Hardiness, come affrontare situazioni stressogene in modo positivo

Ho partecipato, martedì scorso, a questo evento:

Più che la parte teorica, incentrata sul concetto di resilienza (capacità di affrontare situazioni stressogene mantenendo il controllo di sè ed un alto livello di reattività), ho apprezzato il panel composto da: Claudio Bastrentaz (scalatore e guida alpina che ha aiutato Bruno Brunod a tentare, nel 2005, la scalata dell’Everest senza ossigeno), Roberto Campaci (responsabile settore giovanile sci di fondo), Francesco Galanzino (imprenditore e sportivo, che sta tentando a piedi e in totale autosufficienza il grande slam dei deserti in soli otto mesi: Gobi – Cina, Atacama – Cile, Sahara – Egitto, Antartide – Polo Sud), Roberto Tamburri (dirigente agonistico squadra nazionale di triathlon), Alessio Tavecchio (a 23 anni è rimasto immobilizzato su una sedia a rotelle e da allora ha vinto diverse medaglie alle Olimpiadi di nuoto per disabili e creato una fondazione per l’accoglienza, la formazione e sport, trasporto disabili…), Dario Balasso (ingegnere e psicologo clinico che ha approfondito il problema dell’affaticamento e delle patologie associate allo stress) e Pietro Trabucchi (psicologo della squadre nazionali di triathlon e sci nordico)

Il video dell’impresa di Bruno Brunod mi ha colpito perchè quando, a quota 8.150, decide di rinunciare, lo si sente sereno e per niente perdente: “Ho portato a casa le mie dita, i miei piedi, penso ai miei figli. So che ce la posso fare” .

Di Roberto Campaci ricordo la riflessione che un eccessivo benessere contrasta con la volontà di sacrificio e la resilienza (“I maggiori campioni di fondo non provengono dalle zone ricche di Bormio, dove tutti si dedicano al turismo e agli affari, ma dall’alto Veneto e dal Friuli”).

Francesco Galanzino mi ha lasciato il concetto di atomizzare i grandi problemi per renderli affrontabili (“devo essere autosufficiente e nel mio zaino di nove kg portare tutto e solo l’indispensabile…gli organizzatori ci comunicano il percorso solamente tre giorni prima…”)

Roberto Tamburri ha sottolineato che delle tre carattaristiche fondamentali di un campione (predisposizione genetica, allenamento e forza psicologica) è proprio la forza psicologica e la resilienza a fare la differenza (“le altre due ormai ce l’hanno tutti, altrimenti non entri alle Olimpiadi”), aggiungendo interessanti considerazioni sulle dinamiche di gruppo e sulla gestione degli insuccessi intermedi (il triathlon olimpico si basa su 1.500 mt di nuoto, 40 km di bici e 10.000 mt di corsa).

Alessandro Tavecchio mi ha colpito per la forza di ricominciare, che ha stupito prima di tutto se stesso, che si considerava ed era considerato, prima dell’incidente, un debole insoddisfatto.

Dario Balasso ha evidenziato l’importanza del coraggio di fare delle scelte e la capacità di trasformare i bisogni in sogni.

Pietro Trabucchi ha sottolineato come l’atleta sia un risolutore di difficoltà, da quelle fisiche a quelle organizzative ed economiche ed ha presentato un interessante programma rivolto anche ai bambini molto piccoli per allenarsi, aiutati anche dai genitori, alla resilienza, da lui definita come il rapporto tra l’ambiente e la personalità individuale.

Ho riflettuto, durante questo seminario, sull’importanza che un manager sappia essere resiliente perchè è contagioso ed una sua negativa capacità di gestire le situazioni stressogene si propaga tutto intorno alle altre persone, dai collaboratori ai clienti. Sono ancora più convinto di aver fatto proprio bene ad investire tanto tempo nella scuola triennale di counseling!

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