Il Coaching

“Il coaching professionale è un rapporto di partnership che si stabilisce tra coach e cliente con lo scopo di aiutare quest’ultimo ad ottenere risultati ottimali in ambito sia lavorativo che personale. Grazie all’attività svolta dal coach, i clienti sono in grado di apprendere ed elaborare le tecniche e le strategie di azione che permetteranno loro di migliorare sia le performance che la qualità della propria vita”.

Mi sono avvicinato al coaching nel 2003, frequentando un interessante evento organizzato da Istud proprio con John Whitmore, uno dei padri fondatori di questa disciplina che ha scritto “Coaching for Performance” (Nicholas Brealy Publishing, London 1993). Particolarmente interessante mi parve questo schema:
I 4 'abiti' del coachHo poi partecipato agli incontri “Il manager – coach” ben organizzati da S & A Change che mi hanno fatto riflettere sulle dinamiche del cambiamento, quello vero e duraturo:
Processo di cambiamento
Infine ho deciso di affrontare un percorso strutturato e mi sono così accreditato per  utilizzare la metodologia di 6Seconds che si basa sulla valutazione ed il potenziamento dell’intelligenza emotiva. Partendo dagli studi e dai lavori di Peter Salovey e John Mayer, ai quali si deve l’introduzione di questo concetto (L’intelligenza emotiva è la capacità di identificare le emozioni; di accedere e utilizzare le emozioni in modo da aiutare il pensiero; di comprendere le emozioni e la pratica emotiva; e gestire riflessivamente le emozioni così da promuovere la crescita emozionale ed intellettuale), è stato sviluppato un interessante test che supporta il coach nel suo lavoro. Gli otto items, ben gestiti da un questionario che viene elaborato con buon rigore statistico, sono: Comprendere le Emozioni e Riconoscere i Sentieri Emozionali (area Self Awareness); Utilizzare il Pensiero Sequenziale, Navigare le Emozioni, Trovare la Motivazione Intrinseca e Esercitare l’Ottimismo (area Self Management); Far Crescere l’Empatia e Perseguire Obiettivi Eccellenti (area Self Direction).

SeiSeconds

 

COACH certification1
La metodologia Six Second (e sopratutto l’eccellente team italiano) mi hanno proprio conquistato, tant’è che dopo la prima certificazione, a fine novembre 2007 ho fatto un altro percorso formativo per l’EQ management certification  e, nel 2010, anche la Change Management Certificazion.

Ho approfondito bene le differenze tra coaching, counseling, psicoterapia… soprattutto per stare nei confini del counseling senza invadere altri campi. Ne ho ampiamente scritto nella tesi per il dottorato in Psicologia sociale (distance learning) conseguito nel 2005. La mia idea è sintetizzata in questo grafico:scala counseling
In soldoni, mi sento di proporre il coaching quando c’è da supportare una persona a raggiungere specifici obiettivi, mentre ritengo il counseling più finalizzato ad aiutare una persona a superare un disagio che ne limita le potenzialità. Però, detta fino in fondo, un counseling un pò meccanico e un coaching con l’anima alla fine…

Più interessante, rispetto alle distinzioni tra counseling e coaching, è a mio parere il “perchè” questi strumenti siano utili. Concentrandomi sulla dimensione professionale, un paradigma efficace di leggere un’impresa è quello di PIMS:
PIMS MODEL
Le aziende operano in un determinato mercato servito, nel quale detengono una definita posizione competitiva. La struttura operativa dell’azienda (che opera in una certa posizione in un determinato mercato) determina infine i risultati, raggruppabili in indicatori di solidità, liquidità e redditività. Migliori sono i risultati, più efficiente ed aggressiva può essere resa la struttura operativa che a sua volta può modificare la posizione competitiva nel mercato servito (detta così sembra facile, ma l’analisi PIMS richiede molti giorni di lavoro e la rilevazione di centinaia di indicatori).Per stare al passo con i tempi, però, considerando anche gli scenari turbolenti che caratterizzano l’economia globale, tutte le imprese (grandi e piccole, di servizio o di produzione) devono continuamente ristrutturarsi, riorganizzarsi e ripensarsi:tre R

Questo impone a tutte le persone dell’azienda un apprendimento continuo (learning organization – knowledge economy), che si traduce nel continuo imparare a imparare, far imparare e … disimparare!

Alle persone viene così richiesto di fare più cose (fatica), più in fretta (stress) e con meno certezze (ansia). Questa situazione, sommata al fatto che il cambiamento induce sulle persone (prima di arrivare alla convinta accettazione) shock e atteggiamenti di difesa, rende evidente perchè lavorare per il benessere delle persone sia indispensabile. Non è solo un approccio “buonista” e filantropico, che comunque non guasta: è che oggi le risorse che fanno la differenza sono le competenze implicite delle persone, quelle non codificate e che le persone mettono a disposizione solamente se motivate (e non solo dal denaro) a farlo.

E’ per questo che ritengo che un capo prima di tutto debba essere competente nelle relazioni con le persone, che le sappia comprendere e supportare. Ovviamente questo è possibile solamente se prima ha lavorato su di sè (inside – out): counseling e coaching sono molto efficaci in questo senso!

PS: ho focalizzato questa pagina sul coaching aziendale ma gli ambiti di intervento sono i più diversi, da quello sportivo a quello scolastico, ecc…

Comunque, mi fa piacere confrontarmi e la mia mail  lauro.venturi@gmail.com è a disposizione!

Buon lavoro!