Guccini e il ’68

Ci ho pensato molto se fare o no questa news, e poi l’ho fatta. Francesco Guccini, da decenni un mio mito, ha rilasciato un’intervista alla rivista “Charta minuta”, edita dalla fondazione Farefuturo di Adolfo Urso, parlamentare di Alleanza Nazionale e Ministro nel precedente governo Berlusconi.

Guccini dice alla giornalista che il ’68 prima che politico è stato un fatto propriamente umano e di costume, che non ha mai letto Marx e Marcuse, che i suoi miti di quegli anni erano i libri americani, la musica americana e i film americani, che il suo ideale libertario non ha colori o etichette e va ben al di là degli schieramenti di destra e sinistra, che l’eskimo per lui non era una divisa ma un cappotto che costava poco. Per l’amor del cielo, nessun scandalo, Francesco ha sempre detto “Io il Sessantotto l’ho fatto nel Sessantasette, poi basta”, nel 1978 cantava “Portavo allora un eskimo innocente dettato solo dalla povertà…” e due anni prima “…però non ho mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni…”: le etichette non sono mai state cosa sua e guai a chi gliele appiccicava addosso. Però ha anche scritto Addio: “…Io dico addio a chi si nasconde con protervia dietro a un dito, a chi non sceglie, non prende parte, non si sbilancia o sceglie a caso per i tiramenti del momento curando però sempre di riempirsi la pancia. E dico addio…al mondo fatto di ruffiani e di puttane a ore, a chi si dichiara di sinistra e democratico però è amico di tutti perché non si sa mai, e poi anche chi è di destra ha i suoi pregi e gli è simpatico…”

Tutto ciò detto, l’intervista mi ha dato la sensazione (responsabilità mia) di un distacco freddo e quasi scocciato da un mondo al quale, volente e nolente, Guccini è collegato. Cantare la storia di partigiani su in collina (non trent’anni fa, ma adesso), fare un cameo in un film panettone di Pieraccioni , farsi intervistare dalla rivista di un parlamentare di AN (Fini era nella sala operativa a Genova, durante il G8, dove “…dentro gli uffici uomini freddi discutono la strategia”) è sicuramente segno di grande flessibilità ma un po’ disorienta. È vero che un cantante si giudica dalle sue canzoni e un pittore dai suoi quadri, ma Francesco fa anche interviste e quindi esprime punti di vista che possono essere commentati. Sarà stata la coincidenza con l’intervista di Dalla e l’Opus Dei, ma quanto meno lo stile di quelle dichiarazioni a me vecchio fan (ripeto ancora, responsabilità mia) non risulta gradevole. Ciò nonostante, Guccini è sempre Guccini per me!

La Repubblica

Il Giornale

La Stampa

Charta Minuta

PS: cinquantotto anni fa la polizia uccise gli operai delle fonderie Riunite di Modena Angelo Appiani, Renzo Bersani, Arturo Chiappelli, Ennio Garagnani, Arturo Malagoli e Roberto Rovatti e ne ferì altri duecento.

Commenti

I commenti a questo articolo sono chiusi