Ventiquattr’anni sono passati da una delle più brutte pagine della storia italiana del dopoguerra. Dopo la morte di Carlo Giuliani, il 20 luglio, a Piazza Alimonda, seguirono le violenze inaudite alla Scuola Diaz e alla caserma di Bolzaneto. La Corte di Strasburgo condannò l’Italia per tortura perchè, secondo i giudici, fu violato l’articolo 3 della convenzione europea dei diritti umani sul “divieto di tortura e di trattamenti disumani o degradanti”.
Ne “L’ultima nuvola” ne descrissi diffusamente attraverso Giorgio, un giovane carabiniere finito per punizione all’isola d’Elba. Giorgio era a Genova con il suo reparto, in piazza Alimonda, quando venne ucciso Carlo Giuliano. Però non si accodò ai militari che poi massacrarono centinaia di persone nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto, cantando “faccetta nera” e ineggiando a Mussolini e Pinochet.

Quando vedo Gianfranco Fini in TV fare il “quasi” democratico, mi verrebbe sempre da chiedergli perchè espresse “solidarietà preventiva” alle forze dell’ordine, in particolare ai carabinieri, qualunque cosa fosse successa. E cosa ci faceva nella sala operativa della questura genovese? Davvero una bruttissima pagina per la democrazia italiana, rivissuta stasera riguardando il film: Diaz – Non pulire questo sangue
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