La sicurezza è il killer

don ciotti

Circa a metà del suo intervento don Luigi Ciotti, con quella carica che impressiona e quella chiarezza che non ammette fraintendimenti, ha detto che la sicurezza è il nuovo killer perché nel suo nome si sono calpestati tanti diritti, instaurando una sicurezza penale al posto di quella sociale.

Parlava ad un convegno dello SPI –CGIL, dove ho incontrato Ebe, l’immancabile sorella militante. Mi ha invitato Anna, un concentrato di energia e azione (e intelligenza) che la porta a dedicare tanto tempo a Libera. Così ho potuto regalare a don Luigi Ciotti il mio nuovo romanzo, che parla anche di mafie e di una indignazione adolescenziale contro le ingiustizie.

E dopo gli interventi più di prammatica, don Luigi ha svolto un’analisi puntuale, commovente, strigliante: “Attenzione a non farsi imprenditori della paura, attenzione alla strumentalizzazione delle emozioni della gente, ai capri espiatori. Dobbiamo evitare che le paure si cronicizzino, dobbiamo saper distinguere per non confondere!” diceva animatamente dal palco quell’uomo che consuma la sua vita giorno per giorni al servizio degli altri.

Ricordando Bobbio, il quale diceva che la democrazia vive di buone leggi e buoni costumi, ha sottolineato come il fondamento della legge debba sempre essere la persona umana. E poi una vera e propria lectio magistralis, articolando i tre capisaldi (conoscenza, responsabilità individuale e collettiva, giustizia) sui quali deve articolarsi una società civile.

“La giustizia è prossimità, ascolto, relazione, la prima difesa contro l’insicurezza è il bisogno di verità..” ci diceva con il cuore e con la testa, ricordandoci che Freud, individuando le tre cause che alimentano l’insicurezza (la natura matrigna, la malattia, la relazione tra gli esseri umani) riteneva proprio quest’ultima quella preponderante.

Ha poi citato un’indagine del 1960, in pieno flusso emigratorio dal sud al nord, nella quale si chiedeva ai piemontesi cosa pensassero dei meridionali, ed ai meridionali cosa pensassero dei piemontesi: il tempo si è fermato, stessi pregiudizi e generalizzazioni di oggi, stessa situazione della fine dell’ottocento quanto le persone delle nostre montagne emigravano in Francia ed erano chiamate in modo dispregiativo “Macaronì”.

Don Ciotti ha denunciato come siano venuti meno i legami sociali, le pratiche spontanee di coesione sociale. Da qui la priorità di sconfiggere la solitudine delle persone, che rappresenta la paura più forte.

Riprendendo il concetto della sicurezza killer, si è soffermato su altre insicurezze: quelle sul lavoro, quella stradale (ho imparato che il numero di vittime della strada – i pedoni, prevalentemente anziani e bambini – è più alto delle persone morte sul lavoro), quelle sociale e sanitaria, quelle che si consumano all’interno delle mura domestiche: “Perché queste esigenze di sicurezza non sono così amplificate come quelle verso i migranti?” si accalorava don Ciotti.

E a me è venuto in mente che forse su quella paura proiettiamo tutte le altre, che ci riguardano personalmente, sulle quali potremmo fare di più.

Ci ha ricordato che in pochi anni il numero dei poveri è raddoppiato, raggiungendo la cifra di 15 milioni, in Italia. Implacabile, ha snocciolato dati in base ai quali siamo al quinto posto, tra i sessanta Paesi più avanzati, nella classifica della corruzione: 55 paesi fanno meglio di noi nel combatterla!

E allora, quando stasera ho sentito al telegiornale che Tremonti ha affermato che dobbiamo tutti insieme costruire un mondo basato sul primato dell’etica, sul primato delle leggi sulle prassi, sul primato dei valori sugli interessi, bè, ho pensato a quando Don Ciotti diceva che a parole tutti sono contro la corruzione, la povertà, la giustizia…ma nei fatti: saper distinguere per non confondere.

E ho pensato che etica ed integrità erano al primo posto nella carta dei valori della Enron: ben fa il protagonista de “L’ultima nuvola” a dire che quei documenti sono peggio della carta igenica, usata per giunta!

Per don Ciotti la crisi mondiale che stiamo attraversando è una crisi etica e politica perché persone potenti che pensano esclusivamente a sé stessi hanno fatto quello che hanno voluto, senza regole. È una crisi che ha alla base l’egoismo e l’individualismo.

Don Luigi voleva chiudere il suo intervento in positivo: “Aiutiamoci a cogliere la positività che c’è nelle città, nelle persone, perché così alimenteremo la speranza e si potrà creare un clima nuovo. La vera civiltà è quella che non espelle i problemi e non nasconde il disagio”.

Poi però, da persona che ogni ora del giorno e della notte viaggia dentro la miseria e l’ingiustizia, ha dovuto per forza ricordare che in pochi anni oltre 18.000 persone che cercavano una terra promessa sono affogate nel Mediterraneo, il più grande cimitero di questa Europa del progresso.

E quando, dopo avergli dato il libro, fatto una foto e chiacchierato qualche minuto, l’ho visto andarsene con la scorta ho pensato che tra il dire e il fare c’è davvero in mezzo il mare.

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