Pandemia e Cultura

Ora riflettiamo sui nostri modi di stare insieme, è il titolo dell’articolo di Roberto Alperoli, pubblicato una settimana fa su un importante quotidiano. Eccolo, lo (ri) pubblico per la sua elevata raffinatezza culturale e l’espressione di una una positività che non è il ridicolo “andrà tutto bene”.

L’arte non é un intrattenimento solitario. E’ un mezzo per commuovere il maggior numero di persone offrendo loro un’immagine privilegiata delle sofferenze e delle gioie comuni. Obbliga quindi l’artista a non isolarsi: lo sottomette alla verità più umile e più universale”.

Queste parole di Albert Camus, pronunciate nel 1957, in occasione del conferimento del Premio Nobel, ci invitano ancora oggi a riflettere in profondità sul ruolo e sulla funzione della cultura, in senso lato.

La pandemia é un trauma. In questi tempi di spaesamento, di grande angoscia, dove oscilliamo tra rassegnazione e disperazione, la cosa più importante che dovremmo provare a fare é ripensare ai fondamenti della nostra vita, pubblica e privata.

Perché noi non abbiamo, normalmente, uno sguardo avvezzo al lontano, al profondo. Nella quotidianità ci chiudiamo alla verità, cadiamo nell’oblio, evadiamo dall’umano. Cerchiamo distrazioni, rassicurazioni, intrattenimenti.
Invece, adesso che la morte e la fragilità occupano la scena, dovremmo riflettere non solo sull’oggi, e nemmeno solo sul domani, ma sul dopodomani. Riflettere, immaginare, osare, esplorare possibilità.

La cultura in senso ampio, e ognuno di noi con il proprio ruolo – piccolo o grande che sia – dovrebbe ripensare alle cose che ha fatto, a come le ha fatte, agli obiettivi che si era prefigurato.

Se il mondo della cultura non ha l’ambizione di contribuire a costruire un “senso comune riflessivo”, una “socialità pensante”, a immettere una dose maggiore di pensiero sulla scena pubblica, allora serve a poco.

Se non ha l’ambizione di essere tentacolare, contagiosa, di contribuire a irrobustire di pensiero la vita di ogni individuo, allora non serve a niente.
Vivere impensati, a propria insaputa, é triste e pericoloso, per sé e per gli altri, e prepara al peggio.

La pandemia non fa che accrescere l’urgenza civile di una riflessione sulle ragioni e sui modi del nostro stare insieme, sull’intelligenza della vicinanza, sul bisogno di un’amicizia pubblica, civica.

Ecco, é a partire da questi pensieri generali che anche noi, come Poesia Festival, proviamo, umilmente, a immaginarci un futuro.
Per ripartire, quando sarà possibile, più attrezzati e più consapevoli.

Roberto Alperoli è laureato in Filosofia.
Ha pubblicato cinque libri di poesia di
cui due con Alberto Bertoni e 
Emilio Rentocchini. 
È stato Sindaco del Comune di Castelnuovo 
Rangone e Assessore alla Cultura del 
Comune di Modena. 
È l’ideatore del Poesia Festival 
dell’Unione Terre di Castelli di cui è il 
direttore. 
Ed è mio fraterno amico.

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