Questo libro di Luca è un bel libro. Porta il lettore in posti diversi ma per certi aspetti uguali, grazie al filo rosso delle onde, delle vele e quindi del vento.
Ho conosciuto l’autore trent’anni fa, quando era un neolaureato che muoveva i primi passi in una società di consulenza, con la quale collaboravo per progettare servizi di benchmarking rivolti alle piccole imprese. Da allora siamo rimasti sempre in contatto, con alcune affinità molto più profonde di quello che ci siamo detti.
Leggendo il libro, mi sono sentito come l’amico più anziano che va volentieri con lui e si ferma in spiaggia, guardandolo surfare in quell’equilibrio perfetto tra caos e controllo, che ben conosco. Non in acqua, perché le mie lunghe esperienze di windsurf sono terminate tanti anni fa, quando “la fatica era diventata più del gusto”. Attenzione, anche io ho messo i piedi su una tavola nel 1980, in Corsica e sono stato il primo a portare il windsurf nella spiaggia di Sansone, all’isola d’Elba. Anche io, per oltre dieci anni, ho frequentato Torbole e il mitico Vasco Renna Professional Surf Center!
Ma adesso, entrare in acqua con la tavola mi farebbe proprio sentire come “un cavedano sulla barriera corallina”.
Con Luca condivido invece caos e controllo, intesi come accoppiamento di ragionamento e intuito: questi li ho da sempre praticati e li pratico tuttora, nel lavoro e nella vita: e mai come ossimori.
Nelle parole di Luca scorre la disciplina indispensabile per poter fare sport a quei livelli: nessun pasto è gratis, ci ricorda il premio Nobel Milton Friedman. La disciplina, per Luca, però è un mezzo, mai un fine: questo è riservato alle sensazioni di volare sulle onde, in una situazione di regressione infantile che ancora lo avvicina alla genuinità senza se e senza ma.
Luca è una persona competente e genuina, un manager di successo che ha ancora ben salde nelle radici i valori veri e indelebili che sorreggono una bella persona.
È stato bello, con la lettura, accompagnarlo in tanti posti, in alcuni dei quali sono stato e in altri no. È stato bello condividere le sue amicizie, mai sporcate dal (pre) giudizio o dall’invidia.
Attenzione però: Luca, che non riesco a chiamare Sapo, non è un Wave Hunter ma un Wave Suitor. Perchè lui le onde non le caccia ma le corteggia, con la malinconia di un tango o l’adrenalina di una pizzica.

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