Un confronto vero per passare da una gestione routinaria a una gestione intelligente delle persone

Il convegno “Risorse umane e non umane: la Direzione del Personale salvata dalle tecnologie?” di venerdi 26 ottobre 2007 a Milano, è stata un’eccellente occasione per confrontarsi, direttori del personale, direttori dei sistemi informativi e vendors di tecnologie, su come fare convivere un forte orientamento al business con un sincero interesse per le persone.

Ho partecipato all’evento organizzato dalla rivista Persone & Conoscenze e da Este con vero piacere intanto perché era pensato e coordinato da Francesco Varanini, con il quale il sodalizio professionale e non solo si rafforza ogni giorno. E poi perché credo che ragionare sulle persone e la loro relazione con il lavoro sia sempre una cosa utile. Mi è piaciuto il format del confronto vero e non dell’esposizione scoordinata di tanti interventi autocentranti, come purtroppo sovente capita in occasioni come queste. È stato anche bello rivedere volti noti e conoscerne di nuovi. Insomma, una bella giornata.

Alcuni giorni dopo ho ricostruito l’intervento fatto a braccio e le risposte alle domande del pubblico, producendo una nota che è possibile visualizzare e stampare cliccando qui. 8

Paola Cornaghi, che partecipava al seminario e che avevo conosciuto all’edizione 2006 de L’Orto delle Competenze, ha scritto un interessante articolo sul convegno.

Mentre rientravo da Milano mi ha chiamato la redazione di Rai Utile, il digitale terrestre della Rai: mercoledì 30 ottobre, alle 12,30, mezz’ora in diretta per parlare ancora dell’importanza del lavoro e delle persone, all’interno del Premio per il lavoro 2007.





[1] La ricerca “Barometro 2007 – Benessere e qualità della vita sul luogo di lavoro” ha rilevato anche che il 67% degli Italiani si dicono insoddisfatti della retribuzione, il 78% lo sono anche dei benefit che l’azienda offre. Altro terreno pericoloso per gli Italiani è il rapporto tra vita privata e vita lavorativa: il 46% dei nostri concittadini si dicono insoddisfatti. Tra i più scontenti su questo tema solo i Turchi (50%), mentre quelli che sembrano cavarsela meglio sono Belgi (76%), Slovacchi (74%), Francesi (65%) e Spagnoli (60%). Il risultato di questo malcontento generale è che in Italia tutti vorrebbero tagliare la corda, ma hanno a che fare con un mercato del lavoro che punisce la mobilità.

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