Il volo interrotto

A Vladimir Vysotskij, più noto come Volodja, il Club Tenco dedicò l’edizione del 1993. Questo grande cantautore e poeta russo, nato a fine gennaio del 1938 e morto esattamente a 42 anni e sei mesi, fu ovviamente ignorato dal regime ma anche dagli intellettuali, un po’ per il suo essere fuori dal coro o, per dirla con Bertolt Brecht, …perché si era seduto dalla parte del torto, visto che tutti gli altri posti erano già occupati! Ma sulla sua brutta tomba i fiori freschi, che sanno dei pensieri della sua gente, ci sono sempre. Francesco Guccini cantò, in quell’edizione del Premio Tenco, la bellissima “Il volo interrotto”, concedendosi diverse libertà nella traduzione, che però non fanno per niente perdere carica a questo bel pezzo. Una piccola curiosità (guarda il video 8): Francesco finisce con un’esclamazione non proprio russa: “am fàt anch questa”, che in dialetto modenese significa: “abbiamo fatto anche questa”. Grande interpretazione di Francesco e gran belle parole (qui nella traduzione più rigorosa) da sentire con calma :

Il volo interrotto (di Vladimir Vysotskij)

Qualcuno scorse un frutto acerbo ma, Scossero il tronco e il frutto cadde. Ed ecco il canto di chi non cantò, Di chi non sapeva di avere voce.

Forse non era in sintonia con il suo destino, E con il caso, brutto affare ! E la corda tesa per gli accordi Si tendeva con un difetto impercettibile.

Lui iniziò timidamente con un “do” Ma non finì di cantarlo…

Il suo accordo non risuonò E non ispirò nessuno. Un cane abbaiava e un gatto Acchiappava topi…

E’ buffo, vero? E’ buffo! E lui scherzava, ma non finì di scherzare, Non assaggiò il vino fino in fondo, E non lo portò neppure alle labbra.

Stava per attaccar briga, Ma incerto e senza alcuna fretta, Come goccioline di sudore dai pori L’anima trasudava sotto la pelle.

Aveva appena iniziato il duello sul tappeto Ebbe giusto il tempo di iniziare, Di orientarsi solo un po’ nel gioco, Ma l’arbitro non dava il via.

Lui voleva conoscere tutto dalla A alla Z Ma non ci riuscì…

Né il mistero, né il fondo, Non scavò fino alle viscere, E lei, che fu l’unica, Non la amò fino in fondo!

E’ buffo, vero? E’ buffo! Lui si affrettò, ma non abbastanza, Lasciò irrisolto Tutto quello che non aveva risolto.

Non mento nemmeno di una virgola, Lui era schiavo di uno stile puro, Le scriveva dei versi sulla neve, Ma ahimè ! Le nevi si sciolgono.

A quel tempo la neve continuava a cadere E si era liberi di scrivere sulla neve, Lui afferrava con le labbra, correndo, I grandi fiocchi di neve e la grandine.

Andando verso di lei in un landò d’argento, Non riuscì a raggiungerla…

Il fuggiasco, l’evaso non corse, Non volò, non saltò abbastanza, E il suo segno zodiacale – il Toro – Si bevve la fredda Via Lattea.

E’ buffo, vero? E’ buffo! Per una manciata di secondi, Per un anello mancante, Un volo interrotto!

E’ buffo, vero? E’ buffo! E’ buffo per voi e persino per me. Un cavallo al galoppo e il volo di un uccello, Ma…di chi è la colpa?

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