Passeggeri o armatori?

Su Il Sole 24 ore di oggi c’è un articolo in prima pagina di Giampaolo Galli, dal titolo: “Convincere i mercati? Servono solo i fatti”.

Gli argomenti del giornalista sono chiari e ben argomentati, utilizzando con misura la metafora del Titanic: può anche darsi che le correnti spingano l’iceberg lontano dalla nostra rotta di collisione, ma così com’è ce l’abbiamo proprio di fronte.

Però in seconda pagina a Galli scappa questa frase: “Le parti sociali, in qualità di passeggeri della nave, hanno anche il diritto di accertarsi che alla cabina di comando ci siano il clima giusto, la volontà e l’energia per guidarci in una fase così difficile”.

Come, le parti sociali, che sono i lavoratori dipendenti, gli artigiani, gli imprenditori, i commercianti, le partite iva,… questi soggetti sono i passeggeri?

E no, sono i proprietari, o per stare alla metafora, gli armatori della nave che sta traballando sull’oceano insidioso dei mercati finanziari.

Qua ci sta, secondo me, il succo del ragionamento. Chi contribuisce ogni mattina, senza retorica, a tenere in piedi questa Italia è ora che prenda in mano il timone, perché la delega a un sistema politico ormai accartocciato su se stesso è troppo rischiosa.

Come si fa? Ci vuole un corporativismo più organizzato e che deleghi meno?

Mi si può dire che questo è un discorso appunto corporativo, ma visto che siamo nel pieno di una decadenza buia e sconfortante, forse per un nuovo Rinascimento si dovrà passare da strumenti meno fini.

Sono riflessioni alle soglie delle ferie, che quindi sentono tutta la stanchezza di un anno molto impegnativo. Ma neanche fare finta che il problema della rappresentanza concreta di chi tiene in piedi l’Italia non esista…

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