Ankara – Istanbul Km 438
Poichè la fortuna è cieca e la sfiga ci vede benissimo (e prende la mira), parto dalla fine, stavolta.

Ecco cosa significa la freccia rossa:

Esattamente dopo 330 chilometri la moto ha avuto lo stesso identico problema di giovedì, alla faccia della frizione cambiata ieri ad Ankara, officina autorizzata Harley Davidson.
A differenza dell’altro giorno, due motociclisti, uno australiano ed uno turco, si sono fermati chiamando il soccorso stradale. Quasi subito sono arrivati gli addetti a segnalare il mio veicolo fermo e ad offrirmi due bottiglie di acqua: manna dal cielo, ci saranno stati quaranta gradi.

Il carro attrezzi è arrivato dopo più di tre ore, nelle quali ho fatto una specie di meditazione buddista per gestire la situazione.
Quando ho chiesto all’autista la ricevuta, mi ha guardato come se lo avessi offeso e mi ha detto, più o meno: “Grossi problemi, no ricevuta, no buono…“. I miei principi civici sono stati accantonati subito e gli ho dato quanto richiesto: qui i crediti inesiglibili li risolvono alla radice: o paghi o il mezzo sta a terra. Mi ha fatto capire che aspettava un suo collega, che è giunto dopo mezz’ora con un altro carro attrezzi. Abbiamo caricato la moto sul camion, sempre una fatica bestiale, poi il primo se ne è andato intascando i soldi ed io sono salito con il secondo, che aveva con sè il figlio di otto anni, Ömer, e volante più pomello cambio perlati:

Siamo partiti e sosta all’autogrill a prendere da bere e… controllare il motore del carro attrezzi!

Mi sono messo in modalità zen, aiutato dal fatto che l’autista e il figlio erano molto simpatici. Non ho potuto esimermi da altra musica turca:
Traffico e caldo davvero bestiali, che affrontavo il primo non pensandoci, il secondo bevendo una quantità industriale di acqua.
Arrivati all’Harley, dove ero stato martedì e, non avendo una batteria mi hanno caricato quella rotta, che ovviamente ha richiesto subito il booster, abbiamo scaricato la moto con difficoltà: senza un energumeno di vigilante, molto gentile, secondo me la mia moto era ancora sopra al carro attrezzi. L’autista comunque mi ha lasciato qui allo Sheraton, poche centinaia di metri dall’Harley, dove domani vedrò di capire se mi conviene salire con Beppe e far portare la moto in Italia, o cos’altro.
Però, e lo dico senza infingimenti, quando sono entrato in camera e dal 21° piano ho visto queste immagini, bè, certo che mi ruga non aver risolto niente sabato, certo che la mia resilienza è messa a dura prova, però in fondo questi non sono definibili problemi seri. E quindi anche l’umore è più che discreto!

Stamattina sono uscita da Ankara semideserta ed era uno spasso andare con la moto che cantava come un fringuello:
Stay tuned!


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