poteva ogni tanto non venire in mente “Duel”, il film di Spielberg (1971) nel quale David, rappresentante di commercio, non riesce a superare un’autocisterna e tutto si trasforma in una sfida minacciosa nella quale l’autista del camion, vero cacciatore che bracca la sua preda, però on ce l’avrà vinta. Per fortuna anche a noi è andato tutto bene! Va bè, dopo un bel po’ di ore di viaggio in aereo, via Parigi, siamo arrivati a casa e mi è stato regalato questo bel tramonto che scendeva su belle vacanze!

los-angeles-1Guarda i video dilettanteschi, cioè girati per diletto:

Frisco Bay

La danza delle balene

Yosemite e Sequoia National Park

Wild West: Death Valley, Grand Canyon e Monument Valley

Commenti

I commenti a questo articolo sono chiusi