SOPRAVVIVERE AL XXI SECOLO?

Ammetto subito che il punto interrogativo è mio. È la conferma del pessimismo della ragione, per fortuna contrastato dall’ottimismo della volontà.

Il dubbio è poi supportato dalla lettura di un libro che ho acquistato per la bellezza della copertina: la foto di Noam Chomsky e di Pepe Mujica, nel Maggiolone del 1987 di quest’ultimo.

José Alberto Mujica Cordano ha quasi novant’anni ed è stato Presidente dell’Uruguay dal 2010 al 2015. È noto per il suo stile di vite sobrio, al limite dell’austerità. Avram Noam Chomsky ha da poco compiuto 96 anni ed è considerato il maggior linguista vivente

In tempi di rapper ed influencer, ancorarsi alla saggezza è sempre un buon antidoto: l’intellettuale più influente del mondo e il politico più amato del pianeta sono “intervistati” da Saúl Alvídrez , giovane attivista e documentarista messicano.

Il dialogo è intenso e leggero, divertente e serio.

L’analisi è chiara: il disastro ambientale e le guerre stanno conducendo rapidamente l’essere umano ad autodistruggersi. D’altronde, il genere umano è solo una parte del flusso della vita e, aggiungo, la Terra è infinitesimale rispetto l’universo: ciò nonostante, prevale una cultura antropocentrica.

Interessanti le considerazioni sulle tecnologie digitali: con televisori e cellulari si crea un mondo in cui l’unità sociale risiede solo in una coppia, tu e il device: si possono così controllare le persone perché non collaborano più tra loro; la differenza tra intelligenza collettiva e intelligenza artificiale è che la prima è costruita organicamente a partire dai cittadini, mentre la seconda è costruita da macchine controllate dai loro proprietari; stare insieme, come impone la connettività, non è la stessa cosa che essere uniti – come propone l’articolazione; bene l’AI, ma di che vivranno coloro che non possiedono i robot?

Con disincanto, alleggerito dall’intelligente ironia, Chomsky e Mujica ci avvertono che: non dobbiamo aspettarci nulla dalle organizzazioni internazionali; c’è molta tristezza nelle nostre società piene di ricchezza; la vecchia sinistra vive con eccessiva nostalgia e le costa fare i conti con i motivi per cui ha fallito e le costa enormemente immaginare percorsi nuovi.

È sulle soluzioni da prendere che torna a prevalere il mio pessimismo della ragione. Come non condividere che occorre una lotta della solidarietà contro l’egoismo, che va ricostruito un arsenale di pensiero nuovo per distribuire il potere senza prenderlo e per far sì che il popolo si governi da solo, superando la drammatica crisi di rappresentatività e di democrazia che avvelena il globo? Okay, ma come?

Qui non mi resta che ascoltare Bob Dylan: “The answer, my friend, is blowin’ in the wind…”, e sono passati, intanto 63 anni. Questa però non è un’assoluzione né tantomeno una scusa: è uno stimolo ulteriore a comportarci da brave persone, nella nostra quotidianità (e sperare che i Giovani prendano in mano il loro destino).

Tre curiosità, in termini di risonanza:

Scrivono Chomsky e Mujica che “Se non riusciamo a controllare questi monopoli digitali, dobbiamo smettere di dipendere da loro in modo che non possono controllarci”: ed io sono appena uscito da tutti i social.

Da tempo, provocatoriamente, sostengo che rispetto ad elezioni nelle quali vota la metà della popolazione sia meglio estrarre a sorte i parlamentari, rispettando un campione statistico, stratificato per età, zone geografiche, occupazione… Josè “Pepe” Mujica cerca nei classici le risposte alle domande esistenziali e mi ricorda che già nell’antica Grecia di Pericle funzionava così.

Infine, non mi sono mai fatto attrarre dalle sirene del cosiddetto Movimento 5 Stelle e nel libro leggo, letteralmente: “In Messico chiamano grillos quelle persone che… sono attratte dal potere politico solo per vanità e interesse personale, individui che non hanno altra causa se non se stessi e che sono sedotti dall’idea di servire se stessi e non da quella di servire”. Nomen omen e così sia!

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