Trump, in parte come strategia e in parte come patologia, non conosce limiti.
Nell’ultimo video lo si vede alla guida di un aereo, con tanto di corona in testa, che sparge letteralmente merda su otto milioni di manifestanti che gli manifestano contro. Pensavo che dopo Gaza beach e l’idea di costruirsi un Arco di Trionfo, ovviamente dorato, avessimo visto tutto.
E invece no. Però non riesco ad abituarmi a questo degrado profondo: non riesco e non voglio.
Sono cresciuto in tempi nei quali i miei genitori, ma quasi tutti i genitori, facevano sacrifici immani per far studiare i loro figli. Si usciva dalla guerra con una percentuale di analfabetismo del 12,9% e il 60% degli adulti che non aveva nemmeno la licenza elementare. I nostri genitori sapevano i mali dell’ignoranza.
La conoscenza e la cultura diventarono così vere leve abilitanti e “ascensori sociali”. Richiedevano impegno e sacrificio ma attivavano quel prezioso “senso critico” che al potere non piace per niente.
Così pian piano, prima con i talk show e i reality, si sono banalizzate cultura e sapere, in quanto l’importante era essere visti e farsi vedere. L’importante è diventato avere, non essere.
I social hanno finito questo lavoro e pseudo intelligenze artificiali hanno, a dir poco, banalizzato il sapere autentico e profondo, sostituendolo con una superficiale informazione immediatamente a portata di tutti, senza fatica alcuna. Che poi conoscenza e informazione siano due cose diverse… bè… sottigliezze intellettuali.
La frittata è fatta e il genetico rancore del potere e del denaro verso il sapere (radical chic, intellettuali da strapazzo…) si è diffuso in modo esponenziale. Oggi, sapere è una colpa che allontana dal popolo, dalla ggente.
Quant’è dura esercitare il pessimismo della ragione e l’ottimismo della volontà in questi tempi.
Ci tengo a precisare che la mia critica a Trump non ha nulla di politico, è semplicemente una questione di civiltà. Civiltà che è arretrata da far paura. Fatemi una cortesia, dedicate quattro minuti a guardare questi due video:
Robert Kennedy (1968) sul benessere della Nazione
Donald Trump (2025) Funerali di Kirk
Guardate bene le espressioni e la mimica di Kennedy e di Trump, il timbro della loro voce: e poi ditemi se non c’è d’aver paura, di fronte a questo arretramento di civiltà.

PS: chiedo scusa ai contadini dell’Italia meridionale che, nel secolo scorso, erano chiamati cafoni: qui intendo ben altra cafoneria: inciviltà, malacreanza, maleducazione e rozzezza. Quando la cafoneria è foraggiata da ingenti quantità di denaro, diventa una miscela esplosiva.
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