Questa mattina l’Editrice, persona sicuramente raffinata e gradevole, mi gira una mail che ha ricevuto:
Cara C.,
ho letto con piacere “Dell’Infanzia” di Lauro Venturi.
Non lo conoscevo, è un po’ più giovane di me, ma i suoi ricordi hanno riportato a galla anche i miei, molte erano le somiglianze nei modi di vivere di quegli anni.
Ho apprezzato la scrittura lineare e leggera con la quale ha ricostruito le emozioni di un passato lontano senza mai scivolare in una nostalgia banale, oltre all’idea di ordinare i ricordi attraverso l’utilizzo di “parole guida”.
Un cammino a ritroso per risalire alle fondamenta su cui si è formato l’uomo che oggi ricambia con affetto e commozione quei momenti
Aggiungo una piccola e personalissima riflessione (prendila per quel che può valere): la cosa più difficile per chi scrive (mi riferisco alla narrativa) è riuscire a creare sintonie espressive originali e efficaci tra contenuto e forma.
Le storie e le cose di cui vuoi parlare sono già state tutte dette e scritte (puoi raccontare ogni piega della vita e di ciò che la compone e scompone, ma qualcuno prima di te lo ha già fatto in passato), perciò più che il contenuto risulta determinante (come in qualsiasi altra espressione creativa) la forma con la quale offri agli altri la tua creatività.
Per capirci, Van Gogh ha dipinto cose semplici (girasoli, cavalli, carretti, campi di grano, fiori, nubi, paesaggi ecc.), cose che in passato migliaia di altri pittori avevano già dipinto, ma come lui non li aveva ancora dipinte nessuno.
Complimenti per il tuo impegno e la qualità del tuo lavoro.
P.B.
Scrivere lo si fa anche per essere letti, è patetico non riconoscerlo. Così come fanno piacere questi commenti, che non mi fanno mai correre il rischio di dimenticarmi di essere uno “scrivente” e non certo uno scrittore.
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