Counseling

Scheda sul Counseling

Consapevole della scarsa informazione che esiste in Italia intorno alla professione del Counselor, mestiere che ha a che fare con le persone e che quindi richiede rigore, preparazione e vicinanza, fornisco alcune informazioni di base su questa professione. Ho scritto questa pagina perché sono interessato a farlo conoscere, avendone sperimentato la grande efficacia sia a livello professionale che personale. Inoltre mi piace dialogare con chi pensa di poter usufruire di questo servizio: imprenditori e dirigenti di aziende (private e pubbliche), di scuole, di comunità e anche singoli individui.

Cos’è il Counseling

Dal sito dell’Associazione Counselor Professionisti“Il Counseling è una relazione d’aiuto che muove dall’analisi dei problemi del cliente, si propone di costruire una nuova visione di tali problemi e di attuare un piano di azione per realizzare le finalità desiderate dal cliente (prendere decisioni, migliorare relazioni, sviluppare la consapevolezza, gestire emozioni e sentimenti, superare conflitti)”.
Il professionista formato ad esercitare la professione del counseling è chiamato “Counselor”. Il counselor è il professionista che mediante ascolto, sostegno ed orientamento, migliora le  relazioni interpersonali (la relazione di ogni persona con se stessa), ed extra-personali (le relazioni nella coppia, nella famiglia, nei gruppi, nelle formazioni sociali e nelle istituzioni).

Pare che l’etimo derivi dal verbo latino consulo-ere (o secondo altri consulto-are) nella accezione di “venire in aiuto, avere cura”.

Percorso formativo

Mi sono diplomato Counselor nel luglio 2006, dopo un percorso formativo triennale, ad indirizzo Analitico Transazionale, presso il Centro E. Berne di Milano (nel 2006 ho ottenuto l’iscrizione al Registro della Sico con 30/30, ma dal 2009 ho deciso di non rinnovare l’adesione, non avendo riscontrato tangibili vantaggi in termini professionali e nella promozione di questo mestiere).

Il percorso formativo che dal 2004 al 2006 ho seguito al Centro Berne è stato di 691 ore, così ripartire: Teoria 56%, Esercitazioni 11%, Supervisioni 11%, Tirocinio 22%.

La supervisione è un’attività fondamentale, che va continuata anche terminato il ciclo di studi. Si tratta di discutere un proprio caso concerto, garantendone la privacy, con un professionista esperto. Si ha così la possibilità di capire meglio dove, come e perchè ci si è sentiti in difficoltà ad un certo punto del colloquio con il Cliente. E’ una straordinaria fonte di apprendimento ed una rassicurante garanzia sul lavoro che si sta facendo con una persona.

La teoria ha trattato le seguenti materie: Psicologia generale, Psciologie umanistiche, Psicologia dell’età evolutiva, Psicologia sociale, Psicologia dinamica, Psicologia dei gruppi, Teoria e tecniche di comunicazione, Psicopatologia, Diritto di famiglia, etica e deontologia professionale, Counseling: orientamento rogersiano e analitico transazionale, Analisi Transazionale (Stati dell’Io, Transazioni, Riconoscimenti, Ascolto, il Corpo come strumento, il Copione, i Giochi Psicologici, l’Autostima, le Tecniche di intervento).

Storia del Counseling

La figura professionale del Counselor nasce negli anni trenta, in America. Approda in Europa attraverso la Gran Bretagna dove in breve tempo si afferma con ruoli e funzioni specifiche. In Italia il Counseling è ancora in via di sviluppo, di fatto non riconosciuto istituzionalmente, seppur praticato in molti settori quali quello scolastico, organizzativo – aziendale e sociosanitario.

Il modello di riferimento del Counseling è la Client Centred Therapy (1951) di Carl Rogers, famoso per i suoi interventi non direttivi in base ai quali, se si vuole aiutare chi chiede un aiuto, il modo migliore non è dirgli come fare ma indirizzarlo verso una migliore comprensione del problema, perché possa assumersi la piena responsabilità delle scelte di cambiamento.

Rollo May (1909 – 1994), che iniziò gli studi a Vienna e concluse il dottorato in psicologia e analisi didattica a New York, ne “L’arte del Counseling: il consiglio, la guida, la supervisione”, stabilisce cosa differenzia un buon Counselor da uno mediocre. Dando per scontata una solida preparazione professionale, afferma: “Vedere gli altri attraverso i propri pregiudizi: questa tendenza è certamente il blocco peggiore e più deviante della personalità del Counselor”.

E’ anche per questo che, per ottenere l’accreditamento alla S.I.Co, è necessario che il Counselor certifichi un significativo percorso di Psicoterapia.

Marcella Danon, psicologa e trainer Counselor, definisce il Counseling “un incontro a due (Counselor e Cliente) in cui attraverso il dialogo, ma anche e soprattutto, la qualità della relazione…, si creano le condizioni ottimali per alleggerire il peso di preoccupazioni e dolori condividendoli con un ascoltatore attento, sensibile e partecipe”.

L’intervento di Counseling entra quindi nel relazionale profondo, pertanto si differenzia da quelli di Coaching o di Mentoring, per non parlare delle consulenze sulla comunicazione aziendale o le risorse umane. Però il Counseling non è assolutamente un intervento di Psicoterapia.

Differenze tra Counseling e Psicoterapia

I confini tra queste due specializzazioni sono molto importanti: la Psicoterapia rivolge il proprio intervento a livello intrapsichico, mentre il Counseling interviene a livello relazionale ed interpersonale.

Possiamo dire che mentre il Counselor lavora sul “qui ed ora”, lo Psicoterapeuta risale alle ragioni antiche e profonde del disagio, per smantellarle e ricostruirle.

Un’altra differenza è che il Counseling usa la parola (e non ad esempio l’analisi dei sogni) e la relazione per affrontare i problemi e non interviene, ad esempio attraverso regressioni, sulle cause che hanno originato quel problema,.

Per comprendere meglio la differenza è utile chiarire che il Counselor non fa alcuna terapia, non opera cure di nessun genere né consulenze, non usa mai il prefisso psico, se non acquisito per competenza (es. Counselor operatore psicosociale, Counselor operatore psicopedagogico).

Un altro elemento differenziante è il tempo del percorso, decisamente più breve nel Counseling (orientativamente dieci sedute settimanali di un’ora, poco più di due mesi) rispetto alla Psicoterapia.

Questo perché il Counselor si rivolge ad un Cliente che ha le energie, anche se offuscate in quel particolare momento, per reagire e risolvere la situazione: lo Psicoterapeuta invece rimuove problematiche che di norma inibiscono strutturalmente il benessere del paziente.

Chi esercita questa professione deve saper riconoscere se il problema interno del Cliente è di competenza del Counseling o se invece richiede un intervento di Psicoterapia: in quest’ultimo caso il Counselor deve indirizzare il Cliente verso uno Psicoterapeuta, riconoscendo che il percorso fatto per arrivare a questa decisione è già di per sè un aiuto fornito al Cliente.

L’intervento di Counseling

Un intervento di Counselling si struttura in tre fasi:

iniziale;
di apertura;
finale, di restituzione e chiusura.

Nella fase iniziale, oltre a conoscersi reciprocamente, a costruire la relazione e l’alleanza indispensabile perché il Cliente possa darsi il permesso di sperimentare il cambiamento, in una situazione protetta e aiutato da un professionista competente e vicino, Counselor e Cliente definiscono il Contratto.

Il Contratto mette a fuoco un obiettivo condiviso che, pur finalizzato ad un miglioramento complessivo della vita del Cliente, anche attraverso un alleggerimento delle sue difese, deve essere chiaro, circoscritto, concreto e verificabile.

Fase centrale, di lavoro

Questa fase è caratterizzata prevalentemente da un processo cognitivo ed emotivo mediante il quale il Cliente riconosce gli elementi della propria personalità non congruenti con la situazione, i vissuti ed i comportamenti attuali, ma ripetuti quasi in modo automatico su vecchi schemi costruiti nel passato.

Raggiunta questa consapevolezza, attraverso diverse tecniche, il Cliente – aiutato dal Counselor, alleggerisce il peso di queste “ancore” ed apprende ad attivare comportamenti, pensieri ed emozioni finalizzati ad affrontare in modo efficace il “qui ed ora”, senza contaminazioni derivanti da rigidi pregiudizi o da schemi arcaici ed infantili.

Il Cliente sperimenta quindi una esperienza emotiva nuova, permettendosi di vedere di sé cose che non si era mai permesso di vedere, e forse nemmeno di pensare: avrà quindi più fiducia in sé stesso e negli altri.

Fase finale, chiusura

E’ la verifica degli obiettivi e della relazione instaurata. Counselor e Cliente si chiedono se l’obiettivo è stato raggiunto, in che modo, cos’è cambiato?

Si da cioè un senso al cambiamento che il Cliente ha fatto nel pensare, nel sentire e nel comportarsi.

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Ho condiviso con chi legge che il Counselor facilita il cambiamento che il Cliente vuole portare al suo modo di pensare, di sentire e di comportarsi. Sa che le persone che hanno problemi non sono assolutamente inferiori, ma uguali a tutte le altre (Counselor compreso), con i loro problemi che si susseguono nel corso della vita, alternandosi e convivendo con momenti di gioia e serenità.

Ci si può avvicinare al Counseling (che nulla ha a che vedere, nemmeno lontanamente, con la psicoterapia) anche con un obiettivo di miglioramento del proprio benessere, sia professionale che personale, senza necessariamente essere immersi in problematiche gravi. Tutto ciò detto, penso al Counseling come ad un intervento tutto sommato semplice ma nello stesso tempo molto profondo.

Devo dire che affiancare alle competenze tradizionali del manager quelle più orientate alla comprensione delle profonde dinamiche interpersonali e intrapersonali è stata, per me, una grande ricchezza. D’altronde, collaboratori, clienti, fornitori, azionisti, concorrenti…non sono persone? 

Sono fermamente convinto che le persone siano la risorsa più preziosa per qualsiasi organizzazione e che si possa accrescere il benessere nei luoghi di lavoro migliorando la relazione tra gli individui. Sempre più spesso le problematiche quotidiane vanno in escalation e generano conflitti, più o meno esplicitati, non tanto per il contenuto in sé, quanto per il “come” e il “perché” si dicono le cose, a livello verbale e non verbale.

Non si tratta di essere né filantropi né sognatori, lavorare con gusto e piacere si può.

Nell’economia della conoscenza, infine, sono le competenze implicite, quelle che stanno nella testa di chi lavora, che fanno la differenza: tra benessere sul posto di lavoro e performance aziendali non solo non esiste contraddizione ma si registra un circolo virtuoso. Così come la vita personale condiziona quella professionale, e viceversa.

Mi piace dialogare con chi pensa di poter usufruire di questo servizio: imprenditori e dirigenti di aziende (private e pubbliche), di scuole, di comunità e anche singoli individui. Scrivetemi pure: lauro.venturi@gmail.com

Buon Counseling!

Lauro Venturi – Counselor