Lezioni da Cernobyl’

di Lauro Venturi il 13 Giugno 2019

Il primo maggio del 1986 faceva molto caldo. Insieme a mia moglie, a mio figlio e a una coppia di amici ci godevamo il sole in un parco. Il giorno dopo leggemmo che era meglio non mangiare frutta e verdura e credo che nemmeno il latte fosse consigliato. Su quest’ultimo aspetto potrei però ricordare male perché di latte non ne bevo.
Imparammo così che, alcuni giorni prima, nella centrale nucleare di Cernobyl’, c’era stata una fortissima esplosione: a causa di reiterate violazioni delle norme di sicurezza, si era generato un incredibile aumento della potenza che fece andare fuori controllo l’aumento della temperatura. Il reattore si scoperchiò e prese fuoco, sprigionando una gigantesca e nefasta nuvola radioattiva. Nel più totale silenzio, le autorità sovietiche evacuarono quasi mezzo milione di persone
La nuvola comunque non stette ferma e anche noi ci beccammo un bel po’ di radiazioni. Poiché per cinque anni avevo studiato energia nucleare, impianti nucleari, etc… mi preoccupai parecchio, e non a torto: pare che quell’evento possa causare oltre cinque milioni di decessi, nei settant’anni successivi al 1986.
Va be’, alcuni giorni fa leggo un articolo secondo il quale gli animali si sono ripresi e oggi Cernobyl’ è una straordinaria oasi di biodiversità. Agli esseri umani è andata peggio.
Possiamo anche dire: “Vieni avanti Gretina” ma il globo terraqueo può sopravvivere senza di noi e anche gli animali hanno più chances dei presunti uomini evoluti: forse ha ragione Vittorino Andreoli a pubblicare “Homo stupidus stupidus”.
Meditate gente, meditate.

 

Articolo precedente:

Articolo successivo: