Armentarola Falzarego

Il libro è andato in distribuzione a settembre 2006 e le vendite sono andate alla grande.  Racconta la storia di Helmut, un autista di pulmino che ogni giorno scarrozza sciatori dall’Armentarola al passo Falzarego, poichè quel tratto non è coperto da impianti di risalita. La moglie Helga ha una sorella, Holga, che abita proprio al passo. Una sera che Helmut si preparava religiosamente a vedere un’importantissima partita di hockey, suo sport preferito, la cognata telefonò perché l’andassero a trovare. Helmut dovrebbe lasciare lì la sua partita e le sue birre ghiacciate, rivestirsi ed uscire. Forse è troppo anche per un uomo pacifico come lui.

A proposito, incredibile: l’autista del pulmino che durante la settimana bianca 2009 ci ha portato al Falzarego si chiamava davvero Helmut, come il protagonista del nostro libro: e lo aveva letto, ritornandoci confortevoli commenti.:

L’ho scritto insieme ai miei amici Beppe (Lupetto) e Carletto. A questa trama si sono aggiunti inserti che ognuno dei nostri amici ha voluto inserire, ricordi particolari delle belle settimane bianche passate insieme. Adesso che tutte le copie sono state vendute, possiamo dire che il ricavato del libro è andato in beneficienza, all’Associazione Il Drago celeste fondata per ricordare il nostro amico Gianni che se ne andò troppo presto.

Eccomi con i co – autori, qui con me durante l’ultima grigliata a casa mia, che è stata anche l’occasione per la presentazione ufficiale del libro:

 

Il 18 ottobre 2006, grazie al generoso titolare de La Brinca di Campo di Ne (Val Graveglia – Genova), abbiamo fatto una bellissima presentazione del libro, in occasione della degustazione dei vini di Felluga . Ecco il redazionale della serata.

Quella che segue è la quarta di copertina, tratta dalla bella prefazione di Judit Pinnock: “Un racconto costruito da un gruppo di amici che da decenni ama passare una settimana sulle Dolomiti. Persone diverse, per mestiere, età e cultura, che trovano il piacere naturale di portare a sintesi le differenze, facendole diventare integrazione e ricchezza, non divisione. “Armentarola – Falzarego e ritorno” è una storia soffice, fragrante di profumi di cibo, corroborante di buon vino che scalda, una mano consumata che stringe la tua per sancire una nuova amicizia. Le emozioni non sbandierate, una camminata sotto le stelle, o lo stare sdraiati sulla neve, vicino alla cascata di ghiaccio a guardar nevicare, sono un filo rosso che lega i diversi episodi. Ma il sentimento che emerge più degli altri,  non in contrasto con una malinconia sotto traccia, è la voglia e la tenacia di divertirsi. Ridere, e far ridere, è una dello doti più alte dell’umanità, e questi ragazzi e non più ragazzi hanno capito quanto faccia bene una risata: anche in questo caso non una risata qualunque, ma una risata insieme, una risata che riempie la pancia, una risata che: “faceva stare bene perché gonfiava i polmoni di aria buona”. Alla fine del racconto immaginiamo i personaggi della storia che continuano a ridere, a pensare, a stare insieme, a godersi quella bella neve, e ci portiamo dietro la voglia di fare le stesse cose”.

Io, Beppe e Carletto navigavamo, al momento dell’uscita del libro, intorno alla cinquantina, chi più e chi meno, e viviamo a Castelvetro, ai piedi delle colline modenesi. Ci accomuna il piacere della tavola, la voglia di divertirsi e di chiacchierare, il gusto delle carte, scodinzolare sulla neve o tuffarci in mare, trovare il tempo anche per piccoli inserti di ragionamenti seri ed intime confidenze. Insomma, se e come si può, stare bene al mondo.

Questo testo è l’elaborazione e la trascrizione di un racconto orale, nato per stratificazione. E’ come mettere dentro ad un baule delle impressioni e delle considerazioni, delle risate e delle fantasie, senza preoccuparsi dell’uso che se ne farà. Così è stato, durante una sosta ad un rifugio, bevendo una grappa a fine giornata, oppure in piscina e – perché no – anche una volta tornati a casa. Si è dipanata piano piano questa storia, con un contributo corale di tutti i presenti, aggiungendo battute e paradossi.

I nostri compagni di sci si appassionavano a questa storia, della quale diversi di loro avevano letto alcune bozze. Ed allora ci è venuta l’idea di fare diventare questo racconto, nato per caso, un contenitore nel quale ciascuno di noi potesse fissare i suoi ricordi più belli di tanti anni di vacanza sulla neve.

Per noi forse la storia termina proprio nel momento in cui abbiamo finito di scriverla, adesso ci rimarrà il ricordo di tutte le volte che l’abbiamo presa in mano, della dolcezza con la quale ogni nostro amico ripercorreva i sentieri della memoria e voleva mettere un suo ricordo dentro a questo baule. Ecco, ciò che per  noi finisce per chi la legge è un inizio. Ci piace pensare che averla scritta sia un modo per farla vivere qualche soffio in più.

 

 Scotoni 2008

 

                                Santa Croce 2007         

                                Moritzino 2006