Vent’anni fa scrissi un lungo articolo dal titolo: “Lavoro felice: ossimoro o binomio possibile?“. Partivo dal fatto che, nell’immaginario collettivo, il lavoro è spesso visto come un sacrificio o una punizione:

“Col sudore della tua fronte mangerai il pane…” disse Dio ad Adamo, cacciando lui ed Eva dal Paradiso perchè ebbero mangiato la mela: lavoro come condanna.
“Il lavoro rende liberi“: lavoro che porta alla morte, ad Auschwitz, e scritta ingiuriosa.

L’articolo sostiene invece che sia possibile lavorare con piacere e che il lavoro è (o almeno è stato) uno dei principali motori dello sviluppo collettivo e personale.
Ieri sera, dopo aver guardato un bel docufilm su Pio La Torre, assassinato dalla mafia il 30 aprile 1982, mi sono imbattuto in un bel programma, condotto da Patrizio Roversi: La vaca ed fèr. Racconta la storia dell’occupazione, negli anni cinquanta, delle Officine Reggiane, durata più di un anno. Migliaia di operai autogestirono la fabbrica perchè volevano produrre non più armi ma trattori. Un esempio forte e chiaro sulla dignità e sul valore del lavoro.

Sì, quando la finanza schiaccia il lavoro vero sono tempi cupi, non c’è dubbio.
Finisco questa riflessione sul Primo Maggio con una bella canzone di Claudio Lolli, intitolata appunto “Primo maggio di Festa“:

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