Ho settant’anni e poche ciance: la vecchiaia si avvicina.  Nel 2022 ho smesso il lavoro a tempo pieno e ho molto più tempo per me e per stare con i miei nipoti e con mio figlio Paolo.

 

Mi piace andare a cavallo, camminare in montagna (anche con l’ebike), sciare, giocare a carte e andare in moto con gli amici.

  

Per evitare di fare come Castellitto ne “Il cattivo poeta” (...ormai sono vecchio e i vecchi amano solo la loro sopravvivenza) e anche per non far seccare i neuroni, mi dedico con molta parsimonia alla consulenza aziendale, al counseling e al coaching e faccio il volontario alla Pubblica Assistenza, un’attività utile, gratificante e nutriente.

Mi piace scrivere, un’abitudine antica che risale a quand’ero adolescente. Ho iniziato con lettere non sempre spedite e le classiche “poesie” adolescenziali, oggi. presenti sottoforma di parole al vento. Nel 2005 ho pubblicato il mio primo libro, al quale ne sono seguiti altri, tra saggi e romanzi.

Dal 1972 tengo con buona costanza un diario nel quale riporto le mie riflessioni: sono quindi uomo di parole dette e scritte, ma soprattutto lette. Leggere permette di scoprire con curiosità altri mondi e ho la certezza che per scrivere una riga occorre leggerne diecimila e più.

Ho sempre amato imparare, già  dalla piccola scuola di campagna dove spesso un’unica maestra insegnava a due classi contemporaneamente, perché gli allievi erano pochi.

Nel lavoro ho fatto il formatore, il consulente e poi il manager. Sono soddisfatto delle mie esperienze professionali e condivido appieno l’affermazione di Primo Levi ne “La chiave a stella”: “amare il proprio lavoro è la migliore approssimazione alla felicità sulla terra“. Però mi appartiene anche Cesare Pavese e il suo “Lavorare stanca”. Il rapporto tra uomo e lavoro è molto complesso e non va banalizzato: ho provato a scriverne nell’articolo: “Lavoro felice: ossimoro o binomio realistico?” del 2005.

Poichè la conoscenza evapora, l’ho sempre alimentata con corsi formativi, che si sono aggiunti al mio  percorso di istruzione.

So che ufficialmente si diventa anziani a 75 anni e che l’aspettativa di vita maschile è di poco meno di 82 anni. Non mi chiedo se siano pochi o tanti, conto di vivere al meglio e con gratitudine il tempo che mi rimarrà.