Per me e per tanti miei coetanei, Taizè ha rappresentato un fondamentale momento di crescita.
Su quella collina della Borgogna, migliaia di ragazzi di tutti i Paesi, razze e religioni, si incontravano per conoscere, capire e condividere.
Ci sono stato a fine estate nel 1974 e nel 1975. In quegli anni il macellaio Pinochet massacrava i cileni, in Russia Leonìd Brèžnev era capo assoluto dell’Unione Sovietica ed i dissidenti congelavano in Siberia, in Spagna Franco garrottava i patrioti, in Italia Fanfani era più arzillo che mai, come la strategia della tensione.
Frere Roger era l’anima di quel incrocio di destini e di speranze che era ed immagino sarà Taizè.
E’ morto, ucciso, proprio quando nel 2005 stavo correggendo le bozze de “L’educazione sentimentale del manager”, chi riporta i diari, anche di quegli anni.
Ci tornerò tra pochi giorni a Taizè, in un giro in moto in solitaria.
E sento che sarà bello e buono.





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