Sabato 18 aprile, al Castello di Levizzano, si è tenuto l’evento “Valzer, Lambrusco e libertà”, progettato insieme all’Assessora alla Cultura del Comune di Castelvetro e da me condotto.
All’interno della rassegna “Sguardi dell’Emilia“, dedicata alla cultura emiliana, nella sua forma più viva e inaspettata, abbiamo ragionato sulle tre parole e sulla loro assonanza con il movimento. Ho svolto una trattazione di poco più di dieci minuti, ragionando sul valore della “lentezza” e sul fatto che, durante e dopo la guerra, pur in condizioni oggettivamente dense di precarietà, preoccupazioni e ristrettezze, le persone il tempo per stare insieme e divertirsi lo trovavano.
Oggi, invece, il tempo di guardare non c’è più e tanto meno per gettare uno sguardo in noi stessi, negli altri e in ciò che ci sta attorno. Ci affidiamo al telefonino (Il diavolo in tasca) che ci fa credere di poter fruire tutto e subito; acuisce l’ipercomunicazione e livella, pialla, irregimenta ogni cosa.
Il pezzo forte è stata sicuramente l’intervista che ho fatto ad Augusta Capitani (Classe 1941) e a Ernesto Stanzani (Classe 1936).

Augusta abitava in un podere chiamato “La Fortuna”, i suoi genitori erano mezzadri e da grande avrebbe voluto fare il meccanico. Il ricordo più forte della guerra è il ballo della Liberazione, con le sue sorelle più grandi agghindate per bene, grazie al recupero della tela di un paracadute che aveva fornito la seta per le camicette.

Ernesto invece abitava vicino a Castelfranco Emilia e ricorda quando un carro armato finì nel fosso. I tedeschi, pensando che si fosse trattato di un sabotaggio, allinearono contro il muro tutte le persone presenti. Una bambina piccola piangeva ed Ernesto provava a consolarla: un tedesco gli mollò una sberla, rompendogli un labbro. Da grande avrebbe voluto fare il muratore e, nel settore costruzioni, ci ha lavorato fino alla pensione.

La musica e il ballo erano una cifra imprescindibile di quegli anni. Augusta ricorda che a volte ballavano accompagnati dal suo papà, che sapeva fischiettare molto bene. Ernesto ha ben in mente il veglione della Liberazione e mi ha fatto ricordare Francesco Guccini (cittadino onorario di Castelvetro) quando dice che dopo la guerra c’era “…una voglia di ballare che faceva luce“.
Sia Augusta che Ernesto hanno ammesso candidamente che quando erano adolescenti il pensiero del futuro non li attraversava: si pensava al giorno per giorno e in un qualche modo il futuro era dato per scontato.
Quando ho chiesto loro di darmi uno sguardo sui tempi attuali, nelle parole, nel tono della voce e nelle espressioni saltava fuori, con forza, un sentimento di delusione e di preoccupazione.
Ciò nonostante, è stata una serata molto bella e partecipata, allietata anche dalla fisarmonica di Fabio Righi. Per qualche istante, ci siamo liberati dal cupo pessimismo disperante per le guerre e il collasso del Pianeta, brindando infine tutti insieme a un futuro bello!


Ci siamo rifocillati con crescentine e lambrusco, prima della serata di ballo liscio con i suonatori de La Vaporiera.

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