Goreme – Ankara km 287
Giornata interessante, all’inizio un po’ stressante ma chiusa in bellezza!
Muhammed, l’autista del carro attrezzi che mercoledì mi è venuto a prendere in autostrada e si è improvvisato anche taxista, doveva arrivare in albergo da me alle 7 con la moto già caricata, per essere all’Harley di Ankara alle 10. Per fortuna che, forse per un sesto senso, avevo comunque preso il suo numero di telefono: Europe Assistance, pessimo servizio, avrebbe mandato il loro corrispondente locale mercoledì o giovedì.
Torniamo a noi, mi scrive che ha lavorato con il carro attrezzi tutta notte e che arriverà verso le otto e mezza. Così è stato, peccato che fosse in auto. Ci siamo allora diretti a Ortaköy, dove mercoledì avevamo parcheggiato la moto nel suo garage. Sono settanta chilometri in mezzo a lande desolate:

Quando guida, Muhammed è sempre al telefono e il parabrezza tutto rotto non rincuora. Mi propone di fare colazione, mi fa mille domande sull’Italia, ignaro del fatto che io dovevo essere ad Ankara alle 10. Iniziamo poi a contrattare sul prezzo e quando finalmente arriviamo al garage, il carro attrezzi non c’è. Fa una telefonata e, tramite Google traslator (perchè qui nessuno parla un inglese nemmeno basico), mi dice di non preoccuparmi, che in cinque minuti arriverà. I cinque minuti turchi, se va bene, sono mezz’ora. C’è poi da caricare la moto sul carro attrezzi, operazione non certo facile, considerando che c’era una rampa in salita da fare, prima di arrivare alla strada. Compare un altro tizio e in quattro carichiamo la moto. Muhammed mi dice che è stanco e che mi accomagnerà Hazret, un ragazzo di poco più di vent’anni (lui che è il capo ne ha 28).
Parrtiamo e subito fermi per fare benzina. Ripartiamo e di nuovo fermi perchè ha dimenticato di prendere il carica telefono e ne acquista uno in autogrill.

Ad un certo punto vedo che si inscurisce e piano piano il carro attrezzi si ferma. Telefona, immagino a Muhammed, e mi scrive che la corda della frizione si è staccata e che il maestro arriverà entro mezz’ora al massimo.

Mohammed e un signore tutto pieno di morcia (il maestro?) si mettono a trafficare e finalmente ripartiamo. Io sono bello scuro e poi ho un lampo di ovvietà: con queste persone il mio modo di ragionare, la mia efficienza ecc… non funzionano e comunque la moto ad Ankara ce la devo portare. Così ritorno ad essere empatico e Hazret mi chiede se può mettere su della musica. Io rispondo di sì, anche se altoparlanti minacciosi dietro la mia testa non mi rassicuravano. Ascoltate cosa mette su:
Sapevo che esiste una versione di questa canzone in lingua curda, ma so anche che tra turchi e curdi non tira una bella aria: però ho fatto finta di niente.
Ovviamente il carro attrezzi si torna a fermare e questa volta Hazret mi guarda sereno: scende, apre il cofano, traffica un po’ e poi ripartiamo. Da Bella Ciao passiamo a musica turca:
Finalmente si cominciano a intravedere i grattacieli appoggiati su colline desolate fuori dalla città e siamo salvi: e no, vuoi evitare un’altra fermata per riattaccare la corda della frizione?
Ripartiamo ed entriamo in centro, con il paesaggio che cambia dal giorni alla notte. La Turchia unisce antichità e arretratezze estreme con un’aria di futuro molto evidente. Nel video notare il limite di velocità di 82 km/h:
Arriviamo all’Harley e sono tutti gentilissimi, siamo stati in contatto in questi due giorni e ho avvertito un sincero interesse. Mentre quando ho cambiato la batteria c’era solamente un ragazzino, oggi l’officina era presidiata da due meccanici senior, uno davvero turco turco. Mi ha fatto alcune domande, sempre attraverso Google traslator, e non mi è sembrato preoccupato. Poichè avevo chiesto a Tubikimisi se mi prenotava all’hotel dove avevamo soggiornato l’ultima volta, il secondo meccanico si avvicina e mi chiede perchè non vado in uno qui vicino. “Ben volentieri” dico io e lui mi accompagna. Il primo è occupato, mentre il secondo (Grand Mercure) ha posto. Sono tutti gentilissimi e mi rincuora anche vedere che nelle poche centinaia di metri che ci separano dall’Harley ci sono molti locali invitanti.
Salgo in camera a darmi una rinfrescata e poi al Fat Boy, il bar di fianco allo shop dell’Harley, mi mangio un’ottima insalata di pollo e bevo un caffè turco:


Proprio in quel momento di massima rilassatezza, mi arriva il messaggio che la moto sarà pronta in un’ora. Vado all’Harley e mi fanno vedere i dischi della frizione bruciati. Parliamo del più e del meno in un’atmosfera molto cordiale. Ringrazio e il meccanico che non solo mi ha accompagnato in hotel, ma mi ha anche portato le valige, mi dice che non lo fanno per tutti: mi fa piacere. Alla fine il responsabile vuole una foto perchè ha visto questo sito.

Torno in hotel, parcheggio la moto nel garage sottostante, metto a posto tutte le valige e poi scendo a caricarle. Dal sedicesimo piano dell’Hotel ora c’è una bellissima vista su Ankara:
Sono rimasto in camera fino a tardi e poi, sceso per mangiare qualcosa, davanti all’albergo ho visto questo:

Perplesso, ho guardato meglio:


Si trattava di un… matrimonio, anche se sembrava il film “Quattro matrimoni e un funerale”.
Ho trovato un posto carino, la prima cosa che mi ha colpito è stata l’insegna (trovo geniale B’eat):

Ho mangiato qualcosa e fumato un buon toscano, mentre buona musica dal vivo mi accarezzava:
Adesso è l’una passata e ci va a dormire soddisfatti e grati. A proposito, la mappa che segue è riferita al mio tragitto in auto e sul carro attrezzi perche Piero e Beppe stamattina, non sapendo quanti giorni sarebbero serviti per riparare la moto, avevano deciso di mettersi in viaggio. Domani, a Çorlu, ci riuniremo.





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