Quest’anno avevo deciso di non mettere alcun segnale di Natale. Le ragioni, oltre a una profonda e costitutiva sintonia con Ungaretti, risiedevano anche nell’ipocrisia di qualsiasi messaggio di bontà mentre in Ucraina, in Palestina e in altri 50 luoghi del mondo, imperversano guerre (alle quali non serve aggiungere un aggettivo).
Poi, però, mi sono detto che non volevo arrendermi al “pessimismo della ragione” e quindi ho installato il piccolo presepe (lo stesso di settant’anni fa, da tempo in versione mignon) e l’albero che i miei nipoti mi regalarono un otto dicembre passato.
Tutto qui.

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