Son morto con altri cento…

Son morto con altri cento, son morto che ero bambino, passato per il camino e adesso sono nel vento… Sono le prime parole di Auschwitz, la bella e terribile canzone di Francesco Guccini. Bè, il bambino sereno, in braccio alla sua mamma nella foto che segue, è proprio ad Auschwitz, ed è insieme agli ufficiali (uno sicuramente sarà suo padre) e alle mogli negli alloggi a loro riservati. A pochi metri uomini, donne e bimbi (nati dalla parte sbagliata?) stentano e muoiono, sono gasati e cremati.



E’ sconcertante la “normalità” di questi assassini e delle loro famiglie, come si può vedere da un inedito album fotografico pubblicato in rete. D’altra parte il buon Karl Adolf Eichmann, che con precisione industriale aveva organizzato lo sterminio di oltre sei milioni (più di un milione solo ad Auschwitz) di persone, catturato mentre era arrivato in Argentina con passaporto Vaticano e lavorava alla Mercedes sotto il falso nome di Ricardo Klement, si giustificò dicendo che lui aveva solamente obbedito agli ordini e fatto il suo mestiere. Come se bruciare sei milioni di persone fosse uguale a dirigere una banca o un’altra fabbrica. E poi qualcuno, in un passato anche recente, torna a tirare fuori la storia che i campi di concentramento non sono esistiti! Consiglio comunque un piccolo libro del filosofo Anders Günther: “Noi figli di Eichmann”, senza dimentichare “Se questo è un uomo” di Primo Levi.

Per vedere tutto l’album fotografico e stupirsi di come ci si possa divertire, facendo addirittura l’albero di Natale, a pochi metri dagli stenti, dalla fame e dalla morte più crudele e ingiusta, è sufficiente cliccare qui.



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