Il 19 luglio del 1992, trentatré anni fa, il Giudice Borsellino e la sua scorta (Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli e Claudio Traina) saltarono per aria, pochi mesi dopo l’attentato di Capaci.

Mi sento sempre il dovere di un ricordo, uniti però alla sottolineatura dei depistaggi e delle complicità anche di apparati dello stato.
Due giorni fa, in occasione dell’inaugurazione di un murales dedicato al padre, Manfredi Borsellino ha ricordato che suo padre, inguaribile ottimista, la voleva vincere la guerra contro la mafia. “Ma gli è stato impedito, da tanti. Forse anche da troppe persone vicine a lui, del suo mondo lavorativo. Ancora siamo alla ricerca di questo ‘amico’ che lo ha tradito. Lui venne lasciato da solo”.

E questo non è indegno di un paese civile.
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